La direttrice di Unimpresa, Mariagrazia Lupo Albore, invita a trasformare la chiusura del Leoncavallo in un’opportunità di dialogo tra istituzioni e associazioni.

Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo a Milano riaccende un dibattito antico, quello sul rapporto tra legalità e spazi di aggregazione. A parlarne è Mariagrazia Lupo Albore, direttore generale di Unimpresa, che parte da un principio chiaro e non negoziabile, lo Stato di diritto non può essere piegato. Le regole, la proprietà privata e le decisioni delle istituzioni sono il fondamento della convivenza civile, e il rispetto del lavoro delle forze dell’ordine è doveroso.

Tuttavia, l’esperienza di realtà come il Leoncavallo ha dimostrato quanto sia forte e reale il bisogno dei giovani di avere luoghi di incontro. Spazi in cui crescere insieme, fare musica, teatro, dibattito, cultura, dove la socialità non sia ridotta a consumo ma diventi relazione e condivisione. Una città moderna e inclusiva non può ignorare questa esigenza, Milano come altre metropoli italiane ha bisogno di centri che non siano solo commerciali, ma culturali e comunitari.

 

Questi spazi, però, vanno costruiti dentro il perimetro della legalità, con regole chiare, convenzioni trasparenti e responsabilità condivise tra istituzioni e associazioni. La lezione del Leoncavallo non è solo quella di un conflitto tra legalità e illegalità, ma anche il segnale di un vuoto che permane, la difficoltà di offrire ai giovani opportunità di espressione e socialità. Se la politica saprà trasformare lo sgombero in un’occasione di dialogo e progettualità, da una ferita potrà nascere un percorso nuovo. Perché legalità e socialità non devono essere alternative, possono e devono procedere insieme. Questa è la sfida di una democrazia matura.

Mariagrazia Lupo Albore, con una lunga esperienza nel campo associativo e come dirigente di strutture di rappresentanza delle imprese, dal 2003 ricopre il ruolo di Direttore Generale di Unimpresa Nazionale. Coordina il Centro Studi e ricerche, il Comitato di Presidenza e cura i rapporti ministeriali, seguendo anche l’espansione della struttura confederativa sul territorio.

 

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