Il passaggio di consegna tra Aragonesi e Spagnoli sul suolo napoletano è stato pressoché indolore. Anzi, va detto che l’istituzione di un vicereame venne salutata dal popolo e dai seggi come un modo per garantirsi una sorta di autonomia dal regno iberico. Il primo viceré di Napoli, Consalvo de Cordoba (il vero nome era Gonzalo Fernández de Córdoba), generale valoroso e molto amato per le sue qualità umane, si scontrò quasi subito con le pratiche della politica locale. Nel giro di pochi anni venne accusato di avere interessi personali su una tassa di 300000 ducati imposta ai capitoli della città. Voci che arrivarono presto al re, Ferdinando il Cattolico.

«Lo scontro di Seminara, avvenuto il 21 aprile del 1503, apri le porte di Napoli all’esercito di Consalvo de Cordoba. Dopo questa vittoria e quella di Cerignola il comandante spagnolo si accampò nei pressi di Acerra, in una frazione chiamata Gaudello (’o Gauriell’) e di qui inviò dei messi ai maggiorenti della città. Consalvo de Cordoba entrò a Napoli il 16 maggio del 1503. L’ingresso avvenne come al solito dalla Porta Capuana; in una fastosa cerimonia in cattedrale, pochi giorni dopo, i rappresentanti dei seggi fecero infine solenne professione di fedeltà e obbedienza al Gran Capitano. Per questi, però, l’opera di conquista non era ancora terminata, in quanto alcuni castelli e alcune torri erano nelle mani dei Francesi. Dopo che Pedro Navarro, un valoroso ufficiale spagnolo, ebbe fatto brillare alcune mine sotto le mura di Castel Nuovo, Consalvo prosegui la sua marcia vittoriosa verso Gaeta e raccolse infine gli ultimi allori di questa guerra sul Garigliano pochi giorni dopo il Natale dimostrandosi anche in questa battaglia uno stratega di rilievo. La notizia della vittoria degli Spagnoli fu accolta a Napoli con grandi feste. Al suo ritorno, il 14 gennaio del 1504, Consalvo seppe tenere a bada la prepotenza dei baroni e provvide alla riparazione delle fortificazioni sia dei castelli che delle torri di tutto il regno. Convocò quindi il Parlamento Generale del Regno in San Domenico perché venisse «spontaneamente» decretato un donativo di 300.000 ducati. Quest’ultima iniziativa causò un certo malcontento e giunsero in Spagna lamentele e critiche che resero meno cordiali i rapporti fra il re di Spagna e il suo viceré. In effetti la coscienza di Consalvo non era immacolata e qualche accusa era motivata, come quella di aver fatto una speculazione nel riordinamento dell’annona, e quella che avesse dei rapporti privati poco chiari con un mercante catalano. Comunque, l’opinione pubblica lo incolpò di questi intrallazzi, dai quali, secondo 1a nota Cronica di Napoli, avrebbe tratto un profitto di circa 40.000 ducati. Anche se il viceré aveva all’attivo la riconquista del regno di Napoli ed una ferma conduzione della cosa pubblica, si cominciò a temere a Madrid che tanta potenza gli desse alla testa e che potesse esser tentato di impadronirsi del vicereame. Ferdinando il Cattolico volle visitare il suo nuovo possedimento in modo da potersi anche rendere conto personalmente del modo in cui andavano le cose. Il sovrano, desiderando consolidare la conquista recente, cercò di evitare squilibri che potessero esser dannosi alla Corona: volle quindi concedere una serie di « capitoli » e alcune facoltà ai deputati del popolo, confermando alcuni privilegi come quello che ogni arte poteva avere un proprio console. I napoletani non ebbero a lagnarsi del nuovo re e la città non si sentì sminuita, in quanto il sovrano cercò di rispettare la sua autonomia e le sue istituzioni. Napoli ne ebbe un vantaggio, perché essendovi accentrati i poteri, continuò a sentirsi capitale anche se di un viceregno anziché di un regno. Ferdinando risolse del suo viceré in modo molto diplomatico, richiamandolo in Spagna con incarichi onorifici e cariche per non farsene un nemico. L’1l maggio del 1507, quindi, in ottemperanza all’ordine di re Ferdinando, Consalvo de Cordoba lasciò Napoli per raggiungere Gaeta, donde il 14 si unì al seguito del sovrano per tornare in patria. In Spagna però il re non tenne fede a nessuna delle sue promesse, e il conquistatore del regno di Sicilia fu tenuto in disparte».

 

Cfr: V. GLEIJESES,  Il Viceregno in “La Storia di Napoli”, Napoli 1977
Foto: Wikipedia

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