Il report Elis 2026 fotografa l’emergenza delle professioni tecnico-pratiche: edilizia, industria, trasporti e impiantistica in forte sofferenza. Quasi uno studente su due rifiuta i mestieri manuali

In Italia mancano muratori, elettricisti, saldatori, idraulici, manutentori industriali e autisti. Non si tratta più di una difficoltà episodica o legata a singoli territori, ma di una vera emergenza strutturale che coinvolge interi settori produttivi e rischia di rallentare lo sviluppo economico del Paese. A fotografare il fenomeno è il nuovo Osservatorio tematico 2026 realizzato dal Centro Nazionale Orientamento di Elis, il consorzio che riunisce oltre 130 tra grandi aziende, PMI, università e centri di ricerca operanti nei settori del digitale, dell’energia, delle infrastrutture, dei trasporti e della manifattura avanzata.

Il quadro che emerge dal report è netto: le imprese italiane fanno sempre più fatica a reperire figure tecnico-pratiche altamente richieste dal mercato, mentre cresce parallelamente il disinteresse dei giovani verso professioni considerate erroneamente “di serie B”.

Secondo lo studio, i profili oggi più difficili da trovare sono gli operai edili, inclusi carpentieri ed escavatoristi, seguiti dai manutentori industriali e dagli impiantisti elettrici. Una carenza che sta creando problemi concreti nei cantieri, nelle fabbriche e nei servizi essenziali. Nel comparto edilizio, ad esempio, la mancanza di personale qualificato rischia di rallentare opere infrastrutturali strategiche e interventi legati ai programmi di riqualificazione urbana ed energetica. Le aziende lamentano la difficoltà crescente nel trovare operai specializzati capaci di lavorare in contesti tecnologicamente sempre più avanzati.

Critica anche la situazione nel settore industriale, dove i manutentori sono diventati figure centrali per evitare il fermo degli impianti produttivi. La manifattura italiana, ancora uno dei principali motori economici del Paese, dipende infatti da tecnici in grado di gestire macchinari complessi, linee automatizzate e sistemi industriali avanzati. Subito dopo figurano elettricisti e impiantisti, figure fondamentali sia per il comparto civile sia per quello industriale. La transizione energetica, l’espansione delle reti intelligenti e la crescente diffusione di sistemi ad alta efficienza stanno aumentando ulteriormente la domanda di queste professionalità.

Tra i lavori più richiesti ma quasi introvabili ci sono anche i saldatori, soprattutto nei comparti navale, industriale e infrastrutturale, dove la componente manuale continua a essere insostituibile nonostante l’automazione. Nella classifica elaborata da Elis compaiono inoltre meccanici specializzati, impiantisti idraulici, tecnici dell’automazione industriale, programmatori CNC, tecnici di laboratorio per il controllo qualità e autisti del trasporto pubblico.

Quest’ultima categoria rappresenta uno dei casi più critici. Le aziende del trasporto urbano denunciano da anni una grave carenza di conducenti di autobus, tram e mezzi pubblici, aggravata dall’assenza di ricambio generazionale. Particolarmente significativo è il dato relativo ai giovani. Secondo un’indagine realizzata dal Centro Nazionale Orientamento insieme a Skuola.net, quasi uno studente delle scuole superiori su due, il 48,9%, esclude a priori la possibilità di svolgere un mestiere tecnico-pratico. Una percentuale in crescita di quasi il 20% rispetto all’anno precedente. Alla base del fenomeno vi sono fattori culturali, sociali e formativi. Molti mestieri manuali continuano infatti a essere percepiti come professioni meno prestigiose rispetto ai percorsi universitari tradizionali, nonostante garantiscano spesso livelli occupazionali molto più elevati e stipendi competitivi.

Nel frattempo, alcune figure che fino a pochi anni fa risultavano anch’esse “introvabili” stanno lentamente uscendo dalla fase critica. È il caso dei camerieri, degli addetti al retail e di alcune professionalità legate agli impianti fotovoltaici e alla fibra ottica, dove il mercato sembra aver iniziato a riequilibrarsi. L’analisi dell’Osservatorio Elis si basa sull’incrocio dei dati provenienti da oltre cento aziende aderenti al consorzio, grandi agenzie per il lavoro come Randstad, Gi Group, Manpower, Umana e Orienta, oltre alle statistiche della piattaforma ministeriale SIISL e agli studi di Unioncamere e Confcommercio. Secondo Pietro Cum, amministratore delegato di Elis, il fenomeno è destinato a diventare ancora più rilevante nei prossimi anni, soprattutto alla luce dell’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro.

“Le proiezioni dei principali operatori dell’AI indicano un impatto molto ridotto proprio sui mestieri tecnici e manuali, che restano estremamente richiesti dal mercato. È un motivo in più per riscoprire professioni troppo spesso considerate una scelta di ripiego, quando invece rappresentano un patrimonio fondamentale per il Paese e possono offrire importanti soddisfazioni professionali ed economiche”. Il report lancia dunque un segnale chiaro al sistema educativo, alle famiglie e alle istituzioni: senza un rilancio della formazione tecnica e professionale, il rischio è quello di trovarsi con migliaia di posti di lavoro vacanti in settori strategici per l’economia italiana, proprio mentre il mercato continua a chiedere competenze pratiche sempre più specializzate.

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