Dal 2 al 4 e dall’8 all’11 ottobre torna il festival ideato da Gestioni Cinematografiche e Teatrali in collaborazione con La MaMa Umbria International. Tra Spoleto, Campello sul Clitunno, Foligno, Spello e Perugia, la sesta edizione attraversa teatro, danza, musica, performance, installazioni, cinema, radio e formazione nel segno del tema “Fuori di sé”.

L’Umbria torna a trasformarsi in una scena diffusa, dove teatri, spazi culturali, piazze, luoghi storici e territori diventano parte viva del racconto artistico. Dal 2 al 4 e dall’8 all’11 ottobre 2026 va in scena la sesta edizione di Factory Fest – Festa delle arti performative, festival ideato da Gestioni Cinematografiche e Teatrali in collaborazione con La MaMa Umbria International, con la direzione artistica di Elisabetta ed Emiliano Pergolari. Il festival attraverserà Spoleto, Campello sul Clitunno, Foligno, Spello e Perugia, costruendo un percorso che non si limita a portare spettacoli in luoghi diversi, ma disegna una vera geografia performativa. Factory Fest conferma così la propria identità: un progetto capace di mettere in relazione arti sceniche contemporanee, comunità, paesaggi, formazione e ricerca, facendo dell’Umbria non un semplice sfondo, ma un organismo culturale attraversato da corpi, voci, suoni e visioni.

Il titolo scelto per l’edizione 2026, “Fuori di sé”, è già una dichiarazione poetica e politica. Significa uscire dal centro dell’io, spostare lo sguardo, confrontarsi con ciò che sta fuori: l’ambiente, gli altri corpi, la comunità, la storia, il conflitto, il suono, il vivente. In un tempo segnato da catastrofi ambientali, guerre, solitudini, sfruttamento e crisi delle relazioni, il festival invita a pensare la scena come un luogo in cui l’individuo smette di essere misura unica dell’esperienza e si lascia attraversare dal mondo. La programmazione unisce teatro, danza, musica, performance, installazioni, cinema, radio e percorsi formativi. Nell’area del teatro e della scrittura scenica, Factory Fest accoglie “La vita degli animali”, nuovo lavoro di Elisa Pol e Chiara Lagani in una delle sue prime presentazioni pubbliche. Accanto a questo debutto, due nuove creazioni saranno proposte in forma di studio: “Alla linea – Ponthus” di TriPèe Teatro e “Lori” di Nicoletta Nobile / Drama Teatro.

La ricerca coreografica avrà un ruolo centrale con “Verso la specie” di Claudia Castellucci / Compagnia Mòra, produzione Societas, e con “Comeback” di Fabritia D’Intino e Agnese Banti. Sul versante della musica e della ricerca sonora, il programma ospita “Hiraeth” di Antonina Nowacka e Sofie Birch, presentato in prima nazionale, mentre Alfio Antico, Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, e Mario Conte torneranno insieme in una performance dal vivo che celebra i dieci anni dall’uscita di “Antico”, l’album che ha unito le loro visioni artistiche. Il primo movimento del festival guarda ai luoghi, all’ambiente e alle altre forme del vivente. In “Bloom & Doom”, Caterina Moroni lavora con un gruppo di bambine e bambini di Campello sul tema del collasso climatico e della trasmissione tra generazioni, rovesciando le gerarchie consuete tra chi guida e chi segue. In “Dedica” di Sara Sguotti, lo spazio diventa parte attiva della partitura, influenzando gesto, presenza e costruzione scenica. Con “La vita degli animali”, Elisa Pol e Chiara Lagani interrogano invece il modo in cui abitiamo la terra e il rapporto, spesso rimosso, tra umano e mondo animale.

Ma essere “fuori di sé” significa anche incontrare il mondo che abbiamo prodotto: fabbriche, idolatrie, violenze, catastrofi, aspettative sociali, sfruttamento dei corpi e della terra. In “Alla linea”, tratto da Joseph Ponthus, TriPèe Teatro porta sulla scena la ripetizione alienante del lavoro industriale e un corpo piegato al tempo della produzione. “Comeback” di D’Intino/Banti attraversa i meccanismi dell’idolatria nell’Occidente contemporaneo, mentre “Kamikaze” di Giulio Santolini spinge all’estremo lo sforzo di compiacere il pubblico, trasformando lo sguardo altrui in pressione fisica e performativa. Il programma si apre anche alla distopia e alla memoria storica. Con “La svastica sul sole Experience”, lacasadargilla costruisce una realtà alternativa nella quale gli esiti della Seconda guerra mondiale sono capovolti, facendo vacillare il confine tra storia, immaginazione e possibilità del presente. In “Arlecchino” di Zaches Teatro, un teatro in rovina diventa immagine di un mondo che cade a pezzi, ma dentro il quale continua a muoversi una forza vitale e ostinata. “Due di Notte” di Pennacchia/Serrani concentra invece tutto nello spazio fragile della relazione, nel tentativo di dirsi ciò che resta prima che il tempo finisca.

Tra le proposte più radicali c’è “Non una voce” di Ultimi Fuochi, performance per quattro spettatori alla volta che, in dialogo con “Dissipatio H.G.” di Guido Morselli, porta all’estremo la sottrazione dell’altro. Un mondo quasi svuotato dalla presenza umana, dove la relazione sembra dissolversi e dove uscire dal sé diventa impossibile proprio perché non resta più nessuno da incontrare. Da questa soglia il festival cambia movimento. Uscire da sé non significa soltanto esporsi al mondo esterno, ma sospendere l’io come misura dominante e lasciarsi attraversare da corpi, ritmi e voci. In “Verso la specie”, Claudia Castellucci torna a un impulso originario della danza, osservando ritmi umani, animali, vegetali e minerali. In “POP” di Nicola Galli, presenza, gioco e movimento mettono progressivamente in moto un’azione corale. “Re-Penelope” di Cult of Magic riprende una figura per secoli confinata nell’attesa e ne rovescia la postura, trasformando la presenza femminile in possibilità di azione politica e collettiva.

“Lori”, al debutto a Factory Fest, porta invece Nicoletta Nobile dentro un attraversamento di parola, memoria e performance, nel quale il racconto privato assume una nuova forma davanti a chi ascolta. Il corpo diventa archivio, la voce diventa scena, la biografia si trasforma in materia condivisa. La musica e il suono aprono ulteriori paesaggi. La ricerca di Lino Capra Vaccina e Mai Mai Mai attraversa una materia acustica e rituale in cui memoria, folklore e sperimentazione si contaminano. Con Enrico Malatesta, l’ascolto si concentra sulla propagazione del suono nello spazio: risonanze, armonici, ipertoni e suoni fantasma emergono come presenze mobili. Le voci di Antonina Nowacka e Sofie Birch inaugurano nuovi territori sonori nella prima nazionale del duo, mentre il progetto speciale con Alfio Antico, Colapesce e Mario Conte riporta il suono a una dimensione primitiva, ancestrale e magica.

Factory Fest sarà anche comunità, partecipazione e formazione. Le azioni del gruppo informale Danza Insieme, guidato da Lucia Guarino, trasformano il gesto individuale in pratica condivisa. La relazione tra chi agisce e chi guarda smette così di essere soltanto frontale e diventa presenza comune, spazio temporaneo in cui corpi, voci, ritmi e sguardi possono modificarsi reciprocamente. Intorno agli spettacoli, il festival costruisce dispositivi di ascolto e restituzione. “Upside Down #5” di Silvio Impegnoso assume la forma instabile di un talk imperfetto e di una performance radiofonica. Con Lisa Tonelli, Impegnoso cura anche “Il Lampadario”, percorso di educazione alla visione rivolto agli adolescenti. Il cinema entra nel programma con “L’Isola del Teatro” di Velia Papa ed Eleonora Diana, mentre Progetto Piuma, diretto da Mattia Maiotti e Debora Renzi in collaborazione con Occhisulmondo di Perugia, porta nel festival un percorso di formazione coreografica e creazione scenica, con restituzione al Teatro Pavone attraverso “Non è inferno”.

Spazio anche alla critica e alla parola che osserva. La presentazione dell’ultimo numero de “La Falena”, con Rodolfo Sacchettini e Altre Velocità, apre una riflessione sulla possibilità di raccontare ciò che accade sulla scena, di restituirne tracce, tensioni e domande. Ne emerge un programma che non cerca una definizione unica di “Fuori di sé”, ma ne attraversa le molte possibilità: incontrare ciò che non siamo, misurarsi con un mondo in crisi, affidare il corpo a ritmi che superano l’individuo, lasciare che una voce ne incontri altre, permettere al suono di modificare lo spazio e a un gesto personale di diventare azione collettiva.

Factory Fest si conferma così non solo come rassegna, ma come festa delle arti performative nel senso più pieno: un luogo temporaneo di attraversamento, relazione e trasformazione. Un festival che guarda alla scena contemporanea come a uno spazio vivo, capace di interrogare il presente mentre la catastrofe incombe, ma anche di aprire possibilità di ascolto, comunità e immaginazione. Factory Fest – Festa delle arti performative è a cura di Gestioni Cinematografiche e Teatrali in collaborazione con La MaMa Umbria International. Il progetto è realizzato con il patrocinio e il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Umbria, dei Comuni di Foligno, Spoleto e Campello e della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, in collaborazione con Teatro Stabile dell’Umbria, CURA, Fontemaggiore, CoopCulture, Holydays Festival, Palazzo Collicola, Teatro San Carlo, Coop. DENSA, Occhisulmondo, E-Production srl, Nerval Teatro e Caritas/Arca del Mediterraneo.

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