L’edificio è stato costruito tra il 1401 e il 1498. La decisione di erigere un santuario mariano a Taburno si deve al conte Carlo Carafa, che governava il territorio di Airola, Bucciano e delle vicine comunità di Montesarchio e Cervinara. Tuttavia l’attuale struttura fu finanziata da don Carlo, nipote del suo omonimo zio, uomo profondamente religioso, nominato conte di Airola e dei suoi casali nel 1496.  Lo stesso don Carlo donò al santuario del Taburno anche un terreno incolto detto volgarmente la “Sorca di Maria”. Stando alle fonti e al dire del popolo, si tratterebbe dell’area che si trova intorno al complesso sacro. La costruzione del convento fu tentata inizialmente mezzo miglio sopra il sito attuale, nel luogo detto Castelluccia (sono visibili ancora oggi le mura perimetrali), ma presto fu interrotta per la mancanza d’acqua. L’acqua infatti era necessaria non solo per i lavori, ma anche e soprattutto perché era elemento necessario ai pellegrini che vi accorrevano: soprattutto ai frati che stabilmente vi avrebbero dimorato. Nel 1892 si cominciò un restauro sostanzioso del santuario e del convento: venne fortificato il campanile, rifatta la facciata e ripristinate alcune stanze attigue alla chiesa. Per dare maggiore stabilità alla struttura furono collocati dei rinforzi a scarpa nella parte inferiore delle mura perimetrali. Purtroppo, con le scarse conoscenze di restauro allora in uso e con i miseri mezzi a disposizione, quel che si fece, mediante l’opera di artigiani del posto, fu fatto in modo maldestro. Così, di molti elementi artistici, ornamentali e decorativi che abbellivano il glorioso santuario, rimane oggi solo un ricordo nella minuziosa descrizione del Montorio stampata nel 1715. Nel 1925 il Santuario del Taburno aveva ormai perso buona parte del suo splendore. Si cercò di rimediare sostituendo il pavimento del presbiterio con un altro realizzato in cotto su disegno di quello esistente nell’atrio della Chiesa; fu ricostruito l’altare maggiore della mensa per la celebrazione eucaristica e l’ambone per la proclamazione della parola di Dio; ripristinato parte dell’intonaco distaccato e tinteggiati la chiesa,  il corridoio e la sacrestia, su interessamento della Soprintendenza. Il complesso monumentale del Taburno ha resistito alle calamità naturali del terremoto del 1930, quello del 1962 e per ultimo quello del 23 novembre del 1980. Mentre terminavano i lavori di consolidamento al campanile della Chiesa, sovvenzionati dalla Regione Campania e iniziavano i lavori di consolidamento di un’ala del convento e dei ruderi dell’antica chiesa, altri lavori sono stati realizzati grazie alla generosità del popolo di Bucciano e degli immigrati all’estero, ma anche di alcuni fedeli dei paesi vicini. Questi lavori hanno interessato la ristrutturazione della Chiesa e del corridoio del convento adiacente. Infine sono stati consolidati e restaurati alcuni affreschi scoperti durante i lavori, come quello che si trova nell’arco trionfale della Chiesa “l’albero di Jesse”, di particolare interesse storico e artistico.
La Chiesa è stata riaperta al culto il 18 novembre 2007, dopo poco più di un anno dalla consegna dei lavori. La grotta, dove la tradizione vuole che sia  stata rinvenuta l’immagine della Madonna, si trova a sinistra del presbiterio della chiesa. Dentro di essa è visibile ancora l’affresco della Madonna con il Bambino che si dice esser apparso miracolosamente accanto al volto della Vergine Maria. Subito sotto la grotta vi è l’antica sorgente miracolosa, davanti alla quale da qualche anno è stato allestito un piccolo giardino. Qui è stata collocata una statua della fanciulla cui si manifesto 1a Madonna, Agnese Pepe.
La chiesa è preceduta da un portico con tre archi a tutto sesto, coperti da una volta a croce. Al di sopra, sei piccole finestre di antiche celle dei frati sono posizionate in maniera asimmetrica. Il campanile, una volta composto da quattro ordini di somigliante altezza e grande base, con alte monofore sormontate da archi a tutto sesto, oggi, a causa di un intervento di restauro statico, si presenta privo dell’ultimo piano. La chiesa ha una pianta a navata unica rettangolare, con un presbiterio più stretto in fondo ad essa. La navata è coperta con due notevoli vòlte a crociera a sesto acuto. Le due mura laterali presentano ciascuna un pilastro a metà della propria lunghezza, per poter sorreggere le volte e hanno una monofora sotto ciascuno degli archi. Sopra le vòlte vi è un tetto a capriate lignee coperto di tegole. Le strutture architettoniche del santuario sono costruite quasi interamente in pietre calcaree locali, cementate con calce e arena argillosa. La porta maestra della chiesa è fiancheggiata da altre due: quella a sinistra introduce nel chiostro, la porta a destra conduce invece nel luogo dove fu trovata la statua della Vergine. La porta d’ingresso della chiesa è posta in asse all’arco centrale. Entrando nella chiesa si può osservare il pavimento lastricato da pezzetti di argilla di diversi colori, tutti di figura ottagonale, nel mezzo dei quali vi sono delle rosette a quattro foglie.

 

Cfr: V. NAPOLITANO, Il Santuario del monte Taburno in “Bucciano da Casale a Comune”, Benevento 1987 – Foto: Wikipedia

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