
Verso un “Modello Catania” per la prevenzione del rischio sismico.
CATANIA – Si è svolto ieri, 22 settembre, presso la sede di Ance Catania, l’incontro tra Rosario Fresta, presidente della sezione etnea dell’associazione dei costruttori, e Gabriele Miceli, nuovo presidente di ISI – Ingegneria Sismica Italiana. L’appuntamento ha riunito rappresentanti di ordini professionali e istituzioni locali, con l’obiettivo di avviare un percorso condiviso sulla prevenzione del rischio sismico e sulla sicurezza delle strutture esistenti, temi cruciali per il territorio etneo.
Attorno al tavolo erano presenti Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Catania, insieme al consigliere Marco Bertolone, Alfredo Foti, segretario dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, e Agatino Spoto, presidente del Collegio dei Geometri. Con loro anche Salvatore Messina, vicepresidente di Ance Catania, e i direttori di ISI e Ance Catania, Davide Trutalli e Ines Petrilla.
Il confronto ha posto le basi per una programmazione pluriennale che punti a un “Modello Catania” esportabile anche in altre aree a rischio. “Serve una visione di lungo periodo – ha dichiarato Rosario Fresta – che parta dalla consapevolezza e dalla corretta percezione del rischio. Solo così si possono avviare interventi concreti e duraturi”.
Sulla stessa linea Gabriele Miceli, che ha sottolineato la necessità di un tavolo permanente capace di coinvolgere tutti i protagonisti, compresi i cittadini. “Dobbiamo stabilire step chiari, assegnare responsabilità e iniziare subito con un progetto condiviso”, ha affermato.
Gli interventi hanno evidenziato un punto comune: la cultura della prevenzione deve diventare patrimonio collettivo. “Non possiamo accorgerci del problema solo dopo i crolli – ha avvertito Alfredo Foti – serve continuità e programmazione”. Un concetto ribadito anche da Salvatore Messina: “Il nostro ruolo è stimolare la politica, facendo leva anche sul contributo scientifico e tecnico che ISI può garantire”.
Alessandro Amaro ha indicato una priorità concreta: una mappatura accurata degli edifici che necessitano di interventi profondi, da affrontare non solo come singole strutture ma per isolati. Mentre Agatino Spoto ha richiamato il ruolo delle categorie professionali nella diffusione di una cultura condivisa, da promuovere anche nelle scuole per formare cittadini più consapevoli e resilienti.
L’incontro si è chiuso con un impegno comune: definire i primi passi operativi e costruire una rete stabile, inclusiva e orientata all’azione. Un segnale importante per un territorio che convive quotidianamente con il rischio sismico e che può diventare modello nazionale di prevenzione e resilienza.







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