Mare, sole, fonti termali, tranquillità e relax: i motivi di una gita nell’Isola Verde del Golfo di Napoli. Un modo per andare alla scoperta di una viticoltura antica dal grande fascino.

 

Nonostante le poche decine di migliaia di abitanti che abitano stabilmente nei suoi comuni, Ischia conserva la sua gioia di vivere anche durante l’inverno, aiutata dal suo clima praticamente primaverile anche nella stagione fredda. L’isola fu abitata dai Greci che l’abbandonarono solo dopo una violenta eruzione, dai Siracusani e poi dai Romani che ne fecero una delle più ricercate dimore aristocratiche del tempo. E poi si successero Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini e Borbone. Tutti attratti dalla magnificenza del suo clima e della sua straordinaria posizione geografica, e naturalmente tutti hanno voluto lasciare in qualche modo la propria testimonianza sull’isola.

Ischia è anche ricordata come l’isola del vulcano, essendo stata nel passato caratterizzata da numerose e significative attività vulcanologiche. Testimonianza ne è data dalla presenza di numerose sorgenti termali che si trovano sparse per l’intero territorio isolano, e che naturalmente vengono sfruttate per fini terapeutici ed estetici. Del resto la tradizione delle cure termali sull’isola d’Ischia risale all’antica Roma, che ci riporta agevolmente alle innumerevoli sorgenti di acqua calda in riva al mare, come nel caso di Sorgeto che regalano un tiepido idromassaggio naturale anche d’inverno, o ancora la possibilità di crogiolarsi nella sabbia calda delle Fumarole. In ogni caso, che si scelga Ischia per le terme o  per viverla liberamente, non mancheranno le mete interessanti: a pochi minuti da Ischia Porto non potete non visitare il Castello Aragonese, ubicato su di un isolotto raggiungibile percorrendo un lungo molo di pietra.

Il Castello prese in origine il nome di Castrum Gironis: secondo alcuni dal nome di Gerone da Siracusa (cui è attribuito il primo insediamento risalente al V secolo a.C.), secondo altri dal “giro di mura” fortificate che circondava il l’isolotto di roccia trachitica. In epoca medioevale fu sempre indicato come Insula Minor per distinguerlo dall’Insula Major (l’Isola d’Ischia) che andava lentamente popolandosi.
È a questo periodo che risale l’attuale cripta della Cattedrale dell’Assunta con i suoi pregevoli affreschi. Il nome attuale ha origine dalla dinastia che più delle altre ha impresso all’isolotto la fisionomia che lo caratterizza: Alfonso I d’Aragona trasformò nel XV secolo d.C. il preesistente Maschio angioino, costruì le poderose mura difensive, fece scavare nella roccia la galleria di accesso pedonale.

Il borgo ospita il Museo del Mare: vi è custodito un tesoro relativo alla storia della marineria isolana. Inaugurato nel 1996, espone, distribuiti su tre piani, rudimentali attrezzi per la pesca. Tra nasse, inclinometri, solcometri cesti e retine vi si racconta una della attività principali dell’isola di un tempo. Foto e modellini di barche riempiono un’altra delle sale insieme alla storia delle tonnare. Al terzo piano del palazzo dell’Orologio una raccolta di modellini, tra conchiglie e reperti risalenti all’epoca romana ritrovati lungo la spiaggia di Cartaromana. Inoltre, è presente anche una collezione di francobolli d’ispirazione marina provenienti da tutto il mondo.

Tante le foto d’epoca di un mare in bianco e nero così come anche gli ex voto dei marinari che si affidavano a Santi e Madonne  per un presto ritorno a casa dalle battute di pesca, testimonianza del legame indissolubile che lega gli ischitani al loro mare. Chi invece sentirà il bisogno di “innalzarsi” dal livello del mare troverà ricche pinete verso il Monte Rotaro, oppure verso il Monte Epomeo, che ha il suo culmine a 787 metri d’altitudine.

Ma Ischia è da sempre l’isola dei grandi vini della storia, essendo la sua viticoltura decisamente millenaria. Il vino qui è come l’acqua, infatti si racconta che nell’Ottocento, rimasti a secco per la siccità, gli isolani terminarono la costruzione della chiesetta di Sant’Alessandro impastando la calce con il vino. Ischia nata dal mare in seguito alla eruzione vulcanica, è costituita da rocce depositate in banchi di tufi e materiali eruttivi come lave e lapilli. Nel corso dei secoli il tufo, in blocchi squadrati, è servito per erigere chilometri di muro a secco, le “parracine”, che proteggono ancora oggi i vigneti, e le “palmente”, le antiche vasche per la pigiatura. Proprio per le sue caratteristiche geomorfologiche la viticoltura è un mestiere difficile, eppure gli ischitani non rinunciano a creare i loro grandi vini.

Vini come l’Ischia Bianco, vinoso e gradevole, o l’Ischio Rosso, asciutto e ideale per accompagnare il coniglio all’ischitana. L’sola è diventata nel 1966 la terza DOC italiana, dopo San Gimignano e Montefiascone. M a nonostante lo sfrenato e a volte incontrollato sviluppo edilizio legato al più redditizio comparto del turismo, i vini ischitani continuano a essere prodotti con straordinario entusiasmo e professionalità, anche alla luce delle nuove DOC succedutesi a quella iniziale del 1966. Accanto all’Ischia Bianco, all’Ischia Bianco Superiore e all’Ischia Rosso, si è aggiunto un Bianco Spumante, il Biancolella, il Per’e Palummo e il Per’e Palummo passito. Accanto alle produzioni antiche c’è anche una tradizionale ricerca di nuovi sapori portati avanti da aziende come Casa D’Ambra, le Cantine Pietratorcia e l’azienda Perrazzo.

Le Perle di Ischia: Biancolella, Forastera, Piedirosso.

Il Biancolella è un vitigno pregiato ma poco diffuso per la scarsa superficie coltivabile ormai rimasta sull’isola: cresce su terrazzamenti posti tra i 500/600 metri sul livello del mare, e spesso si arrampica sulle pareti del monte Epomeo. Si dice sia stato introdotto dai commercianti di vino ischitani in Sardegnae in Corsica. Il grappolo è medio, allungato, con gli acini dalla buccia giallo-verde. I vini che ne derivano sono dei bianchi dai profumi floreali e fruttati e dal sapore secco e puieno adatti ai piatti di mare saporiti.

Dalle uve Forastera, anch’esse abituate alle altitudini a ai terrazzamenti, nasce un altro biaqnco vinoso leggermente fruttato, secco e armonico ideale per grigliate e fritture di pesce.

Il Piedirosso, noto come Per’e Palummo perché il suo raspo assume un intenso colore rosso simile a quello delle zampe di un piccione, è un altro dei vitigni più noti di Ischia. Il suo grappolo è medio grande ma la sua principale caratteristica è il peduncolo ed il raspo rosso vivi. L’acino è medio e succoso e il gusto decisamente dolce, ricorda la fragola : Il vino omonimo risulta vinoso e deciso ed adattissimo per piatti di carne e formaggi saporiti.

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