Nel 1734, nel corso della guerra europea di successione polacca, Carlo di Borbone si mise al comando delle armate spagnole e conquistò prima il Regno di Napoli e l’anno successivo quello di Sicilia, sottraendoli alla dominazione austriaca. Nel 1735 fu incoronato re delle Due Sicilie a Palermo e nel 1738 fu riconosciuto sovrano dei due regni dai trattati di pace, in cambio della rinuncia agli stati farnesiani e medicei in favore degli Asburgo e dei Lorena. Ha inizio con lui la dinastia dei Borbone di Napoli, un nuovo periodo di rinascita politica, ripresa economica e sviluppo culturale. Sì, ma come lo accolse Napoli?

“Il 9 aprile 1734 l’Infante Carlo, giunto a Maddaloni, che apparteneva al ramo spagnolo della famiglia Carafa, ricevette l’omaggio di diciotto deputati napoletani che poterono vantarsi di essere stati i primi a baciare la mano al futuro re: essi gli diedero le chiavi della Capitale ed ebbero in cambio il trattamento dei Grandi di Spagna, ovvero il permesso di poter tenere il cappello in testa. All’inseguimento degli Austriaci pensava il maresciallo MonteMar. Nello stesso tempo giungeva nel golfo di Napoli una squadra navale costituita da nove vascelli e da oltre 70 navi da trasporto che dopo essersi impadronita di Procida e di Ischia, si avvicinò alla spiaggia di Santa Lucia. La difesa austriaca fu brevissima e la resistenza molto scarsa. Furono innalzati i gigli borbonici sui forti e già il 10 maggio la capitale del Regno delle Due Sicilie era pronta per ricevere il suo nuovo sovrano. La mattina dello stesso giorno Carlo di Borbone partì da Aversa. Dopo una breve sosta fuori Porta Capuana, dove si fermò per la colazione, ospite dei frati Minimi, il re a mezzogiorno mosse con il suo seguito verso Porta Capuana e attraversò la via Tribunali per fare una seconda sosta in cattedrale. Il popolo era festante come lo era stato alla venuta di Carlo I d’Angiò, di Alfonso V d’Aragona e di Consalvo de Cordova: dimentico di tutte le sofferenze e i patimenti e sperando sempre in un miglioramento, esso accoglieva anche questo nuovo padrone, Il partito austriacante non era completamente sopito: molti erano rimasti nella speranza che giungessero gli aiuti che il viceré aveva chiesti all’imperatore d’Austria Carlo VI, ma gli Spagnoli molto abilmente non furono severi con costoro, limitandosi a disarmarli. Carlo di Borbone si sentiva abbastanza sicuro di sé da potersi permettere di essere generoso. Effettivamente Napoli vedeva in questo re il ritorno a quella indipendenza che da tanto tempo aveva perduta: il regno ritornava ad essere uno stato autonomo, anche se legato al carro della Spagna. L’Infante fu ricevuto in cattedrale dal vecchio cardinale Pignatelli, arcivescovo di Napoli, e donò al Tesoro di San Gennaro un preziosissimo gioiello in diamanti e smeraldi. Anche il Santo patrono, compiendo prontamente il miracolo, come dice lo Schipa «avea dato nel duomo chiaro segno di gradire il nuovo dominio». Cinque giorni dopo l’ingresso di Carlo nella capitale, il 15 maggio, giunse dalla Spagna la pubblicazione con cui Filippo V cedeva al figlio Carlo i suoi diritti sui regni di Napoli e di Sicilia. Gli Austriaci non erano ancora completamente debellati, ma furono sconfitti poi a Bitonto, a Pescara ed a Gaeta. Cadde infine anche Capua, e si passò all’occupazione della Sicilia. Carlo, dopo aver fatto un lungo giro per il suo nuovo regno, prima che fosse terminata la completa pacificazione dell’isola volle imbarcarsi per Messina e recarsi a Palermo, dove il 3 luglio fu incoronato nella cattedrale dal primate, arcivescovo Basile: i suoi stessi genitori lo pregarono noi, per la sua salute, di rientrare nella capitale. Fu valutata anche la possibilità di dare in moglie al giovane sovrano una principessa francese, ma non ve ne erano di età possibile e quindi, dopo un attento esame delle candidate, di comune accordo, si decise di chiedere per Carlo la mano di Maria Amalia, figlia del re di Sassonia Augusto III di Polonia, il brillante rivale di Stanislao Leczinski. Questo fidanzamento, che indubbiamente fu molto poco gradito dalla Francia, ebbe luogo dopo che il sovrano ebbe compiuto i 21 anni: la promessa sposa non ne aveva che 13. Nel Parma e Piacenza furono cedute all’Austria e la Toscana a Francesco di Lorena, ma se ciò dispiacque a Carlo, il suo dispiacere fu bilanciato dal permesso di potersi portare a Napoli il tesoro della famiglia Farnese. In cambio l’imperatore d’Austria rinunziava a qualsiasi diritto sul regno di Napoli”.

Cfr: V. GLEIJESES,  Il Reame aragonese in “La Storia di Napoli”, Napoli 1977
Foto: Wikipedia

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