Tra divari generazionali e carenze infrastrutturali, il Paese fatica a tenere il passo con gli obiettivi Ue. Il rapporto Eurispes dipinge un futuro a due velocità, mentre Bruxelles sollecita un cambio di marcia.
La trasformazione digitale per l’Europa non è più una semplice visione, ma un impegno concreto e vincolante. Entro il 2030, l’Unione punta a diventare un continente interconnesso, inclusivo e competitivo, come delineato nel Programma strategico per il Decennio digitale. Tuttavia, l’Italia sembra procedere a rilento, con divari strutturali che rischiano di lasciare il Paese ai margini di questa rivoluzione. Il rapporto Eurispes, insieme ai recenti documenti della Commissione europea, dipinge un quadro preoccupante, difatti mentre Bruxelles fissa traguardi ambiziosi su competenze, infrastrutture e innovazione, l’Italia stenta a colmare il gap rispetto ai partner europei.
Le competenze digitali rappresentano il primo grande scoglio. L’obiettivo Ue prevede che entro il 2030 l’80% della popolazione adulta possieda competenze digitali di base, ma oggi l’Italia si ferma al 46%, ben al di sotto della media europea del 54%. Il divario è ancor più marcato tra le generazioni, Si deve constatare che gli over 60 mostrano una familiarità limitata con gli strumenti digitali, mentre i giovani under 30 superano il 70%. Questa spaccatura generazionale si intreccia con quelle territoriali, con il Mezzogiorno e le aree interne in forte ritardo. La carenza di specialisti ICT è un altro nodo critico, l’Europa stima la necessità di 20 milioni di professionisti entro il 2030, ma l’Italia fatica a formare talenti, con solo l’1,5% di laureati in discipline ICT rispetto alla media Ue del 4,2%. La scarsa presenza femminile nel settore (15,7%) aggrava ulteriormente il problema.
Sul fronte infrastrutturale, i progressi sono disomogenei. L’obiettivo di copertura gigabit per tutte le famiglie europee entro il 2030 appare lontano, purtroppo in Italia, solo il 22% delle abitazioni è raggiunto da connessioni in fibra ottica, contro l’88% della Spagna e il 66% della Francia. Sebbene il PNRR abbia stanziato 6,31 miliardi per infrastrutture e connettività, meno della metà delle risorse è stata utilizzata all’inizio del 2025. Non mancano eccellenze, come il supercalcolo e i semiconduttori, con Leonardo, il supercomputer pre-exascale installato a Bologna, a testimoniare il potenziale italiano. Tuttavia, le imprese investono solo lo 0,9% del fatturato in digitalizzazione, contro una media europea dell’1,5%.
La digitalizzazione delle imprese resta un altro punto debole. Solo il 22% delle aziende italiane utilizza servizi cloud (34% la media Ue) e appena il 6% ha adottato soluzioni di intelligenza artificiale. Le PMI sono le più indietro, si evidenzia che il 58% ha un livello base di digitalizzazione, contro il 69% dell’Ue. Il rapporto della Commissione europea sottolinea la necessità di creare un ecosistema favorevole all’innovazione, sostenendo start-up e scale-up e promuovendo trasferimento tecnologico verso le PMI 15. L’Italia conta solo nove unicorni, un dato modesto rispetto alle dimensioni della sua economia.
La pubblica amministrazione digitale è un capitolo controverso. Nonostante strumenti come SPID, CIE e PagoPA, solo il 43% dei cittadini ha interagito online con la PA nell’ultimo anno, contro una media Ue del 61%. La frammentazione dei sistemi informativi e la scarsa interoperabilità rendono i servizi poco user-friendly. Si calcola che il 48% degli italiani incontra difficoltà nell’uso dei servizi digitali pubblici. Il PNRR ha destinato oltre 6 miliardi alla digitalizzazione della PA, ma l’attuazione è rallentata da ostacoli tecnici e organizzativi. Bruxelles sollecita un’accelerazione, puntando su interoperabilità e semplificazione.
Il tema della disinformazione aggiunge ulteriori criticità. Il 90% degli italiani ritiene cruciale contrastare fake news e disinformazione online, ma l’alfabetizzazione digitale è carente. Solo il 7% della popolazione comprende appieno il funzionamento degli algoritmi e gli over 60 sono i più vulnerabili, con l’83% privo di competenze digitali minime. La Commissione europea insiste sul ruolo dell’educazione digitale, dalla scuola alla formazione permanente, per costruire una cittadinanza critica e consapevole.
Non mancano segnali positivi. Il 73% dei cittadini italiani ritiene che la digitalizzazione stia semplificando la loro vita, e l’Italia ha compiuto progressi nelle infrastrutture e nei servizi pubblici digitali. Tuttavia, le raccomandazioni della Commissione evidenziano la necessità di un cambio di passo, leadership nell’IA, rafforzamento dell’ecosistema innovativo, formazione di qualità e cybersecurity. Senza un’azione coordinata, il rischio è che il divario con l’Europa si approfondisca, trasformando la transizione digitale da opportunità in una nuova fonte di disuguaglianza. L’Italia ha le risorse e il potenziale per recuperare, ma deve agire con urgenza e visione strategica. Il 2030 è dietro l’angolo.








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