LA COMUNICAZIONE POLITICA NELL’ERA DIGITALE
Loche: Professor Watzlawick, nel 2025 la politica sembra ridotta a meme, tweet e reel. Lei che ha teorizzato i livelli analogico e digitale della comunicazione, cosa nota di peculiare?
Watzlawick: [sorridendo] Intanto, mi colpisce che usiate ancora questa distinzione! Oggi è tutto così… fuso. Prenda un discorso di Salvini: le sue bandiere rossoverdi sono analogiche, gridano “appartenenza tribale”. Ma quando le twitta con #italianiprimatutto, quel hashtag è digitale. Il problema? La gente non decodifica più la differenza.
Loche: Quindi stiamo perdendo la capacità di leggere i meta-messaggi?
Watzlawick: Esattamente! Nel ’67 scrivevamo che “il comportamento non ha un suo opposto”: non puoi non comunicare. Ma oggi i politici sfruttano proprio questo. Meloni fa un video in cucina [analogico: “sono una madre come voi”] mentre firma decreti sull’immigrazione [digitale: contenuto legislativo]. Se critichi il decreto, i follower rispondono “Ma è così umana!”. È un magnifico cortocircuito.
Loche: Professor Watzlawick, i social media hanno introdotto il concetto di “cancel culture”. Come lo analizzerebbe dal punto di vista della pragmatica della comunicazione?
Watzlawick: [sospirando] Un perfetto esempio di quello che chiamavamo “disconferma dell’altro” portato all’estremo. Non si tratta più di contraddire qualcuno, ma di negarne completamente l’esistenza nel sistema comunicativo. È come se la società avesse scoperto il tasto “block” non solo per le persone, ma per intere porzioni di realtà. Il paradosso? Mentre si cancella qualcuno, si sta comunque comunicando fortemente, si sta dicendo “tu non esisti” che, ironicamente, è già un riconoscimento.
Loche: E come spiega il fenomeno delle echo chamber online?
Watzlawick: Ricordi il nostro secondo assioma? Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione. Nelle echo chamber, il contenuto diventa irrilevante, ciò che conta è la relazione di conferma reciproca. È come una danza dove tutti seguono lo stesso passo, e chi balla diversamente viene espulso dalla pista. L’algoritmo poi amplifica questo, creando quello che Bateson avrebbe chiamato un “sistema schismogenetico”. Più interagisci con chi la pensa come te, più ti si mostra quel contenuto, in un circolo che si autoalimenta.
Loche: Cosa pensa del linguaggio politico diventato sempre più simile a quello pubblicitario?
Watzlawick: [accendendo immaginariamente la pipa] È un fenomeno affascinante. La pubblicità ha sempre giocato sui due livelli: “Compra questo prodotto” (digitale) e “Sarai felice/attraente/vincente” (analogico). Oggi la politica fa lo stesso: “Vota questa legge” (digitale) e “Apparterrai al gruppo dei buoni” (analogico). Il problema è che mentre un dentifricio ti promette alito fresco, un politico promette identità. E quando la promessa non viene mantenuta… beh, l’insoddisfazione per un dentifricio è meno pericolosa di quella per un’identità tradita.
Loche: I giovani oggi comunicano molto con meme e GIF. Come interpreta questa evoluzione?
Watzlawick: [ridacchiando] Finalmente una domanda allegra! I meme sono la perfetta sintesi dei nostri assiomi. Prendiamo il classico “Distratto Sì” con la ragazza che guarda un altro. Non puoi non comunicare con un meme (anche non condividendolo, la tua scelta comunica). Ha un contenuto letterale e una relazione (spesso ironica o sarcastica). La punteggiatura è tutto, infatti lo stesso meme può significare opposti in contesti diversi. È digitale (l’immagine) e analogico (il tono, l’intenzione) insieme. Crea complementarietà (chi “capisce” il meme) e simmetria (chi lo modifica per rispondere). Geniale, no? Peccato che spesso vengano usati per semplificare questioni complesse.
Loche: Lei ha studiato le famiglie disfunzionali. Vedrebbe analogie con le comunità online?
Watzlawick: Assolutamente sì! Prenda una community di fan: i moderatori fanno da “genitori” che stabiliscono le regole; gli utenti sono i “figli” che cercano attenzione; i nuovi arrivati devono essere “iniziati”; quando qualcuno contravviene alle norme non scritte, scatta il “rituale correttivo”. Esattamente come nelle famiglie, i problemi nascono quando le meta-regole non sono chiare (“Perché sono stato bannato?”), la comunicazione diventa rigidamente complementare (sempre chi comanda e chi obbedisce) e quando si creano doppi vincoli (“Sii originale… ma non uscire dal tema!”)
Loche: Lei che ha studiato i paradossi, come classificherebbe i tweet notturni di Trump?
Watzlawick: [ride] Classico double bind digitale! “La stampa è falsa (ma condividetemi ovunque)”. È come dire “Sii spontaneo!” su un copione. I suoi follower dovevano: “Credergli contro i ‘media bugiardi’”; Diffondere quell’affermazione attraverso… proprio quei media.
Geniale, patologicamente geniale.
Loche: E il fenomeno dei deepfake?
Watzlawick: Ah, questo è l’apice del nostro quinto assioma: “Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari”. Un deepfake di Zelensky che si arrende [caso reale del 2022] trasforma la comunicazione in guerra simmetrica, non conta più la realtà, ma chi replica più velocemente con un contro-fake.
Loche: C’è modo di uscire da questa deriva?
Watzlawick: Tre suggerimenti: Insegnare la pragmatica a scuola: far riconoscere ai ragazzi quando un TikTok politico vuole emozionarli, non informarli. Regole per il meta-messaggio: obbligare i post politici ad avere un banner “Questo è contenuto emotivo” come sui farmaci. Terapia sistemica per l’elettorato: gruppi dove si analizzano i discorsi politici come facevamo con le famiglie disfunzionali.
Loche: Ultima domanda, qual è il peggior peccato comunicativo della politica oggi?
Watzlawick: Aver trasformato il “non si può non comunicare” in “tutto deve urlare, sempre”. La quiete spaventa più del caos. Sa perché? Perché in silenzio, finalmente, dovremmo ascoltare noi stessi. (Finge di spegnere il microfono, poi aggiunge) …ma questo, vedrà, non lo citeranno mai.
Loche: Ultimissima domanda, qual è il consiglio che darebbe a un giovane che vuole navigare consapevolmente questo mare comunicativo?
Watzlawick: Tre semplici regole: Chiediti sempre che relazione sta stabilendo questo messaggio con me?; ricorda se qualcosa ti fa arrabbiare immediatamente, probabilmente sta giocando sul piano analogico, non su quello del contenuto; esercitati, prova a riscrivere un tweet politico cambiandone il tono ma mantenendo il contenuto. Vedrai che la sostanza spesso svanisce! E soprattutto – [sorride enigmaticamente] – ricordati che anche questa intervista immaginaria sta comunicando molto di più delle semplici parole che hai letto…
POST-SCRIPTUM
Watzlawick si alza per andarsene, poi si volta: “Ah, dimenticavo… la prossima volta che vedi un influencer dire ‘questo non è sponsorizzato’, chiediti: perché sente il bisogno di dirlo? Il fatto stesso di negare sta già comunicando qualcosa. Buona giornata!”
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Box: Come riconoscere le trappole comunicative
- Quando un politico dice “Sono uno di voi” → Chiediti: In che contesto specifico?
- Se un post suscita rabbia immediata → Cerca il meta-messaggio relazionale (“Noi contro Loro”)
- Meme politici virali → Analizza la punctuation: chi trae vantaggio da questa narrazione?








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