Chi capita in provincia di Caserta non può non visitare Caiazzo, borgo antico dove è bello perdersi vagando negli stretti vicoli che si aprono in piazze con chiese e palazzi che trasudano storia da tutti i pori. Un borgo interessante, riscoperto negli ultimi decenni, anche grazie al turismo culinario alimentato da due note pizzerie, che hanno negli ultimi tempi portato in paese tante persone. Caiazzo rappresenta sicuramente un esempio positivo di come si possa sviluppare economia dalla propria storia nei piccoli centri. Un piccolo borgo medioevale ben tenuto, pulito, cosa non da poco, dove la sera è zona pedonale e durante il giorno il traffico non è mai eccessivo. L’importante è visitare senza fretta, procedendo adagio. Facendo una passeggiata tra scale in pietra, in alcuni tratti protette da coperture a volta, si scoprono tanti scorci interessanti.
«Perantiquum oppidum» la definirono gli scrittori antichi. Caiazzo fu centro abitato già in epoca preistorica. L’opinione più accettata è che Caiatia sia stata fondata dagli Opici come territorio dotato di impianti difensivi sui punti più elevati. Subì l’influenza etrusca e fu poi conquistata dai Sanniti, nella loro fase di espansione, nel 431 a.C., svolgendo un ruolo di supporto di relazioni commerciali. Tra il 312 e il 306 a.C., durante la seconda guerra sannitica, fu sotto il potere di Roma ed assunse l’aspetto di città vera e propria con il suo impianto urbano. A Roma si ribellò con Capua durante la guerra sociale. Fu poi definitivamente riconquistata da Silla, diventando Municipio in epoca imperiale. Forse gravemente saccheggiata dai Goti, dai Vandali e, successivamente, dai Saraceni, fu incorporata nel feudo di Montecassino. Appartenne, di seguito, al ducato di Benevento e alla contea di Capua sotto i Longobardi. Successivamente, in età normanna, il Conte Rainulfo, signore della città, prese parte alla prima crociata portando con sé un folto stuolo di nobili Caiatini. Fu sede vescovile da epoca remota, antecedente al VIII secolo, come asseriscono gli antichi autori locali. Il primo novembre dell’anno 979, nella Chiesa Metropolitana di Capua, l’Arcivescovo Gerberto, consacrò Vescovo della Chiesa Caiatina Stefano Minicillo, il quale governò la diocesi per quarantaquattro anni, divenendo, dopo la morte, verificatasi il 29 ottobre 1023, Patrono della città e della diocesi, con la sua elevazione alla Gloria degli Altari. Nel 1229 Federico II, il cui protonotario Pier delle Vigne era probabilmente di Caiazzo, riconquistò la città e il castello, dei quali si era impadronito l’esercito pontificio di Giovanni di Brienne e del cardinale Giovanni Colonna, istituendovi, nel 1248 la «schola rationis» (corte dei conti). Il castello, che già aveva ospitato il grande imperatore, fu ampliato dagli Angioini e, sotto il regno di Alfonso I d’Aragona, ospitò la favorita del re, Lucrezia d’Alagno.  La città fu in seguito feudo di potenti casate, tra cui quelle dei Glignette, dei Sanseverino, dei de’ Rossi, dei de’ Capua, ultimi suoi feudatari furono i Corsi di Firenze. Fu scelto come luogo di caccia da Carlo e Ferdinando IV di Borbone. Verso la fine del 1798 Caiazzo fu occupata dalle truppe francesi. Teatro di ripetute ribellioni popolari nei giorni della Repubblica partenopea contro i gentiluomini, che subirono arresti mentre le loro dimore venivano saccheggiate, la Città non restò poi estranea al fenomeno della Carboneria, giacché quasi tutta la borghesia terriera vi si affiliò, tenendo le riunioni segrete nell’ex Convento dei Cappuccini, non nascondendo successivamente, forse per calcolo, le sue simpatie per la causa italiana e la «rivoluzione» garibaldina. Fu questa, probabilmente, la ragione per cui i popolani caiatini, guidati dal maniscalco Santacroce, in quelle tristi giornate del 20 e 21 settembre 1860, si schierarono dalla parte dei Borboni. Poi vennero i Piemontesi.


Testi e foto www.comunedicaiazzo.it

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