Gasolio alle stelle, costi insostenibili per imprese e flotte: l’effetto domino minaccia l’intera filiera agroalimentare e spinge verso nuovi rincari al consumo

La nuova impennata dei prezzi dei carburanti, alimentata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalla crisi sullo Stretto di Hormuz, rischia di infliggere un colpo durissimo ai settori primari italiani, con un impatto stimato fino a 2 miliardi di euro nel 2026 tra agricoltura e pesca. È quanto emerge dall’analisi del Centro studi di Unimpresa, che fotografa una situazione sempre più critica per imprese già provate da anni di instabilità dei mercati e aumento dei costi di produzione, evidenziando come il caro energia stia diventando una minaccia strutturale per la tenuta dell’intero sistema agroalimentare nazionale. Il comparto agricolo è quello che registra l’impatto più pesante in termini assoluti, con il prezzo del gasolio salito in poche settimane da 0,85 a 1,45 euro al litro, segnando un aumento del 71%. Un rincaro che, considerando consumi annui pari a circa 1,2 miliardi di litri, si traduce in un aggravio diretto di circa 720 milioni di euro su base annua, a cui si aggiungono i costi indiretti legati all’aumento dei fertilizzanti e della logistica. Già nel solo mese di marzo, l’incremento ha comportato un extra-costo di circa 75 milioni di euro, con effetti particolarmente pesanti nelle fasi stagionali più intense, come quella primaverile delle semine. Per una piccola azienda agricola di 50 ettari, ciò significa un aumento di circa 1.800 euro al mese, che può salire a 4.800 euro per realtà di dimensioni medie e superare i 12.000 euro per le imprese ortoflorovivaistiche più strutturate, mentre per i contoterzisti agromeccanici i costi aggiuntivi possono arrivare oltre i 36.000 euro mensili nei periodi di picco. Alla componente energetica si somma quella dei fertilizzanti, anch’essa influenzata dall’andamento dei prezzi globali: l’urea, ad esempio, è passata da 585 a 835 euro per tonnellata, con un incremento del 43%, contribuendo a far lievitare i costi complessivi di produzione in alcune filiere oltre il 30-40%. Un quadro che riduce drasticamente i margini delle imprese agricole e mette a rischio la sostenibilità economica di molte attività, soprattutto nelle aree più fragili.

Non meno preoccupante è la situazione del settore della pesca, dove il gasolio rappresenta già circa il 45% dei costi operativi. Il prezzo del carburante nautico è passato da 0,75 a 1,12 euro al litro, con un aumento del 49%, e potrebbe raggiungere quota 1,45 euro in caso di ulteriore escalation geopolitica. Le conseguenze sono immediate: una piccola imbarcazione si trova oggi a sostenere circa 1.480 euro in più al mese, una media unità oltre 5.900 euro, mentre per una grande barca da strascico i costi aggiuntivi possono arrivare a 14.800 euro mensili. Numeri che rendono sempre meno sostenibili le uscite in mare, con il rischio concreto che molte marinerie siano costrette a fermare anticipatamente le attività. L’effetto di questi aumenti non si limita ai settori direttamente coinvolti, ma rischia di propagarsi lungo tutta la filiera agroalimentare, incidendo sui costi di trasporto, trasformazione e distribuzione e traducendosi inevitabilmente in rincari per i consumatori. Secondo le stime, l’impatto inflattivo sui prezzi alimentari potrebbe collocarsi tra l’1% e il 3% nei prossimi mesi, con aumenti su ortofrutta, pesce fresco e prodotti trasformati, aggravando ulteriormente il costo della vita.

Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, invita a mantenere alta l’attenzione su una crisi che coinvolge settori strategici non solo dal punto di vista economico, ma anche per la sicurezza alimentare del Paese, sottolineando come le misure adottate finora rappresentino un primo passo ma non siano sufficienti in uno scenario che potrebbe peggiorare se le tensioni internazionali dovessero prolungarsi. La necessità, dunque, è quella di affiancare agli interventi emergenziali una strategia più ampia, capace di garantire stabilità energetica e sostenibilità economica alle imprese. In un contesto globale sempre più instabile, la crisi dei carburanti evidenzia ancora una volta la fragilità di un sistema produttivo fortemente dipendente dall’andamento dei mercati energetici internazionali. Per agricoltura e pesca, settori fondamentali per l’economia e l’identità del Paese, la sfida sarà quella di resistere a una pressione crescente, evitando che una crisi geopolitica si trasformi in un danno permanente per la produzione, l’occupazione e la tenuta sociale dei territori.

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