Secondo l’Osservatorio Italiano sull’Infedeltà 2025 di Gleeden, realizzato con YouGov, quattro italiani su dieci dichiarano di aver tradito almeno una volta. Il dato è in calo rispetto agli anni precedenti. Tra i giovani della Gen Z cresce l’idea di fedeltà, mentre cambiano i confini di ciò che viene considerato tradimento.

L’immagine dell’italiano latin lover, sempre pronto a nascondere messaggi e appuntamenti clandestini, sembra perdere forza davanti ai dati più recenti. L’infedeltà non scompare, ma il quadro che emerge è meno scontato di quanto suggeriscano stereotipi e luoghi comuni. In Italia si continua a tradire, ma meno rispetto al passato recente, e cresce la convinzione che la fedeltà sia ancora possibile, soprattutto tra i più giovani. Secondo l’Osservatorio Italiano sull’Infedeltà 2025 di Gleeden, realizzato con YouGov, il 40% degli italiani dichiara di aver tradito almeno una volta. Il dato risulta in diminuzione rispetto al 45% registrato nel 2022 e al 44% del 2019. Ancora più significativo è il dato generazionale: tra i giovani della Gen Z, soltanto il 23% ammette di aver tradito, contro il 34% del 2022. Anche il tradimento femminile risulta in calo. La quota di donne che dichiarano di aver tradito passa dal 41% al 34%, segnalando una riduzione che riguarda non solo le nuove generazioni, ma anche il modo in cui uomini e donne vivono, raccontano e definiscono la fedeltà.

Il dato ribalta almeno in parte il luogo comune secondo cui i giovani sarebbero meno inclini ai legami stabili. La generazione cresciuta tra dating app, social network e comunicazioni digitali sembra invece attribuire ancora un valore forte alla fedeltà, pur dentro un’idea di coppia meno automatica e più negoziata rispetto al passato. La stessa indagine segnala infatti che oltre l’80% degli italiani ritiene possibile restare fedeli alla stessa persona per tutta la vita. Tra i giovani della Gen Z la percentuale sale all’88%. Solo un italiano su tre considera accettabile frequentare più persone contemporaneamente e appena uno su cinque giudica accettabile una relazione poliamorosa. Resta però una zona grigia: il 49% del campione ritiene che sia possibile tradire anche continuando ad amare il proprio partner.

Il dato più interessante riguarda forse la definizione stessa di infedeltà. Mentre diminuisce la quota di chi ammette di aver tradito, si allarga il perimetro dei comportamenti considerati tradimento. Nel 2025, per circa nove italiani su dieci non rientrano nell’infedeltà soltanto i rapporti sessuali, le relazioni occasionali o i baci, ma anche comportamenti non fisici come il sexting alle spalle del partner o il flirt esplicito con un’altra persona. Nel 2022 i confini apparivano più larghi. Il sexting era considerato tradimento dal 53% degli intervistati, mentre il flirt dal 45%. Oggi la soglia di tolleranza sembra essersi abbassata. La fedeltà contemporanea non passa più soltanto dal corpo, ma anche dallo smartphone, dalle chat, dalle notifiche e dalla trasparenza nella comunicazione digitale.

Le motivazioni indicate da chi tradisce restano invece piuttosto tradizionali. L’attrazione fisica è citata nel 47% dei casi, seguita dalla mancanza di attenzioni, indicata dal 34%, e dal desiderio di novità, segnalato dal 23%. Più che algoritmi, intelligenza artificiale o nuove tecnologie, a pesare sembrano ancora noia, bisogno di conferme, crisi di comunicazione e distanza emotiva all’interno della coppia. L’indagine apre anche una finestra sulle nuove frontiere delle relazioni digitali. L’89% degli italiani non considera accettabile avere scambi erotici con un’intelligenza artificiale. Tuttavia, il 30% non esclude che in futuro l’intelligenza artificiale possa sostituire una relazione reale. Un dato che non descrive ancora un comportamento diffuso, ma segnala un cambiamento culturale in corso nel rapporto tra desiderio, tecnologia e solitudine.

Il confronto internazionale va letto con cautela, perché le indagini non misurano sempre gli stessi aspetti. Una cosa è chiedere a una persona se abbia mai tradito, un’altra è domandare se consideri moralmente sbagliata una relazione extraconiugale. La prima domanda riguarda un comportamento dichiarato, la seconda intercetta una norma sociale. Secondo il Pew Research Center, che ha intervistato oltre 30mila persone in 25 Paesi, in media il 77% degli adulti considera moralmente inaccettabile che una persona sposata abbia una relazione extraconiugale. In Italia la quota si ferma al 67%. Il Paese si colloca dunque in una posizione intermedia: meno permissivo di Francia e Germania, ma meno severo rispetto a Stati Uniti, Regno Unito, Polonia, Turchia e Indonesia.

In Francia solo il 53% degli intervistati considera moralmente inaccettabile una relazione extraconiugale. In Germania la percentuale è del 55%, in Spagna del 65%, nei Paesi Bassi del 67%, in Svezia del 77%, in Polonia dell’80% e nel Regno Unito dell’81%. Negli Stati Uniti il giudizio è molto più netto: il 90% degli adulti considera moralmente sbagliato un rapporto extraconiugale. Turchia e Indonesia arrivano al 92%.

Il paradosso italiano è proprio qui. L’Italia non appare tra i Paesi più permissivi, ma nemmeno tra quelli più scandalizzati. Il giudizio sociale sull’infedeltà resta forte, ma convive con una certa flessibilità nella lettura delle relazioni e dei loro confini. Negli Stati Uniti, un sondaggio YouGov del 2025 ha fotografato una situazione diversa. Il 25% degli americani dichiara di aver avuto attività sessuali con un’altra persona senza il consenso del partner principale. La quota sale al 29% tra gli uomini e si ferma al 21% tra le donne. Nello stesso sondaggio, solo il 9% afferma di essere stato in una relazione aperta o poliamorosa, mentre il 69% indica come ideale una relazione completamente monogama.

Il confronto conferma un elemento centrale: dove il tradimento è più condannato, non è detto che sia meno frequente. La misurazione dell’infedeltà resta complessa, perché dipende dalla sincerità delle risposte, dalla definizione personale di tradimento e dal peso del giudizio sociale. Per comprendere il contesto italiano occorre guardare anche ai cambiamenti demografici e familiari. Nel 2024 in Italia sono stati celebrati 173.272 matrimoni, il 5,9% in meno rispetto al 2023. I matrimoni religiosi sono diminuiti dell’11,4% e nei primi nove mesi del 2025 i dati provvisori indicano un’ulteriore flessione del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2024.

In calo risultano anche le rotture formali. Nel 2024 l’Istat ha registrato 75.014 separazioni, in diminuzione del 9%, e 77.364 divorzi, in calo del 3,1%. Questi numeri non autorizzano letture semplicistiche: non indicano necessariamente coppie più felici o più fedeli, ma raccontano una trasformazione della struttura delle relazioni. Ci si sposa meno, si convive di più, si formalizza meno e si negozia di più. Il matrimonio non è più l’unico contenitore della vita affettiva. Secondo l’Osservatorio Gleeden/YouGov, il 70% degli italiani ritiene che il matrimonio sia sopravvalutato e che una relazione significativa possa durare anche senza vincoli legali.

La fedeltà, quindi, non scompare. Cambia piuttosto il luogo in cui viene definita. Esce in parte dal municipio e dalla chiesa ed entra nella conversazione quotidiana tra partner. La domanda non riguarda più soltanto il rapporto fisico con un’altra persona, ma anche messaggi, flirt, chat erotiche, relazioni emotive e comportamenti digitali tenuti nascosti. Il dato più rilevante è forse questo: l’Italia non è semplicemente il Paese delle “corna”. È un Paese in cui le relazioni diventano più libere, ma la richiesta di lealtà resta molto forte. Meno matrimonio come vincolo formale, più fedeltà come scelta consapevole. Meno “finché morte non ci separi”, più attenzione a ciò che resta nascosto dietro una notifica silenziata.

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