Ariano Irpino diventa il simbolo di un disagio che attraversa tutto il Mezzogiorno. Il piano di dimensionamento scolastico in discussione in Campania non è solo una questione tecnica o amministrativa, ma un passaggio che rischia di incidere in modo profondo sulla tenuta sociale delle aree interne, già segnate da spopolamento, carenza di servizi e fragilità infrastrutturali.

Nel comune irpino, uno dei più estesi e popolosi dell’entroterra campano, la prospettiva di accorpamenti e riduzioni delle autonomie scolastiche ha acceso un forte allarme. Famiglie, docenti, dirigenti e amministratori locali temono che il dimensionamento possa tradursi in un ulteriore impoverimento dell’offerta educativa e in un passo indietro sul diritto allo studio, soprattutto per gli studenti che vivono nelle frazioni e nelle zone più periferiche.

Il caso di Ariano Irpino non è isolato, ma rappresenta un paradigma. Nelle aree interne del Sud la scuola non è soltanto un luogo di istruzione: è un presidio sociale, culturale e spesso l’ultimo baluardo di presenza dello Stato. Ridurne il ruolo o governarne il futuro senza un reale confronto con i territori significa accelerare processi di marginalizzazione già in atto. Il piano regionale, secondo le critiche emerse in queste settimane, rischia di applicare criteri numerici e ragionieristici a realtà profondamente diverse tra loro. Nei grandi centri urbani l’accorpamento di istituti può essere assorbito senza traumi; nei territori montani e collinari, invece, ogni riduzione di autonomia comporta distanze maggiori, disagi logistici, perdita di identità e, nel medio periodo, nuove spinte allo spopolamento.

Da Ariano Irpino arriva quindi una richiesta chiara di discontinuità. Serve un confronto vero con i Comuni, le scuole e le comunità locali, per costruire soluzioni che tengano conto delle specificità delle aree interne. In gioco non c’è soltanto l’organizzazione della rete scolastica, ma il futuro di interi territori che già pagano un prezzo altissimo in termini di servizi, opportunità e coesione sociale.

Il tema del dimensionamento scolastico diventa così una cartina di tornasole delle politiche per il Mezzogiorno. Se la scuola arretra, arretra l’intera comunità. E se le decisioni continuano a essere calate dall’alto, il rischio è quello di trasformare le aree interne in periferie permanenti, prive di prospettive e di giovani. Ariano Irpino, oggi, parla a tutta la Campania e al Sud. La domanda che emerge dal territorio è semplice e insieme decisiva: le aree interne saranno considerate un problema da gestire o una risorsa da difendere e rilanciare? La risposta passerà anche dalle scelte sul futuro delle scuole.

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