Nel più grande bene confiscato alla criminalità in Campania un confronto tra magistrati, istituzioni e imprese sul ruolo dei controlli antimafia e sulla necessità di favorire l’accesso alle white list provinciali. Crescono del tredici per cento i provvedimenti interdittivi, Campania prima regione per numero di misure.

Nel cuore di un luogo che è simbolo tangibile della vittoria dello Stato sulla criminalità, il Centro Commerciale Jambo di Trentola Ducenta, si è tenuto un incontro che guarda al futuro della prevenzione antimafia e alla tutela della concorrenza sana tra imprese. Il convegno, intitolato “La prevenzione antimafia tra economia e legalità”, ha riunito rappresentanti istituzionali, magistrati ed esperti per discutere un tema che oggi riguarda in modo sempre più diretto la competitività del tessuto economico, la trasparenza nei rapporti tra pubblico e privato e la capacità del sistema di proteggersi da infiltrazioni criminali.

In apertura, i saluti istituzionali del prefetto di Caserta Lucia Volpe e dell’amministratore unico della C.I.S. Meridionale Luigi Moscato hanno sottolineato l’importanza di un confronto aperto, capace di coniugare sicurezza, crescita economica e responsabilità amministrativa. Da subito è emersa una proposta concreta, ritenuta strategica per favorire un ambiente imprenditoriale più libero da condizionamenti criminali. Incentivare l’iscrizione alle white list provinciali, un passaggio che certifica l’assenza di rischi di infiltrazione mafiosa e che consente alle imprese di presentarsi già in regola nei confronti degli appalti pubblici, riducendo tempi, costi e incertezze e favorendo una competizione più trasparente.

Nel corso dell’incontro, il giudice per le Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Francesco Balato, ha evidenziato come gli strumenti di prevenzione siano oggi al centro di una nuova stagione. La possibilità del controllo giudiziario, l’introduzione di percorsi di prevenzione collaborativa e l’idea di una vigilanza che accompagni le imprese fuori dall’area grigia dell’influenza criminale delineano un modello innovativo, orientato non solo a colpire, ma anche a recuperare. Un approccio che, nelle parole di Balato, può “affrancare le imprese dal condizionamento mafioso”, sostenendo le realtà che scelgono di tornare pienamente nel circuito della legalità.

Sul fronte amministrativo, la giudice del TAR Lombardia Marilena Di Paolo ha ricordato l’impatto devastante che una interdittiva antimafia può avere sulla vita di un’azienda. Dalla perdita di contratti alla revoca di contributi, fino alla chiusura delle attività, la misura preventiva rappresenta oggi uno dei provvedimenti più incisivi e temuti. La strada della collaborazione, ha insistito Di Paolo, non riduce la forza del contrasto, ma la rafforza, distinguendo chi merita di essere escluso dal circuito economico legale da chi, pur avendo subito condizionamenti, decide di intraprendere un percorso di risanamento reale.

I dati confermano l’urgenza di un presidio forte. L’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento registra nel 2024 ben settecentosessantaquattro interdittive antimafia, il tredici per cento in più rispetto all’anno precedente. La Campania si conferma la regione con il numero più alto, duecentoquarantuno provvedimenti, segnale di un territorio che resta tra i più esposti ma che, proprio per questo, investe in strumenti di protezione e trasparenza.

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche il volume “Le informazioni antimafia nei contratti pubblici”, un’opera che analizza in modo sistematico la normativa penale, amministrativa e di pubblica sicurezza, firmata da Raffaele Carfora, Marilena Di Paolo, Roberto Masi e Danilo Dimatteo con prefazione del presidente di sezione del Consiglio di Stato Francesco Caringella. Una pubblicazione che nasce con l’intento di offrire strumenti operativi a professionisti e amministratori impegnati ogni giorno nel prevenire e intercettare fenomeni di infiltrazione criminale.

A moderare i lavori, il giornalista Nicola Saldutti, capo redattore Economia del Corriere della Sera, che ha guidato un confronto serrato e concreto sulle sfide che attendono istituzioni e imprese.

L’iniziativa, realizzata sotto l’egida del Ministero dell’Interno e promossa dal Centro Jambo, oggi gestito dall’Agenzia Nazionale per i beni confiscati attraverso la C.I.S. Meridionale, ha voluto ribadire un messaggio preciso. La legalità non è soltanto un presidio etico ma un fattore di competitività e sviluppo. Creare condizioni di mercato trasparenti significa liberare energie, attrarre investimenti e garantire pari opportunità alle imprese che scelgono la via della correttezza. Ed è proprio da luoghi simbolo come questo, un bene restituito alla collettività dopo anni di controllo criminale, che può partire una nuova cultura, capace di dimostrare che prevenzione e crescita economica non sono mondi separati, ma due lati della stessa strategia per un futuro più libero e più forte.

Leave a Reply

  • (not be published)