I giornalisti tornano in piazza per rivendicare dignità professionale e certezze economiche. È in programma per il 9 aprile una manifestazione davanti al Ministero della Giustizia, promossa dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio, per sollecitare l’adozione delle tabelle sull’equo compenso, attese da anni e ritenute ormai non più rinviabili. 

Alla protesta sono stati invitati tutti i presidenti degli Ordini regionali, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (Cnog), la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), Stampa Romana e i vertici delle principali organizzazioni di categoria. Una mobilitazione ampia che nasce, come sottolinea il presidente dell’Ordine del Lazio Guido D’Ubaldo, da una situazione divenuta insostenibile: “Siamo stanchi di aspettare. Da troppo tempo i colleghi ci chiedono di esprimere pareri sulla congruità dei compensi, ma senza tabelle ufficiali non possiamo dare risposte”. Il nodo dell’equo compenso si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà che attraversa il settore dell’informazione. Il ritardo nell’adozione delle tabelle appare ancora più incomprensibile, secondo D’Ubaldo, alla luce della crisi strutturale dell’editoria, segnata da precarietà diffusa, riduzione delle assunzioni e crescente fragilità delle condizioni lavorative nelle redazioni. Parallelamente alla manifestazione, l’Ordine del Lazio ha chiesto ai Presidenti di Camera e Senato di ricevere una delegazione di giornalisti per rappresentare direttamente le criticità del settore. Tra queste, il rinnovo del contratto nazionale, fermo da dodici anni, e la mancata riforma dell’Ordine, da tempo bloccata nelle commissioni parlamentari.

La tensione è aumentata anche per il mancato accordo tra Fnsi e Fieg, che ha portato alla proclamazione di due giornate di sciopero, il 27 marzo e il 16 aprile. Un segnale forte che evidenzia come il disagio della categoria non sia più episodico, ma strutturale.

“Il lavoro giornalistico viene continuamente definito fondamentale per la tenuta della democrazia – osserva D’Ubaldo – ma senza condizioni dignitose diventa sempre più difficile svolgerlo. Per questo chiediamo di essere ascoltati e che si intervenga subito. Se vogliamo davvero tutelare la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere informati, è necessario agire ora”. La manifestazione del 9 aprile si preannuncia dunque come un momento cruciale per il futuro della professione, in cui la richiesta di equità economica si intreccia con una questione più ampia: la difesa stessa della qualità dell’informazione e del ruolo democratico del giornalismo.

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