Sparano rompe gli equilibri del dibattito elettorale e propone il presidente Confesercenti Irpinia Giuseppe Marinelli come guida della città per rilanciare economia, centro urbano e imprese locali dopo anni di crisi e assenza di visione politica.
Avellino si avvicina alle prossime elezioni comunali in un clima che va ben oltre la semplice competizione politica. Al centro del dibattito emerge con sempre maggiore forza la crisi del commercio locale, diventata ormai una delle questioni più urgenti per il futuro della città. A portare questo tema in primo piano è Luca Sparano, presidente del Comitato Commercianti Avellino, che richiama l’attenzione su una situazione che negli ultimi anni si è fatta sempre più critica. Il tessuto commerciale del capoluogo irpino ha subito un progressivo indebolimento, segnato dalla chiusura di numerose attività storiche e dalla perdita di marchi che per lungo tempo avevano rappresentato un punto di riferimento per il centro cittadino. Un declino che, secondo Sparano, non può essere spiegato soltanto con i cambiamenti del mercato, come la crescita dell’e-commerce o la concorrenza dei centri commerciali, ma che affonda le sue radici anche in una mancanza di visione e di programmazione da parte delle amministrazioni che si sono succedute.
“Negli anni non si è riusciti a costruire una strategia capace di accompagnare il commercio in una fase di trasformazione così profonda. – sostiene Sparano – Sono mancati investimenti su eventi strutturati, politiche di marketing territoriale, interventi sulla viabilità pensati anche in funzione delle attività commerciali, così come incentivi concreti per favorire nuove aperture e strumenti efficaci per contrastare la desertificazione del centro urbano. Il risultato è una città che oggi appare poco attrattiva e un sistema imprenditoriale che troppo spesso si è trovato ad affrontare le difficoltà in solitudine”. A pesare è stata anche l’assenza di un confronto reale tra istituzioni e operatori del settore. Secondo Sparano, chi governa non ha saputo cogliere per tempo i segnali di una crisi che si stava aggravando, né ha ritenuto utile coinvolgere chi, lavorando nel retail anche in altri contesti italiani, avrebbe potuto offrire competenze e suggerimenti per invertire la tendenza. Questa distanza ha contribuito ad accentuare il declino commerciale della città, rendendo ancora più evidente la necessità di un cambio di passo.
In questo scenario si inserisce una riflessione che diventa inevitabilmente politica. “Il prossimo governo cittadino dovrà garantire una rappresentanza concreta al mondo del commercio, capace di trasformare le esigenze degli operatori in scelte amministrative efficaci. Non si tratta più di promesse o di dichiarazioni di principio, ma della necessità di individuare figure competenti, radicate nel territorio e in grado di costruire un rapporto stabile tra istituzioni e tessuto economico. È in questa prospettiva che Sparano indica la figura di Giuseppe Marinelli, presidente della Confesercenti di Avellino, come possibile candidato sindaco. Una proposta che viene motivata con il percorso maturato da Marinelli nel mondo associativo, caratterizzato da un impegno costante a sostegno delle imprese locali e dalla capacità di promuovere iniziative in grado di riportare vitalità nel centro cittadino. La sua esperienza viene considerata un elemento di credibilità e una base concreta su cui costruire un progetto di rilancio.
L’eventuale candidatura di Marinelli viene quindi letta come una scelta che va oltre la logica elettorale, inserendosi in una visione più ampia di ricostruzione della città. L’obiettivo è restituire centralità al commercio e avviare un percorso di sviluppo che sia condiviso e duraturo, capace di ridare fiducia a imprenditori e cittadini. La vera sfida, infatti, non sarà soltanto quella di vincere le elezioni, ma di dimostrare, nei fatti, di avere una strategia chiara per il futuro di Avellino. In un contesto segnato da anni di difficoltà, la politica è chiamata a superare la stagione degli annunci e a misurarsi con risultati concreti, perché il rilancio della città passa inevitabilmente dalla capacità di ricostruire il suo tessuto economico e sociale.








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