
Si fa sempre più acceso il confronto sul rapporto tra transizione energetica e tutela dei territori. Al centro del dibattito, la Determinazione n. 55 del 19 febbraio 2026 della Sezione Transizione Energetica della Regione Puglia, che autorizza la realizzazione di un grande impianto eolico tra le province di Taranto e Brindisi. Un intervento che, per dimensioni e impatto, ha sollevato forti perplessità da parte del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, che chiede una riflessione più ampia e condivisa sulle scelte strategiche da adottare.
Il progetto autorizzato prevede l’installazione di 12 aerogeneratori per una potenza complessiva di 72 MW, accompagnati da un sistema di accumulo energetico da 40 MW e da tutte le infrastrutture necessarie alla connessione alla rete. Si tratta, dunque, di un’iniziativa di grande scala, che include anche la dichiarazione di pubblica utilità e la possibilità di attivare procedure espropriative per i terreni interessati. È proprio questo elemento a rappresentare uno dei nodi più delicati. Il territorio coinvolto non è un’area qualsiasi, ma uno dei cuori produttivi del vino pugliese, dove il Primitivo di Manduria non è solo una denominazione, ma un simbolo identitario, economico e culturale. Un ecosistema complesso, fatto di aziende agricole, paesaggi storici, tradizioni e relazioni economiche consolidate, che rischia di essere profondamente trasformato dall’introduzione di infrastrutture industriali di grande impatto visivo e territoriale.
Il Consorzio non contesta il principio della transizione energetica, né mette in discussione la necessità di investire nelle fonti rinnovabili. Al contrario, riconosce l’urgenza di ridurre la dipendenza energetica e di affrontare le sfide ambientali globali. Tuttavia, sottolinea con forza come questo percorso non possa prescindere da una pianificazione attenta e da un bilanciamento reale tra interessi energetici e salvaguardia dei territori. Il rischio evidenziato è quello di un approccio non integrato, che considera i territori come semplici spazi disponibili, senza tener conto delle loro specificità produttive, paesaggistiche e sociali. In un’area a forte vocazione vitivinicola, l’impatto di un parco eolico di grandi dimensioni non si limita all’aspetto ambientale, ma investe direttamente il valore percepito del prodotto, la competitività delle aziende e l’attrattività turistica.
Il paesaggio, infatti, non è un elemento neutro: è parte integrante del valore di un vino come il Primitivo di Manduria. La sua riconoscibilità internazionale si fonda anche sull’immagine di un territorio autentico, coerente, armonico. Alterare questo equilibrio significa intervenire su uno degli asset più importanti della filiera. A ciò si aggiunge il tema della sostenibilità economica e sociale. Le eventuali espropriazioni, oltre a incidere sulla disponibilità dei terreni, rischiano di generare tensioni locali e di compromettere la stabilità delle imprese agricole. In un contesto già segnato da difficoltà legate ai costi di produzione e alla competizione globale, ulteriori elementi di incertezza possono avere effetti rilevanti sull’intero sistema.
Il Consorzio richiama quindi la necessità di un cambio di paradigma nella gestione della transizione energetica. Non si tratta di scegliere tra sviluppo e tutela, ma di costruire un modello che li renda compatibili. Questo significa individuare aree realmente idonee, privilegiare soluzioni meno impattanti, coinvolgere attivamente le comunità locali e valutare gli effetti cumulativi degli interventi. In questa direzione, viene sollecitata l’apertura immediata di un tavolo istituzionale che coinvolga Regione, enti locali, rappresentanze del mondo agricolo e operatori del settore energetico. Un confronto necessario per analizzare nel dettaglio l’impatto del progetto, verificare possibili alternative e definire criteri più chiari per le future autorizzazioni. Il tema, infatti, non riguarda solo questo specifico impianto, ma più in generale il modello di sviluppo che si intende perseguire. La Puglia è una delle regioni più esposte alla crescita delle energie rinnovabili, ma è anche un territorio ricco di eccellenze agroalimentari e paesaggistiche. Trovare un punto di equilibrio tra queste due dimensioni è la vera sfida.
La transizione energetica, per essere realmente sostenibile, deve essere anche territoriale, sociale e culturale. Non può limitarsi a produrre energia, ma deve generare valore condiviso, rispettando le identità locali e rafforzando le economie esistenti. Il Primitivo di Manduria rappresenta un patrimonio che va oltre il dato economico: è storia, tradizione, lavoro, riconoscibilità internazionale. Difenderlo non significa opporsi al futuro, ma chiedere che il futuro venga costruito con intelligenza, responsabilità e visione. In questo senso, la posizione del Consorzio si configura non come un rifiuto del cambiamento, ma come una richiesta di qualità nelle scelte. Perché lo sviluppo, per essere davvero tale, non può prescindere dal rispetto dei territori che lo rendono possibile.








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