
La Regione Puglia designa Alberobello, Brindisi e Gallipoli Capitali della Cultura 2026. Il progetto “Pietramadre”, guidato da Alberobello e costruito con Castellana Grotte, Noci e Polignano a Mare, mette in rete patrimonio, paesaggio, comunità e creatività con 15 macro-iniziative e oltre 50 appuntamenti.
Alberobello sarà Capitale della Cultura di Puglia 2026 insieme a Brindisi e Gallipoli. Il riconoscimento regionale premia un progetto corale, “Pietramadre 2026”, che vede Alberobello nel ruolo di Comune capofila e coinvolge anche Castellana Grotte, Noci e Polignano a Mare in un percorso culturale condiviso, pensato per raccontare il territorio attraverso le sue identità materiali e immateriali: la pietra, il paesaggio, le tradizioni, le comunità e le forme contemporanee della creatività. Il progetto potrà contare su un contributo regionale di 100mila euro, destinato alla realizzazione di parte del programma culturale. La struttura prevede 15 macro-iniziative e oltre 50 appuntamenti tra festival, rassegne, concerti, spettacoli, proiezioni, incontri letterari e scientifici, laboratori e attività partecipative, con una stima di circa 35mila presenze. Numeri che indicano non soltanto l’ampiezza del calendario, ma anche l’ambizione di costruire una programmazione diffusa e capace di coinvolgere pubblici diversi.
“Pietramadre” nasce come racconto collettivo di un paesaggio culturale nel quale la pietra non è soltanto materia architettonica, ma memoria, lavoro, identità e forma del vivere. Ad Alberobello richiama inevitabilmente l’universo dei trulli e il trentennale UNESCO, cornice simbolica richiamata anche dall’assessora alla Cultura Valeria Sabatelli, che ha definito il riconoscimento un’occasione per rafforzare consapevolezza, valorizzazione del patrimonio e coesione sociale. Il valore del progetto sta soprattutto nella scelta della rete. Alberobello, Castellana Grotte, Noci e Polignano a Mare non vengono presentati come tappe isolate, ma come parti di un’unica narrazione territoriale. Ciascun Comune porta risorse storiche, paesaggistiche e culturali differenti: la pietra costruita, la pietra scavata, il rapporto con la campagna, il mare, le tradizioni locali e le energie creative delle comunità. La sfida è trasformare questa pluralità in un percorso coerente, riconoscibile e capace di generare partecipazione.
La designazione come Capitale della Cultura di Puglia 2026 assume quindi un significato che va oltre il prestigio del titolo. Il riconoscimento diventa una leva per politiche culturali territoriali, uno strumento per mettere in relazione promozione turistica, conservazione del patrimonio, partecipazione civica e sviluppo locale. La cultura viene interpretata non come semplice calendario di eventi, ma come infrastruttura sociale, capace di attivare relazioni tra luoghi, cittadini, operatori culturali, imprese, scuole e visitatori. Le sfide non mancano. Perché il progetto produca effetti duraturi sarà necessario garantire qualità delle proposte, continuità organizzativa, coinvolgimento reale delle comunità e capacità di trasformare l’attenzione mediatica in benefici concreti per il territorio. La gestione delle risorse pubbliche e private dovrà essere calibrata con attenzione, evitando che la programmazione si esaurisca nella dimensione episodica dell’evento e puntando invece su percorsi capaci di lasciare competenze, relazioni e nuove opportunità.
In questa prospettiva, “Pietramadre” può diventare un laboratorio pugliese di cultura diffusa: un progetto in cui spettacolo, ricerca, paesaggio, memoria e partecipazione civica si intrecciano per costruire una narrazione comune. La pietra, elemento fondativo del titolo, diventa il simbolo di una Puglia che non si limita a conservare il proprio patrimonio, ma prova a reinterpretarlo come motore di futuro. Il 2026 sarà dunque un anno decisivo per misurare la capacità di Alberobello e degli altri Comuni coinvolti di trasformare il titolo in un processo. Se la cultura saprà davvero diventare strumento di coesione, educazione, attrazione e rigenerazione, “Pietramadre” potrà lasciare sul territorio qualcosa di più di un calendario: una nuova consapevolezza del valore dei luoghi e della forza delle comunità che li abitano.






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