Tra pensionamenti e dimissioni volontarie, l’azienda ospedaliera perderà altri dirigenti medici nei prossimi due mesi. Per evitare vuoti nei servizi si ricorre a trattenimenti, nuove assunzioni e prestazioni aggiuntive, ma la crisi resta strutturale.

L’ospedale Rummo di Benevento si prepara a fare i conti con una nuova emergenza di personale. Nei prossimi due mesi l’azienda ospedaliera perderà cinque specialisti di ruolo, tra pensionamenti e dimissioni volontarie. Un dato che conferma la pressione crescente sugli organici e la difficoltà di garantire piena continuità nei reparti senza ricorrere a misure straordinarie. Tra i professionisti in uscita figurano un medico di medicina interna, un pediatra e uno specialista della direzione medica di presidio. Uno dei dirigenti medici ha già rinunciato al trattenimento in servizio e ha fissato la cessazione del rapporto al 1° agosto. La situazione si inserisce in una tendenza più ampia, che negli ultimi mesi ha già colpito diversi settori dell’ospedale. A gennaio erano stati annunciati altri sei addii, tra cui un medico di medicina d’urgenza e pronto soccorso, uno specialista del dipartimento cardiotoraco-vascolare e un radiologo, oltre a tre infermieri. A queste uscite si sono aggiunte quelle di un dirigente di Neurorianimazione, dal 2 febbraio, e di un anestesista, con dimissioni effettive dal 1° marzo.

Il quadro restituisce l’immagine di un progressivo svuotamento delle piante organiche, causato soprattutto dai pensionamenti e, in misura minore, dalle dimissioni volontarie. Per contenere l’impatto sui servizi, l’azienda ospedaliera ha messo in campo più strumenti: trattenimento in servizio dei medici fino a 70 anni, nuovi piani di assunzione e ricorso alle prestazioni aggiuntive. Nel secondo quadrimestre del 2026, le ore aggiuntive erogate sono state quantificate in 5.800 ore mensili, per un onere complessivo vicino ai 2 milioni di euro. Si tratta di numeri che indicano lo sforzo compiuto per garantire i turni, ma anche la fragilità di un sistema che sempre più spesso deve compensare le carenze strutturali attraverso soluzioni temporanee.

Le prestazioni aggiuntive consentono di tamponare l’emergenza, ma comportano costi elevati e pongono interrogativi sulla sostenibilità nel medio periodo. La fuoriuscita di dirigenti medici riguarda reparti e funzioni essenziali e può avere ricadute sulle attività ospedaliere programmate, sui tempi di attesa e sulla pressione già elevata sui servizi di emergenza. Per i cittadini della provincia, il rischio è quello di un progressivo rallentamento delle prestazioni, con possibili ripercussioni sull’accesso alle cure e sulla continuità assistenziale. Il problema, tuttavia, non riguarda solo Benevento.

A inquadrare la crisi come fenomeno nazionale è anche la fondazione Gimbe, che richiama le cause strutturali maturate nell’ultimo decennio. “La crisi attuale ha radici profonde e generalizzate. Nel decennio compreso tra il 2010 e il 2019, il sotto-finanziamento, la mancata programmazione, le insufficienti borse di studio per specializzazioni e medicina generale, il blocco delle assunzioni, la stretta sui tetti di spesa applicati al personale e i ritardi nei rinnovi contrattuali hanno progressivamente indebolito il capitale umano del Servizio sanitario nazionale”, evidenzia Gimbe. La lettura conferma che la carenza di personale non può essere affrontata soltanto con interventi d’urgenza.

Servono programmazione, capacità di attrarre e trattenere professionisti, investimenti nella formazione specialistica e superamento dei vincoli che per anni hanno condizionato le assunzioni e la gestione delle risorse umane. Il Rummo ha annunciato nuovi piani di reclutamento, ma il nodo resta complesso. Non si tratta soltanto di coprire i posti vacanti, ma di garantire stabilità ai reparti, ridurre il peso delle ore aggiuntive, sostenere il personale in servizio e rendere più attrattivo il lavoro ospedaliero nelle aree interne. Il rischio, altrimenti, è che le misure tampone diventino la normalità.

Trattenimenti, turni aggiuntivi e assunzioni d’urgenza possono evitare il collasso nell’immediato, ma non bastano a ricostruire un equilibrio stabile. Nei prossimi mesi sarà decisivo verificare l’efficacia dei piani di reclutamento annunciati dall’azienda ospedaliera e monitorare eventuali ricadute sui livelli essenziali di assistenza garantiti al territorio. Per Benevento e per l’intera provincia, la tenuta del Rummo resta un tema centrale. L’ospedale rappresenta un presidio sanitario fondamentale per il Sannio. La sua capacità di rispondere ai bisogni della popolazione dipenderà sempre più dalla possibilità di superare l’emergenza degli organici e di costruire una programmazione stabile del personale sanitario.

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