C’è un luogo, ai confini tra il Parco Nicolas Green e il Bosco de Nicola, dove la città si rigenera ogni giorno grazie a un piccolo esercito di volontari che preferisce la zappa alla panchina, il sole del mattino alle ore spese nell’ozio, il profumo della terra al disincanto urbano. Sono i pensionati-giardinieri del Campagnano, uomini e donne che hanno deciso di regalare tempo e competenze per trasformare un angolo di Cosenza in un giardino diffuso.

I vialetti che un tempo erano anonimi e spesso trascurati, oggi esplodono di colori e profumi: le trombe d’Angelo con la loro grazia scenografica, le ginestre che sprigionano un sentore perenne di primavera, arbusti sempreverdi e fiori stagionali piantati a mano, con cura paziente.

Il lavoro è quotidiano e rigoroso: rastrelli, zappe, innaffiatoi e concimi naturali diventano gli strumenti di una piccola rivoluzione silenziosa. Questi cittadini hanno creato un microcosmo di biodiversità urbana, con fichi, gelsi, noci, nespole e pesche che ricordano la tradizione contadina cosentina, e persino qualche banano, segno di un microclima particolare che loro sanno interpretare e rispettare. Non c’è un regolamento, non c’è un budget ufficiale: il progetto è spontaneo e autogestito. Nasce dall’orgoglio di appartenere a un luogo e dal desiderio di trasmettere alle nuove generazioni il senso della cura. “Non ci interessa il riconoscimento – racconta Gabriele, rastrello in mano e mani segnate dalla terra – ci basta vedere il quartiere vivo, i bambini che si fermano a guardare i fiori, qualcuno che coglie un frutto, chi passa e sorride.”

E in effetti, chiunque percorra quei sentieri percepisce immediatamente che non è solo il verde ad essere curato, ma la comunità stessa. Ogni pianta racconta una storia, ogni aiuola è un gesto d’amore. È una risposta concreta al degrado urbano e a quella trascuratezza spesso imputata alle istituzioni: invece di lamentarsi, qui si agisce.

“Non chiamateci anziani!” è quasi uno slogan che il gruppo ripete con fierezza. Non perché rifiutino l’età, ma perché rivendicano un ruolo attivo, creativo, presente. Il pensionamento, qui, non è sinonimo di resa, ma di rinascita: si guadagna tempo e lo si dona alla collettività. In un periodo in cui molte città lamentano carenza di manutenzione del verde e spazi pubblici abbandonati, l’esempio del Campagnano diventa una lezione di cittadinanza attiva, un modello di partecipazione che merita attenzione e sostegno.

Grazie a loro, il Bosco de Nicola non è più soltanto un margine urbano, ma un simbolo di ciò che si può ottenere quando passione e cura incontrano la collaborazione silenziosa. Il progetto è diventato punto di riferimento per il quartiere: i residenti li chiamano affettuosamente “i nostri nonni”, ma il termine è limitante rispetto a ciò che incarnano. Sono custodi del territorio, promotori di bellezza, creatori di memoria viva.

In un tempo in cui spesso ci si chiede come ridare senso al vivere comune, l’esperienza dei pensionati-giardinieri del Campagnano dimostra che la rinascita può partire da un rastrello, da un fiore piantato, da una piccola azione ripetuta ogni giorno. Un esempio luminoso di come la cura della terra possa diventare cura della comunità, facendo sbocciare, insieme alle piante, la speranza di una città più bella, più verde e più giusta.

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