Nel Casertano la qualità dell’aria continua a essere un tema che riemerge con forza a ogni inverno e che, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, torna al centro dell’attenzione pubblica. I numeri diffusi negli ultimi giorni restituiscono una fotografia pesante per le polveri sottili e, soprattutto, confermano un dato ormai strutturale per alcune aree della provincia, la difficoltà a restare stabilmente entro i limiti di legge del PM10.

Secondo l’elaborazione di Legambiente Campania nel report Mal’Aria, basata sui dati delle centraline ARPAC, diverse realtà del territorio casertano risultano tra quelle con il maggior numero di giorni di superamento del valore giornaliero di 50 µg/m³, soglia che la normativa consente di oltrepassare non più di 35 volte in un anno. In provincia di Caserta spiccano Teverola e Aversa, mentre San Felice a Cancello e Maddaloni mostrano incrementi molto rilevanti rispetto agli anni precedenti, segnale di un peggioramento che non può più essere letto come episodio isolato.

Il quadro si inserisce in una dinamica regionale più ampia. Diverse testate e fonti istituzionali hanno richiamato, in questi giorni, la chiusura del 2025 come anno difficile per la qualità dell’aria in Campania, con più Comuni oltre soglia. Una tendenza che rende il Casertano uno dei territori più esposti, in un agglomerato che comprende anche l’area metropolitana di Napoli. Gli esperti indicano una combinazione tipica dei mesi freddi, incremento dell’uso dei riscaldamenti, maggiore traffico legato alla mobilità quotidiana e condizioni meteorologiche sfavorevoli al ricambio d’aria, come assenza di vento e inversioni termiche. In queste fasi, le polveri sottili tendono a ristagnare e a concentrarsi soprattutto nelle aree più urbanizzate. Il sistema regionale di monitoraggio ARPAC, che pubblica bollettini e prospetti di sintesi, evidenzia come i dati debbano essere letti anche alla luce della variabilità meteo e dei picchi, ma conferma la necessità di misure preventive quando l’andamento resta critico.

A rendere ancora più delicato l’inizio dell’anno è l’effetto dei giorni di festa. ARPAC ha già documentato in passato un impatto significativo dei botti di Capodanno sui livelli di PM10 nell’agglomerato Napoli Caserta, con superamenti diffusi in diverse stazioni di monitoraggio proprio tra il 31 dicembre e il 1 gennaio. Un elemento che ogni anno riapre la discussione sulla necessità di limitare fuochi e accensioni, non solo per la sicurezza ma anche per la salute respiratoria delle fasce più fragili.

Sul piano delle risposte, negli ultimi mesi in provincia di Caserta non sono mancate ordinanze locali quando si sono registrate condizioni critiche. In alcuni Comuni, come San Felice a Cancello, sono state adottate misure urgenti su combustioni all’aperto, uso di biomasse poco performanti e comportamenti che aumentano le emissioni, come la sosta a motore acceso. Interventi che però, da soli, rischiano di essere tamponi se non accompagnati da un’azione coordinata e stabile su mobilità, controlli, riscaldamenti e pianificazione urbana.I dati del 2025 e i primi segnali del 2026 indicano che la provincia di Caserta ha bisogno di un approccio strutturale, capace di mettere insieme Comuni, Regione, ARPAC, sanità territoriale e forze dell’ordine ambientali. Perché lo smog non è solo un problema di decoro o di “aria pesante”, ma un tema di salute pubblica, che si misura nella qualità della vita quotidiana e nell’impatto sulle patologie respiratorie e cardiovascolari.

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