Randazzo ha restituito voce, pubblico e prospettiva al Parco Sciarone, trasformando un appuntamento annunciato come confronto in un laboratorio vivo di idee. Il meeting “La forza del vulcano, la vita della terra”, ospitato ieri mattina al Centro Polifunzionale ex Cinema Moderno, ha segnato il primo passo concreto del programma Sciarone – Paesaggio di fuoco e di memoria, riunendo in una sala gremita amministratori, tecnici, studiosi e cittadini. L’atmosfera è apparsa fin dall’inizio quella di una condivisione operativa.

Il vicepresidente della Regione Siciliana e assessore all’Agricoltura Luca Sammartino ha aperto i lavori con i saluti istituzionali, affiancato dai rappresentanti del Fondo Ambiente Italiano, del Comune di Randazzo, del Gruppo FAI Etna Nord e dell’UNPLI. Il suo intervento ha richiamato la funzione strategica del paesaggio etneo come risorsa ambientale ed economica, un patrimonio da presidiare con programmazione e responsabilità.

La moderazione della professoressa Antonella Nicosia ha scandito una sequenza di contributi che hanno restituito allo Sciarone la dignità di spazio fisico e culturale. Isabella Giusto, componente della Commissione Straordinaria del Comune, ha illustrato il percorso amministrativo avviato per mettere in rete territorio e progettazione. Alberto Pulizzi, dirigente generale del Dipartimento Sviluppo Rurale e Territoriale, ha rilanciato sull’importanza di una governance integrata, mentre i rappresentanti del FAI, Marilisa Spironello e Rosaria Millone, hanno sottolineato la centralità del volontariato culturale come leva di tutela e di sensibilizzazione pubblica. Il dialogo scientifico ha dato profondità alla discussione. Agatino Sidoti ha riportato il tema della gestione territoriale nel quadro delle competenze regionali. Il vulcanologo dell’INGV Stefano Branca ha ricostruito la storia eruptiva che ha modellato il versante settentrionale dell’Etna, ricordando come le sciare rappresentino una memoria geologica in continua trasformazione. Il geologo Antonio Stroscio ha catturato l’attenzione con il suo approfondimento sulla cenere vulcanica, proposta come materiale capace di trasformarsi da rifiuto a risorsa sostenibile.

L’archeologa Teresa Magro ha inserito la vicenda dello Sciarone dentro una trama culturale che collega la valle dell’Alcantara a Randazzo, luogo in cui identità e paesaggio diventano indissolubili. Il geografo economico-politico Gianni Petino ha offerto una chiave interpretativa più ampia, definendo l’Etna sistema geopolitico e non solo elemento naturale, mentre il botanico Gianpietro Giusso Del Galdo ha raccontato la lenta riconquista vegetale delle colate come forma spontanea di resilienza ecologica.

Dalla platea non sono mancati interventi e domande, a testimonianza di una comunità che avverte di essere parte in causa. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori non si è fermato ai protocolli. Fare del Parco Sciarone un bene comune è apparso non come slogan, ma come un percorso operativo che tocca educazione ambientale, ricerca, turismo responsabile, manutenzione del territorio e riconoscimento identitario. Il 2026 è già stato indicato come orizzonte di continuità, con nuovi appuntamenti dedicati al paesaggio vulcanico e con Randazzo candidata a diventare polo di interpretazione dell’Etna. La sensazione diffusa, al termine dell’incontro, è stata quella di un pezzo di futuro messo in movimento. Lo Sciarone non è apparso come una porzione remota di lava solidificata, ma come un archivio collettivo che chiede competenze, presenza e una responsabilità condivisa. L’Etna, ieri, ha trovato ascolto.

Leave a Reply

  • (not be published)