Il Comune al centro di tensioni politiche e giudiziarie. Il PD si spacca, la sindaca Nargi cerca stabilità, mentre i cittadini chiedono trasparenza e parte civile nel processo “Dolce Vita”.
La politica avellinese vive settimane di tensione e incertezza. Al centro del dibattito cittadino c’è il Comune di Avellino, dove la crisi di maggioranza, le divisioni interne al Partito Democratico e le ombre dell’inchiesta “Dolce Vita” stanno ridisegnando gli equilibri istituzionali e il rapporto tra amministrazione e cittadini.
A tre mesi dalla chiusura dell’indagine “Dolce Vita”, che ha portato al rinvio a giudizio dell’ex sindaco Gianluca Festa e di altri 27 imputati, il movimento civico Avellino Prende Parte ha lanciato una raccolta firme per chiedere alla sindaca Laura Nargi di costituire il Comune come parte civile nel processo. L’udienza preliminare è fissata per il 15 ottobre 2025 e la richiesta è chiara: prendere le distanze dalle condotte contestate e tutelare gli interessi della comunità.
«Non è una vendetta politica, ma un atto di giustizia verso i cittadini», si legge nella lettera aperta firmata da Francesco Iandolo e da centinaia di avellinesi. La sindaca, già vicesindaco nella giunta Festa, ha preso le distanze dall’ex primo cittadino, ma non ha ancora ufficializzato la decisione sulla costituzione di parte civile.
Nel frattempo, la maggioranza consiliare scricchiola. Dopo l’estromissione dei sette assessori vicini a Festa, la sindaca Nargi ha cercato di ricompattare il fronte civico, ma il Partito Democratico ha annunciato il voto contrario al bilancio consuntivo 2024, previsto in aula nei prossimi giorni.
Il deputato Piero De Luca, in una nota ufficiale, ha dichiarato: «Non ci sono le condizioni per un cambio di linea. Voteremo no al bilancio. Non possiamo essere stampelle di un’amministrazione priva di chiarezza». Il rischio è concreto: se il bilancio non verrà approvato, si potrebbe arrivare allo scioglimento del Consiglio comunale, con l’intervento del Prefetto e la nomina di un commissario straordinario.
Laura Nargi, eletta nel 2024 dopo il ballottaggio con Antonio Gengaro, si trova ora in una posizione delicata. Da un lato, deve gestire le tensioni interne alla sua maggioranza; dall’altro, deve dimostrare discontinuità rispetto alla precedente amministrazione, di cui era parte integrante.
«La maggioranza è sempre la stessa», ha dichiarato Nargi, cercando di rassicurare sulla tenuta politica. Ma il clima resta incerto, e le opposizioni chiedono chiarezza, coerenza e un segnale forte di legalità. Il Partito Democratico, principale forza di opposizione, è diviso tra chi propone un “governo di salute pubblica” per evitare il commissariamento e chi, come De Luca, chiude a ogni compromesso. Il gruppo consiliare ha organizzato un incontro pubblico per spiegare le ragioni del dissenso e rilanciare una visione alternativa per Avellino.
Nel frattempo, i cittadini guardano con preoccupazione alla paralisi amministrativa. Le richieste di trasparenza, legalità e partecipazione si fanno sempre più pressanti. Il processo “Dolce Vita” e la crisi politica in corso rappresentano un bivio storico per la città: voltare pagina o restare impantanati in logiche di potere e ambiguità.
Avellino attende risposte. E la politica, oggi più che mai, è chiamata a scegliere tra difesa delle istituzioni e interessi di parte.








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