Il Made in Italy celebra uno dei suoi traguardi più simbolici e allo stesso tempo concreti: il Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale ha raggiunto quota mille iscrizioni. Un risultato che racconta non solo la forza della tradizione produttiva italiana, ma anche la capacità del sistema industriale di evolversi, innovare e competere sui mercati globali.

Il dato emerge dal rapporto “L’Italia dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale. Numeri, territori e prospettive di un patrimonio industriale del Made in Italy”, presentato a Palazzo Piacentini in occasione della Giornata del Made in Italy, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Un appuntamento che ha assunto un valore ancora più significativo proprio alla luce di questo traguardo. Dietro i numeri c’è un intero ecosistema produttivo: 780 imprese titolari, un fatturato complessivo di 93,6 miliardi di euro e oltre 363mila addetti. Un patrimonio che non è soltanto economico, ma anche culturale e identitario, frutto del lavoro di generazioni di imprenditori che hanno costruito nel tempo l’eccellenza manifatturiera italiana.

«Celebriamo il lavoro di intere generazioni che hanno contribuito a definire l’identità economica del nostro Paese», ha dichiarato il ministro Urso, sottolineando come questo risultato dimostri che la storia produttiva italiana non è un’eredità statica, ma una leva strategica per affrontare le sfide della globalizzazione. A trainare il sistema sono le cosiddette “4 A” del Made in Italy – agroalimentare, automazione, abbigliamento e arredo – che da sole rappresentano oltre l’80% del valore complessivo, pari a 76,1 miliardi di euro. In particolare, è l’agroalimentare a dominare con 53,7 miliardi, confermandosi pilastro economico e simbolico dell’eccellenza italiana nel mondo. La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione nel Nord Italia, con la Lombardia in testa sia per numero di marchi (28,3%) sia per fatturato (49,1%), seguita da Veneto e Piemonte. Tuttavia, il radicamento dei Marchi Storici è diffuso lungo tutta la penisola, con regioni come Emilia-Romagna, Toscana e Veneto che mostrano una forte integrazione tra tradizione produttiva e innovazione.

Dal punto di vista strutturale, il sistema è fortemente orientato al manifatturiero: l’88% delle imprese opera in questo settore, con una presenza significativa nell’agroalimentare (44%) e nell’automazione-meccanica (25%). Si tratta di comparti che rappresentano non solo la spina dorsale dell’economia nazionale, ma anche i principali ambasciatori del Made in Italy sui mercati internazionali. Il valore dei Marchi Storici non si esaurisce nei numeri economici. Per l’80% delle imprese rappresentano un asset strategico fondamentale, capace di rafforzare identità, reputazione e competitività. Il 70% delle aziende lo utilizza nei materiali istituzionali, mentre quasi la metà lo inserisce direttamente nel packaging, segno di un crescente riconoscimento anche da parte dei consumatori. In questo contesto si inserisce anche il nuovo strumento finanziario legato alla riforma del Fondo Salvaguardia Imprese, pensato per sostenere la crescita e il consolidamento dei Marchi Storici. L’obiettivo è favorire aggregazioni e investimenti lungo le filiere produttive, trasformando questi brand da simboli da difendere a motori attivi di sviluppo industriale.

Tuttavia, non mancano le sfide. In un contesto internazionale segnato da tensioni commerciali e nuovi accordi globali, come quello tra Unione Europea e Mercosur, i Marchi Storici risultano particolarmente esposti. Senza adeguate tutele, il rischio è quello di una progressiva erosione del valore e dell’autenticità del Made in Italy, soprattutto di fronte al fenomeno dell’Italian Sounding. Proprio per questo, emerge con forza la necessità di rafforzare gli strumenti di valorizzazione, migliorare la visibilità internazionale e promuovere una maggiore capacità di fare sistema tra imprese. Una sfida che passa anche attraverso il ricambio generazionale, con i giovani imprenditori chiamati a reinterpretare l’eredità del passato con nuovi linguaggi, competenze e visioni globali. Il traguardo dei mille Marchi Storici, dunque, non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Un segnale chiaro della vitalità del sistema produttivo italiano e della sua capacità di coniugare tradizione e innovazione, identità e competitività, radicamento territoriale e apertura internazionale. Un patrimonio da proteggere, ma soprattutto da far crescere.

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