32ª Sagra del Fungo Porcino a Colle di Fuori: date, programma, sapori della tradizione, escursioni e curiosità sul protagonista dei boschi dei Castelli Romani.

C’è un momento dell’anno in cui i Castelli Romani cambiano profumo. È quello in cui l’estate comincia lentamente a lasciare spazio alle prime giornate più fresche e nei boschi torna ad affacciarsi uno dei prodotti spontanei più ricercati della cucina italiana: il fungo porcino. A Colle di Fuori, frazione di Rocca Priora, questa presenza stagionale è diventata da oltre trent’anni una vera tradizione popolare e gastronomica. La 32ª Sagra del Fungo Porcino è infatti tornata anche quest’anno con una formula articolata su tre fine settimana: il primo si è svolto dal 4 al 6 settembre, mentre gli appuntamenti proseguiranno dall’11 al 13 e dal 18 al 20 settembre 2026.

Non è una manifestazione che si limita a celebrare un ingrediente. Il porcino, qui, è il filo conduttore attraverso il quale un territorio racconta una parte della propria identità, quella legata ai boschi, alla cucina e alla convivialità. Colle di Fuori si trova all’interno del territorio dei Castelli Romani e la festa coinvolge le strade e gli spazi della frazione, con il cuore della manifestazione in Piazza Capranica. Gli stand gastronomici saranno aperti a pranzo e a cena e proporranno diverse preparazioni della cucina locale nelle quali il porcino rimane protagonista: pasta, polenta, risotti e altre ricette che appartengono alla tradizione delle feste popolari italiane. L’organizzazione mette a disposizione circa 2.500 posti a sedere sotto gli alberi, creando una dimensione che è insieme gastronomica e conviviale.

Per chi aveva seguito anche l’edizione dello scorso anno, questo appuntamento rappresenta la prosecuzione di una storia già raccontata su queste pagine: nel 2025 avevamo raccontato la Sagra del Fungo Porcino di Colle di Fuori attraverso i suoi sapori, la tradizione e il rapporto con il territorio. Quest’anno, però, vale la pena guardare il porcino da una prospettiva leggermente diversa, partendo da ciò che accade prima che arrivi nel piatto.

FUNGO PORCINO

PH. Emilia Cassani Guralata ©️

Il fungo che vediamo spuntare dal terreno, infatti, è soltanto la parte visibile di un organismo molto più complesso. Il Boletus edulis, una delle specie comunemente identificate come porcino, vive in stretta relazione con le radici di diverse specie arboree attraverso la micorriza. Il micelio del fungo si sviluppa nel terreno e stabilisce una relazione con gli apici radicali degli alberi, creando uno scambio di sostanze che permette a entrambi gli organismi di trarre vantaggio dalla relazione. È una delle ragioni per cui parlare di porcini significa inevitabilmente parlare anche di bosco: senza l’ecosistema forestale nel quale queste relazioni si sviluppano, il porcino non sarebbe semplicemente lo stesso prodotto.

Ed è proprio questo rapporto con l’ambiente a rendere interessante una delle caratteristiche meno conosciute del porcino: non è un fungo che si possa coltivare con la stessa facilità con cui si producono champignon o altri funghi commerciali. Da anni la ricerca studia la possibilità di ottenere la fruttificazione controllata delle specie del genere Boletus, ma ricreare artificialmente tutte le condizioni necessarie è estremamente complesso. Far crescere il micelio non equivale infatti a ottenere il fungo che conosciamo sulla tavola. Per arrivare alla formazione del corpo fruttifero devono entrare in gioco la pianta ospite, il suolo, le condizioni ambientali e una serie di interazioni biologiche che non sono facilmente riproducibili in un ambiente controllato.

Anche l’idea che il porcino sia semplicemente “un fungo autunnale” è riduttiva. La sua comparsa è condizionata da temperatura, umidità, caratteristiche del terreno, vegetazione e andamento delle precipitazioni. È per questo che non esiste un calendario identico ogni anno e che la stagione dei porcini può variare sensibilmente in funzione dell’andamento meteorologico. La pioggia, da sola, non è sufficiente a garantire la comparsa dei funghi: è l’insieme delle condizioni del bosco a determinare la possibilità di fruttificazione.

Il nome stesso con cui lo conosciamo ha una storia curiosa. I Romani conoscevano e consumavano funghi spontanei e il termine suillus, utilizzato nella nomenclatura antica, viene tradizionalmente ricondotto al rapporto con i maiali, animali particolarmente attratti da questi funghi. Nei secoli il porcino è rimasto uno degli alimenti più apprezzati della cucina italiana, passando dalla raccolta spontanea alla conservazione attraverso essiccazione, sott’olio e altre tecniche che hanno permesso di portarne il profumo ben oltre il breve periodo della fruttificazione. Anche oggi, però, la raccolta rimane un’attività che richiede conoscenza. Nel Lazio la raccolta dei funghi epigei spontanei è disciplinata da precise disposizioni regionali e richiede un attestato di partecipazione a un corso di formazione micologica. Sono previsti inoltre limiti quantitativi e dimensionali e specifiche modalità di raccolta e trasporto. Norme che non hanno soltanto una funzione amministrativa, ma rispondono alla necessità di tutelare il patrimonio fungino e, soprattutto, di garantire una corretta identificazione delle specie raccolte.

Quest’anno la Sagra del Fungo Porcino ha scelto di mantenere ancora più evidente il rapporto con il territorio inserendo nel programma anche alcuni percorsi naturalistici. Durante i fine settimana della manifestazione sono previste escursioni verso Fonte Formali e Fonte La Tegola, un’occasione per conoscere il paesaggio che circonda Colle di Fuori e osservare direttamente l’ambiente nel quale si inserisce la tradizione legata ai funghi. I percorsi sono gratuiti, ma la partecipazione deve essere prenotata.

Accanto alla gastronomia sono previste anche una mostra micologica e fotografica, attività artigianali, musica dal vivo e iniziative per le famiglie. Una particolarità dell’edizione di quest’anno è poi l’utilizzo di un sistema di ordinazione tramite QR code: i visitatori possono ordinare e pagare direttamente dallo smartphone e successivamente ritirare il proprio ordine in cucina. È una piccola innovazione che si inserisce in una festa profondamente legata alla tradizione e che può contribuire a rendere più agevole la gestione delle presenze durante le giornate più affollate.

Per chi non ha partecipato al primo fine settimana, dunque, ci sono ancora due occasioni per raggiungere Colle di Fuori. La seconda parte della manifestazione si svolgerà dall’11 al 13 settembre e l’ultima dal 18 al 20 settembre. L’ingresso alla sagra è gratuito e l’area gastronomica sarà attiva sia a pranzo sia a cena.

Per raggiungere Colle di Fuori da Roma si può percorrere la via Tuscolana in direzione dei Castelli Romani, proseguendo verso Rocca Priora e seguendo successivamente le indicazioni per la frazione di Colle di Fuori. Per chi arriva in automobile sono stati predisposti parcheggi in Via San Cesareo, ai civici 19, 38, 64 e 78; da quest’ultima area è disponibile anche un servizio navetta. Il centro della manifestazione è Piazza Capranica.

La Sagra del Fungo Porcino è organizzata dall’Associazione Pietro Pericoli e rappresenta ormai una delle manifestazioni gastronomiche più conosciute del territorio di Rocca Priora. Il suo interesse, tuttavia, non sta soltanto nei numeri delle presenze o nella quantità di piatti serviti durante i tre fine settimana. Sta soprattutto nella capacità di mantenere un collegamento fra ciò che arriva sulla tavola e il territorio dal quale quella materia prima proviene. Perché il porcino conserva una caratteristica che molti altri prodotti hanno ormai perduto: non è completamente prevedibile. Non lo si semina per stabilire con precisione quando raccoglierlo, non lo si può programmare come una normale coltura e non basta intervenire sulla singola pianta per ottenerlo. Dipende da un ambiente complesso, da condizioni meteorologiche favorevoli e dalle relazioni invisibili che avvengono nel terreno.

Ed è forse questa la ragione per cui, ancora oggi, quando arriva settembre, il porcino continua ad avere un posto speciale nella cucina italiana. Non rappresenta soltanto un sapore. Porta con sé un pezzo di bosco, una stagione e una forma di conoscenza del territorio che una festa come quella di Colle di Fuori prova, anno dopo anno, a mantenere viva.

 

Autore: Emilia Cassani Guralata 

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Emilia Cassani Guralata - laureata in psicopedagogia, oggi, affermata Senior Social Media Strategist e Collaboratrice Editoriale, con una vasta esperienza nella gestione delle principali piattaforme social - sia per aziende che per privati. Founder canale Telegram: @traccesocial

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