Torna visitabile una delle domus più suggestive del Parco Archeologico, restituita al pubblico grazie a un complesso progetto di restauro. In autunno nuove riaperture per altre dimore dell’antica città vesuviana.

Dopo quasi trent’anni di chiusura, la Casa del Mobilio Carbonizzato riapre al pubblico nel Parco Archeologico di Ercolano. Una delle domus più suggestive del sito Unesco torna così visitabile, restituendo alla città e ai visitatori uno spazio di straordinario valore storico, archeologico e umano. La riapertura segna un passaggio importante nel percorso di tutela e valorizzazione dell’antica Ercolano e rappresenta il primo capitolo di una nuova stagione di restituzioni. In autunno 2026, infatti, altre domus del Parco Archeologico torneranno a raccontarsi al pubblico, in un programma di riaperture destinato ad arricchire ulteriormente l’esperienza di visita. La Casa del Mobilio Carbonizzato deve il suo nome al ritrovamento di arredi lignei carbonizzati, tra cui un tavolino e un letto con alta spalliera, che conservavano ancora tracce di tessuto e i resti della rete di corda a cui erano agganciate le doghe in legno. Oggetti di vita quotidiana, sorpresi dall’eruzione del Vesuvio e custoditi dal tempo. I reperti furono riportati alla luce tra il 1932 e il 1933 durante la grande stagione di scavi condotta da Amedeo Maiuri, l’archeologo che più di ogni altro ha contribuito a restituire al mondo il volto dell’antica Ercolano.

Varcare oggi la soglia di questa domus, costruita in età repubblicana, significa entrare in un impianto domestico conservato con notevole coerenza. Gli ambienti si dispongono intorno all’atrio e al giardino sul fondo, dove un piccolo larario a forma di tempietto accoglieva le devozioni della famiglia. Al piano superiore, un loggiato con colonne si affacciava sull’atrio già dalla prima fase costruttiva della casa. Le pareti, decorate in IV Stile, testimoniano diverse fasi di vita e rinnovamento dell’abitazione. Tra gli ambienti più preziosi spicca il triclinio a destra dell’ingresso, che conserva un pavimento a mosaico con raffinato emblema marmoreo e decorazioni con nature morte. Il tablino custodisce a sua volta un mosaico con inserto marmoreo e tracce dell’antico soffitto affrescato.

Sul fondo della casa, nel cosiddetto oecus Cyzicenus, aperto da una grande finestra sul giardino, furono ritrovati gli arredi carbonizzati che hanno dato il nome alla domus. Un tavolino e un letto che restano testimoni silenziosi di una vita interrotta in un istante, quasi duemila anni fa. “Riportare alla luce e restituire alla città la Casa del Mobilio Carbonizzato, dopo quasi trent’anni di chiusura, è un traguardo che ci riguarda nel profondo”, dichiara Federica Colaiacomo, direttrice del Parco Archeologico di Ercolano. “Non parliamo soltanto del recupero di uno spazio architettonico, ma della restituzione di una storia umana fatta di gesti quotidiani – un letto, un tavolino – che l’eruzione ha congelato nel tempo e che oggi, grazie a un lungo e paziente lavoro di restauro, possiamo finalmente raccontare di nuovo”. Per Colaiacomo, la riapertura è anche il segno di una strategia di tutela fondata sulla cura quotidiana e sulla pianificazione a lungo termine del patrimonio.

Il restauro della Casa del Mobilio Carbonizzato è il risultato di un percorso avviato oltre dieci anni fa, quando furono eseguite le prime opere urgenti di ricostruzione delle coperture e di messa in sicurezza delle superfici decorate. Gli interventi sono stati realizzati nell’ambito del partenariato pubblico-privato tra il Parco Archeologico di Ercolano e il Packard Humanities Institute, attraverso l’Istituto Packard per i Beni Culturali, attivo a Ercolano da venticinque anni. “Gli interventi più recenti rappresentano la prosecuzione naturale delle prime opere”, spiega l’architetto Rossella Di Lauro. “In questa fase abbiamo dato priorità a criticità rimaste irrisolte, come la ricostruzione di alcuni solai lignei, la sostituzione di architravi compromessi, il consolidamento e restauro completo delle colonne che affacciano nell’atrio collocate al primo piano sopra la copertura del tablino”.

Particolarmente complesso è stato il lavoro sugli architravi-teche in ferro, che conservavano eccezionali porzioni di legno carbonizzato. Le strutture sono state sostituite da nuovi elementi in legno, progettati con soluzioni innovative per continuare a svolgere la funzione di teche protettive. Al loro interno sono stati ricollocati i frammenti carbonizzati, accuratamente restaurati, così da facilitarne il monitoraggio e la manutenzione futura. L’intervento rientra nel progetto “Restauro conservativo delle strutture e delle superfici decorate delle domus più importanti di Ercolano”, che prevede la riapertura di sei tra le dimore più rilevanti del sito. Il programma nasce dalla pianificazione congiunta tra il Parco Archeologico di Ercolano e le fondazioni Packard, con il coordinamento scientifico e tecnico del Parco. È un approccio fondato sulla manutenzione programmata e sulla conservazione a scala urbana, che ha già consentito, nel marzo 2025, la riapertura della Casa del Colonnato Tuscanico e della Casa del Sacello di Legno.

Oggi la Casa del Mobilio Carbonizzato restituisce piena leggibilità ai propri apparati decorativi. Dipinti murali, soffitti decorati e pavimentazioni, a lungo compromessi dalla vegetazione infestante, sono stati messi in sicurezza, stabilizzati e, dove possibile, sottoposti a pulitura e ritocco pittorico. Per Ercolano si tratta di un traguardo significativo. Dopo anni in cui le priorità si sono concentrate soprattutto sulla riduzione del rischio, la maggiore stabilità conservativa raggiunta consente ora di dedicarsi anche al recupero estetico delle decorazioni, restituendo al pubblico qualità artistica e valore storico. La riapertura dell’atrio e degli ambienti circostanti rappresenta un primo passo verso la piena fruizione della domus. I prossimi interventi riguarderanno il giardino-hortus e il restauro del larario, in continuità con una gestione del patrimonio fondata su interventi per fasi e cura quotidiana.

La storia della Casa del Mobilio Carbonizzato prosegue anche oltre le sue mura. I legni carbonizzati che hanno dato il nome alla domus sono oggi esposti al pubblico al piano ammezzato dell’Antiquarium di Ercolano, insieme ad altri reperti provenienti dal sito. Tra questi è visibile anche un tavolino proveniente proprio da questa casa. I visitatori sono dunque invitati a completare il percorso in Antiquarium, per ricomporre il racconto della domus e chiudere il cerchio di un’esperienza che attraversa l’intero Parco Archeologico. Con questa riapertura, Ercolano restituisce al pubblico non solo una casa antica, ma una memoria domestica rimasta sospesa nel tempo. Letti, tavolini, mosaici, affreschi e spazi quotidiani tornano a parlare, riportando alla luce la dimensione più intima di una città sepolta e conservata dall’eruzione.

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