
Arienzo ha scelto di parlare di pace lontano dagli slogan e dentro la complessità della storia. Sabato 20 dicembre, nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli del convento dei Frati Cappuccini, si è aperta la V edizione della rassegna artistica e culturale dedicata alla memoria di Antonio Del Monaco, sostenuta dal Comune e moderata dalla giornalista Lucia Grimaldi. L’inaugurazione della mostra collettiva “Pace Sublime Pensiero” non è stata solo l’avvio di un percorso espositivo, ma un esercizio collettivo di pensiero: mostrare, discutere, contestualizzare.
Il cuore teorico è arrivato dall’intervento del ricercatore geopolitico e giornalista Domenico Letizia, che ha proposto una “Geopolitica della Pace” svincolata dall’astrazione per diventare strategia fondata su diritti, dignità e responsabilità democratica. Il suo quadro ha attraversato scenari in cui la pace oggi è negata o resa impossibile: l’Iran, dove la violazione sistematica dei diritti umani è specchio di un’espansione destabilizzante; la Cina, letta attraverso la repressione interna; la guerra della Russia contro l’Ucraina, che ha riportato l’Europa nel terreno della violenza geopolitica.
Letizia ha dedicato una parte decisiva alla frattura israelo-palestinese, rivendicando la possibilità di criticare l’esecutivo israeliano senza negare Israele come spazio democratico e pluralista, e condannando Hamas per la gestione terroristica del territorio e per la distanza materiale e politica tra il popolo palestinese e una leadership che vive nel lusso in Qatar. In filigrana, la domanda sul presente occidentale: il ritorno dei modelli autoritari, l’erosione del dissenso, l’offensiva contro la stampa libera e contro il pensiero critico. Difendere le democrazie liberali, ha sostenuto Letizia, significa impedire la deriva totalitaria e proteggere le garanzie costituzionali che permettono alle società di non collassare su se stesse. La rassegna ha dato spazio a un parterre eterogeneo: il criminologo Massimo Capasso, l’avvocato Luisa Scalise, la poetessa Ilde Rampino, il presidente dell’Accademia dei Dogliosi Fiorentino Vecchiarelli, il teologo Pietro De Lucia, il filosofo Luigi Di Nuzzo, lo scrittore Vins Tramontano, la giornalista Anna Rita Canone, gli imprenditori Alfredo Borbone e Domenico Merola, la ricercatrice Elisa Letizia. Voci diverse per tentare un linguaggio comune.

In parallelo, l’arte visiva ha costruito il suo racconto, con una collettiva imponente: pittura, scultura, materiali misti e ricerche personali firmate da Anna Scopetta, Raffaele Boccia, Derya Agis, Carmine Posillipo, Daniela Colonna, Laura Polise, Fabrizio Cellario, Sabina Russo, Stefania Chiaravalle, Gemma Amoroso, Giuseppe Diodati, Marco Falco, Rosaria Gentile, Iolanda Morante, Isabella Villano, Ivana Storto, Tania Gaetana Pennestrì, Lucia Grimaldi, Luigi Saviano, Maria Comparone, Luisa Colangelo, Raffaele Ranieri, Rosa De Rosa, Rosa Grillo, Enzo Faraldo, Melina Cesarano, Gaetano Valentino, Raffaella Vitiello, Luciano Romualdo, Maria Cristina Carbone, Angela Maria De Rosa e Michail Benois Letizia, ideatore del progetto.
La dimensione performativa ha amplificato l’atmosfera con le danze storiche dell’Associazione PASSI e NOTE e con la musica dal vivo di Anna Rotaniello al flauto, Enrico Varriano alla chitarra e Fabiro al pianoforte. L’organizzazione, affidata al lavoro paziente di Michele Letizia e documentata dagli scatti di Giuseppe Diodati, ha restituito all’intera giornata il senso di un rito civile: cultura come costruzione condivisa. La mostra resterà visitabile fino al 6 gennaio 2026. Tempo sufficiente per trasformare una visita in un gesto critico: guardare un’opera, leggere una parola, tradurre l’estetica in responsabilità. Ad Arienzo la pace non è un auspicio, ma un metodo.







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