dal podcast “Menti Connesse“.

 

Amici e amiche della tecnologia, bentrovati! Oggi ho il piacere e l’onore di ospitare nel nostro salotto virtuale un personaggio davvero speciale, una mente brillante, un personaggio eclettico che ha dedicato quarant’anni della sua vita alla difesa e all’innovazione tecnologica nel campo militare, per poi gettarsi a capofitto nel mondo della divulgazione scientifica con una passione contagiosa.

Parliamo del 1° Luogotenente in congedo, Vincenzo Stellato, che, dopo una brillante carriera in reparti tecnici di eccellenza dell’Aeronautica Militare, ci regala oggi una guida preziosa e accessibile al mondo dell’Intelligenza Artificiale: “Intelligenza Artificiale: Il necessario da sapere”. https://tinyurl.com/4tsstxtn

Vincenzo, un caloroso benvenuto! È un piacere averti qui.

Vincenzo Stellato: Grazie mille per l’invito, è un vero piacere essere qui con te e con tutti gli ascoltatori.

 

Domanda 1: Vincenzo, la tua carriera nell’Aeronautica, in particolare in reparti come il Re.G.I.S.C.C., ti ha messo in contatto con tecnologie all’avanguardia fin da tempi non sospetti. Come ha influito questa esperienza “sul campo” nella tua visione dell’Intelligenza Artificiale e, di conseguenza, nella stesura di questo libro? C’è un filo conduttore tra l’approccio ingegneristico e pragmatico che immagino tu abbia sviluppato e il modo in cui hai voluto demistificare l’IA per il grande pubblico?

Vincenzo Stellato: Beh, l’esperienza in Aeronautica è stata una vera palestra, non solo tecnica ma anche mentale. Al Re.G.I.S.C.C., il reparto da te nominato per esempio, eravamo sempre con le mani in pasta su sistemi complessi, dalla gestione delle reti alla sicurezza informatica. Un periodo che considero “speciale” quello trascorso insieme ad I miei stimolanti colleghi e qualche comandante lungimirante che ci spingeva a guardare sempre oltre, a non accontentarci del “si è sempre fatto così”. Questo ambiente mi ha insegnato che la tecnologia, per quanto sofisticata, deve essere compresa, “smontata” e “rimontata” per essere davvero padroneggiata. Quando ho iniziato a interessarmi all’IA, ho sentito la stessa spinta a capirne il funzionamento interno, non solo a usarla come una scatola nera. Questo approccio ingegneristico, il voler andare oltre l’interfaccia, è stato fondamentale. Ho cercato di trasmettere questo spirito nel libro: vorrei che il lettore non solo sapesse cos’è l’IA, ma anche come “respira”, come “ragiona” e, soprattutto, come noi possiamo interagire con essa in modo consapevole. È come imparare a guidare un’auto: non devi essere un meccanico per guidarla bene, ma capire le basi del motore ti rende un guidatore più sicuro e competente.

Domanda 2: Il sottotitolo del tuo libro recita “quattro chiacchiere tra amici”. È un approccio rinfrescante in un campo spesso percepito come elitario. Qual è stata la sfida maggiore nel tradurre concetti complessi come il Machine Learning o il Deep Learning in un linguaggio così accessibile, senza sacrificare la precisione scientifica? E qual è il concetto che hai trovato più divertente da spiegare con un’analogia?

Vincenzo Stellato: La sfida più grande è stata trovare il giusto equilibrio. Non volevo banalizzare, ma neanche sommergere il lettore di tecnicismi. È un po’ come spiegare il funzionamento di un router al tuo vicino di casa: devi usare un linguaggio che capisce, ma senza dire sciocchezze tecniche! Ho cercato di attingere a esperienze quotidiane, a situazioni che tutti possono riconoscere. Per esempio, nel Machine Learning, l’idea di una macchina che impara è spesso vista come magia. Io l’ho paragonata a un bambino che impara a riconoscere gli animali. Gli mostri un gatto e gli dici “gatto”, poi un altro e un altro ancora. Il bambino non sa le razze, le specie, ma impara a generalizzare: quattro zampe, baffi, miagolio… è un gatto! La macchina fa lo stesso con i dati.
Per la parte più divertente, direi il concetto di “overfitting” nel Machine Learning. L’ho spiegato con l’analogia di uno studente che impara a memoria tutte le risposte di un test specifico, ma poi non sa risolvere un problema leggermente diverso. Ha memorizzato troppo bene il “rumore” dei dati di allenamento, senza capire il principio generale. È un po’ come essere bravissimo a cucinare un solo piatto, ma poi non saper improvvisare se mancano degli ingredienti. È una situazione che fa sorridere, ma è un problema serio per gli algoritmi!

Domanda 3: Il tuo libro dedica ampio spazio alle applicazioni concrete dell’IA, dall’Elaborazione del Linguaggio Naturale alla Computer Vision, fino alla robotica e alla sanità. Tra tutte queste applicazioni, qual è quella che, a tuo avviso, ha il potenziale più rivoluzionario e meno esplorato per il prossimo decennio? E magari, qual è quella che ti affascina di più personalmente?

Vincenzo Stellato: Se dovessi scommettere sul potenziale più rivoluzionario e meno esplorato, punterei sull’intersezione tra IA e scoperta scientifica. Non parlo solo dell’analisi di dati già esistenti, ma dell’IA come co-creatrice di nuove ipotesi, nuovi esperimenti, nuove soluzioni a problemi complessi in campi come la medicina, la scienza dei materiali o la fisica. Immagina un’IA che non solo elabora dati genomici per identificare predisposizioni a malattie, ma che progetta farmaci completamente nuovi, o che esplora spazi chimici vastissimi per trovare combinazioni molecolari impossibili da testare per un essere umano. È un po’ come avere un super-scienziato che non si stanca mai, che non ha bias cognitivi (traduciamo subito questa parola banalmente in “preconcetti”) e che può esplorare in parallelo milioni di piste.
Personalmente, però, mi affascina tantissimo l’IA applicata all’arte e alla creatività. Vederla generare immagini, musica, persino sceneggiature, solleva domande profonde sulla natura della creatività stessa. È solo emulazione o c’è un barlume di “originalità” algoritmica? È come vedere un pittore che non ha mai preso un pennello in mano e, dopo aver studiato milioni di opere, inizia a creare qualcosa di nuovo e sorprendente. È un campo dove l’IA ci spinge a ridefinire cosa significa essere umani.

Domanda 4: Parliamo di etica, un tema cruciale e ben presente nel tuo libro. Affronti i bias algoritmici, la privacy e la trasparenza. Quanto è difficile oggi garantire che un sistema di IA sia equo e non rifletta o amplifichi i pregiudizi presenti nei dati con cui è stato addestrato? Ci sono, secondo te, soluzioni tecniche o normative che possono efficacemente contrastare questo problema della “scatola nera” e dei bias?

Vincenzo Stellato: Questa è una delle sfide più grandi e, a mio avviso, meno comprese dal grande pubblico. Il bias algoritmico è come una malattia silente: non te ne accorgi finché non fa danni. E no, non è per niente facile garantire equità. Immagina di voler addestrare un’IA a riconoscere volti. Se la stragrande maggioranza delle foto che le mostri sono di uomini caucasici, l’IA diventerà bravissima a riconoscere loro, ma avrà difficoltà con volti femminili o di altre etnie. Non perché l’IA sia “razzista”, ma perché i dati l’hanno portata a quella conclusione. È come voler insegnare a un bambino il mondo mostrandogli solo il tuo cortile: penserà che il mondo sia solo quel cortile!
Per la “scatola nera” e i bias, le soluzioni sono un mix di approcci. A livello tecnico, stiamo esplorando l’Explainable AI (XAI), che cerca di rendere gli algoritmi più “trasparenti”, di farci capire perché prendono certe decisioni. Non è sempre possibile aprire completamente la scatola nera, ma possiamo installare delle “finestre” o dei “sensori” per monitorarne il comportamento. A livello normativo, l’IA Act europeo è un passo importante, ma serve una consapevolezza diffusa. Ogni volta che si progetta un sistema IA, bisogna porsi la domanda: “Quali potrebbero essere gli effetti indesiderati su gruppi svantaggiati?” Dobbiamo smettere di pensare all’IA come a un oggetto neutro; è uno strumento potente che riflette chi lo crea e come viene alimentato.

Domanda 5: Il tuo libro si propone come una guida per “navigare con maggiore consapevolezza nell’era dell’Intelligenza Artificiale”. Qual è, in concreto, la competenza o la mentalità più importante che un cittadino comune dovrebbe sviluppare per affrontare questo futuro in cui l’IA sarà sempre più pervasiva?

Vincenzo Stellato: La competenza più importante, al di là di ogni tecnicismo, è il pensiero critico abbinato alla curiosità. Mi spiego. Non chiedo a tutti di diventare esperti di reti neurali, ma chiedo di non accettare passivamente ciò che l’IA ci propone. Quando un assistente virtuale ti dà una risposta, chiediti: “Come ha fatto a saperlo? Potrebbe esserci un’alternativa? Qual è la fonte?” Quando ti viene proposto un prodotto o un contenuto, sii consapevole che c’è un algoritmo dietro che cerca di capire cosa ti piace per tenerti “agganciato” e non sempre è onesto e disinteressato.
La curiosità, invece, è la benzina per la comprensione. Non aver paura di fare domande, di cercare informazioni, di capire le basi. Non devi conoscere ogni singolo ingranaggio di un orologio per sapere che funziona a tempo, ma capire che ci sono degli ingranaggi e un meccanismo ti rende consapevole che non è magia. Quindi, in sintesi: non credere a tutto ciò che ti dice una macchina (o chi la programma) e sii sempre affamato di conoscenza (questa mi sa che non l’ho inventata io). È come imparare a leggere l’etichetta degli alimenti: non devi essere un nutrizionista, ma capire cosa mangi ti rende più sano.

Domanda 6: Hai lavorato per quarant’anni in un ambiente dove la precisione e l’affidabilità sono vitali. L’IA, con il suo approccio probabilistico e a volte con la sua “creatività” non sempre controllabile, si inserisce in questo contesto con delle sfide uniche. Come si conciliano l’esigenza di massima affidabilità di certi sistemi (penso ad esempio a quelli militari o sanitari) con la natura intrinsecamente “approssimata” e, a volte, imprevedibile dell’IA?

Vincenzo Stellato: Ottima domanda, e tocca un punto dolente! In ambienti come quelli militari, o in sanità, un errore può avere conseguenze catastrofiche. In Aeronautica, un errore di calcolo di una traiettoria è inaccettabile, così come in un reparto di chirurgia un errore di diagnosi. L’IA, con la sua natura probabilistica, rappresenta una sfida in questo senso. Non è come un software tradizionale che segue istruzioni precise e prevedibili. L’IA “impara” e le sue decisioni sono il risultato di milioni di connessioni e pesi.
La conciliazione sta nel non affidare all’IA la decisione finale in contesti critici, ma piuttosto nel vederla come un potentissimo strumento di supporto alla decisione umana. Immagina un sistema IA che analizza migliaia di referti medici, immagini diagnostiche, dati clinici, e poi propone al medico una serie di possibili diagnosi o trattamenti, con una stima di probabilità. La decisione finale resta al medico. Oppure, in ambito militare, un’IA che analizza una quantità enorme di dati provenienti da sensori, identificando pattern che un operatore umano non vedrebbe, e poi segnala un possibile rischio, lasciando però la valutazione e l’azione finale all’uomo.
È un po’ come avere un copilota eccezionale: ti segnala pericoli, ti suggerisce manovre, ma il pilota è sempre ai comandi. E in questi contesti, la trasparenza e la capacità di spiegare le decisioni dell’IA (la XAI di cui parlavamo) diventano non solo auspicabili, ma assolutamente indispensabili. Dobbiamo sapere perché l’IA ci suggerisce qualcosa, per poterla valutare criticamente.

Domanda 7: Nel libro menzioni come l’IA stia rivoluzionando anche il mondo del lavoro. C’è molta apprensione riguardo alla sostituzione di posti di lavoro da parte delle macchine. Qual è la tua visione su questo futuro del lavoro? Ci sarà una “Grande Ricollocazione” o una vera e propria crisi occupazionale? E come possiamo prepararci individualmente a questo scenario?

Vincenzo Stellato: La questione del lavoro è spinosa e non ci sono risposte semplici. Credo che non sarà una “crisi occupazionale” generalizzata nel senso di disoccupazione di massa, quanto piuttosto una “Grande Riconfigurazione”. Alcuni lavori, soprattutto quelli ripetitivi e a basso valore aggiunto, verranno automatizzati. Non possiamo farci illusioni su questo. Ma al contempo, l’IA creerà nuovi lavori, magari alcuni che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare. Pensa al “prompt engineer”, una professione che non esisteva fino a pochi anni fa e che ora è sempre più richiesta.
Il segreto per prepararci individualmente, e non parlo solo dei giovani, è la resilienza e la volontà di imparare continuamente. Dobbiamo abbracciare il concetto di “apprendimento lungo tutto l’arco della vita”. Le competenze non sono più un bagaglio che si acquisisce all’inizio della carriera e poi si conserva; sono un muscolo che va allenato costantemente. Dovremo sviluppare quelle che vengono chiamate “soft skills”: creatività, pensiero critico, problem solving complesso, intelligenza emotiva, capacità di collaborare con le macchine.
È un po’ come l’avvento dei computer negli uffici: all’inizio c’era paura, poi abbiamo imparato a usarli e ci hanno reso più produttivi, cambiando il nostro modo di lavorare. L’IA è il prossimo step. Dobbiamo imparare a “collaborare” con l’IA, a usarla come un collega super-efficiente per liberare il nostro tempo per attività più creative, strategiche e, in ultima analisi, più “umane”.

Domanda 8: Hai visto l’evoluzione della tecnologia informatica per decenni, da una finestra privilegiata durante tutta la tua carriera in Aeronautica. Se dovessi fare un parallelo, l’attuale fase di sviluppo dell’IA, con l’esplosione dei modelli generativi e delle Large Language Models, a quale momento storico dell’informatica ti fa pensare? Siamo all’equivalente degli albori di internet, o forse all’era dei personal computer?

Vincenzo Stellato: Questa è una domanda affascinante e mi riporta indietro nel tempo! L’esplosione attuale dell’IA, in particolare con i modelli generativi e i Large Language Models, mi ricorda molto l’avvento del web 2.0 e dei social media, ma con una potenza dirompente decisamente superiore.
Negli anni ’90, l’internet era per pochi, una cosa da smanettoni. Poi, con il web 2.0, è diventato interattivo, sociale, per tutti. Ha democratizzato l’accesso all’informazione e alla comunicazione. L’IA sta facendo qualcosa di simile, ma con la creazione di contenuti e la capacità di “ragionamento”. Prima, per scrivere un testo complesso o generare un’immagine, servivano competenze specifiche. Ora, con un semplice “prompt”, chiunque può creare. È una democratizzazione della creatività e della produttività.
Però, se devo spingermi oltre con un paragone, direi che siamo a un punto che assomiglia all’invenzione della stampa per la diffusione della conoscenza, e forse all’invenzione del motore a combustione interna per la trasformazione della società e del lavoro. La stampa ha reso il sapere accessibile, non più solo appannaggio di pochi. I motori hanno rivoluzionato i trasporti e l’industria. L’IA generativa sta facendo entrambe le cose: rendendo la conoscenza e la capacità di creare alla portata di molti, e allo stesso tempo scuotendo le fondamenta di interi settori. È un momento storico, senza dubbio.

Domanda 9: Il libro si conclude con uno sguardo al futuro dell’IA e suggerimenti pratici per approfondire. Qual è il consiglio più importante che daresti a chi, dopo aver letto il tuo libro, si sente ispirato ma anche un po’ sopraffatto dalla vastità dell’argomento? Da dove dovrebbe iniziare un “curioso consapevole” per continuare il suo viaggio nell’IA?

Vincenzo Stellato: Il consiglio più importante è: non cercare di imparare tutto in una volta, ma punta sulla pratica e sulla community. È come imparare a suonare uno strumento musicale: non diventi un virtuoso leggendo manuali, ma suonando, sbagliando, e magari unendoti a una band.
Dopo aver letto il mio libro, che spero abbia fornito almeno una base, il “curioso consapevole” dovrebbe scegliere un’area specifica che lo appassiona di più. Ti interessa la computer vision? Prova a usare un tool online per riconoscere oggetti nelle foto. Sei affascinato dall’Elaborazione del Linguaggio Naturale? Sperimenta con i modelli generativi, chiedi loro di scrivere, riassumere, creare.
Ci sono risorse online gratuite fantastiche: corsi introduttivi di piattaforme come Coursera o edX, tutorial su YouTube, blog di esperti. E soprattutto, partecipa a community online, forum, gruppi di discussione. Confrontati con altri appassionati. Lì troverai ispirazione, aiuto e, a volte, la risposta a quel dubbio che ti assilla. Non devi essere un programmatore, ma anche solo “smanettare” un po’ con gli strumenti disponibili ti darà una comprensione molto più profonda di cento libri letti passivamente. In sintesi: “non solo teoria, fai!.”

Domanda 10: Vincenzo, il tuo percorso è un esempio di come si possa reinventarsi e applicare competenze acquisite in contesti diversi. Se dovessi riassumere in una frase o un breve motto la filosofia che ti ha guidato in questo passaggio dal mondo militare d’élite della tecnologia alla divulgazione accessibile, quale sarebbe?

Vincenzo Stellato: Bella domanda, che mi tocca nel profondo! Se dovessi riassumere la filosofia, direi: “La conoscenza non è un privilegio per pochi, ma un superpotere che appartiene a tutti. Il mio compito è fornire la mappa.”
Nel mondo militare d’élite, la conoscenza tecnica è potere, è strategica, ed è spesso circoscritta. Ma ho sempre creduto che il vero valore della conoscenza si riveli quando viene condivisa, quando aiuta le persone a capire meglio il mondo che le circonda. È come avere una mappa di un territorio complesso: se la tieni solo per te, sarai l’unico a non perderti. Se la condividi, tutti potranno esplorare con più sicurezza e consapevolezza. E in un’epoca così rapida e complessa come quella dell’IA, una buona mappa è più preziosa che mai.

Grazie mille Vincenzo, è stato un vero piacere e un onore averti qui a “Menti Connesse”. Le tue riflessioni sono state illuminanti, divertenti e ci hanno offerto una prospettiva preziosa su un argomento così importante.

Vincenzo Stellato: Grazie a te per l’ospitalità e per le domande stimolanti. È stato un vero piacere!

E con questo, cari lettori, si conclude questa intervista speciale di “Menti Connesse”. Non mancate al prossimo appuntamento! Buonanotte a tutti!

 

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