Piacevole passeggiare in mezzo ai ruderi di Vairano Patenora, un borgo con tanto di castello ad oggi poco abitato, in cui si torna indietro nel tempo. Qua e là negozietti di una volta, anziani seduti davanti a vecchi bar, cani adottati dal paese, gatti davanti a portoni pieni di fiori. Un luogo che meriterebbe di essere inserito tra i siti più belli d’Italia, ma da valorizzare. La pianura ed i monti del territorio di Vairano furono abitati da tempi antichissimi.  I Sanniti costruirono sui monti una serie di centri fortificati come risultano dai resti delle fortificazioni presenti sul Montauro, Catreola e Monteforte. Nel 290 a.C. alla fine della III guerra sannitica, tutto il territorio passa ai Romani che lo danno in gestione ai Sidicini: è il periodo della “pax romana“. Dal VI, IX secolo d.C. Vairano fu dominata dai Longobardi; mentre, nell’ XI secolo, dai Normanni, che costruirono la prima fortezza di proprietà della Regia Corona del Re. Il 20 maggio del 1191 l’imperatore Enrico VI di Svevia concesse il castello a Roffredo dell’Isola, abate di Montecassino. I vairanesi rifiutarono il vassallaggio e nel 1193, al comando del conte Ruggero di Chieti, respinsero l’assedio dell’abate Roffredo. A ricordo dell’assedio vittoriosamente sostenuto e respinto, Vairano fece incidere intorno al suo stemma il motto glorioso: ” Vairanum impugnans in nullo profecit“.
Nel 1229 il Castello di Vairano fu visitato dall’imperatore Federico II, il 24 maggio 1272 dal re Carlo I d’Angiò e successivamente (1271-1276) dal papa Gregorio X. Successivamente vi soggiornò anche Carlo II detto lo Zoppo. Nell’agosto del 1437 il castello di Vairano fu saccheggiato dalle rapaci orde del Patriarca Vitellesco al soldo di papa Eugenio IV. Durante la lotta tra Ferrante I d’Aragona, re di Napoli, e il pretendente al trono Giovanni d’Angiò, il castello di Vairano, fedele al sovrano aragonese, agli inizi di febbraio del 1460 fu assediato dalle truppe angioine, ma, come nel 1193 riuscì a resistere all’assedio. Nel 1461 fu parzialmente distrutto da Marino Marzano, impegnato in un conflitto con il re Ferrante d’Aragona. Il castello attuale fu ristrutturato, tra il 1491 e il 1503, dal barone Innico II d’Avalos che temeva la discesa di Carlo VIII. Nel 1590 per la somma di 41020 ducati, Vairano fu acquistato dal barone Antonio Mormile di Frignano e rimase nelle mani della sua famiglia fino all’abolizione del feudalesimo (1806). L’ultimo barone di Vairano fu Michele Mormile, morto il 3 maggio 1820.
Secondo alcuni documenti storici, l’incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II avvenuto il 26 ottobre 1860 che suggellò l’Unità Italiana dopo le imprese garibaldine, passato alla storia erroneamente come “incontro di Teano“, si sarebbe invece svolto nella frazione di Vairano Scalo, presso la località di Taverna della Catena.

 

 

 

 

 

 

Cfr: http://www.comune.vairano-patenora.ce.it – Foto dalla rete

 

 

 

 

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