San Felice di Nola, vissuto durante la seconda metà del I secolo d.C. e morto a Nola il 15 novembre dell’anno 95, fu il primo vescovo della diocesi di Nola. Viene venerato dalla Chiesa cattolica come santo e martire. Ma cosa sappiamo sul corpo del santo? Abbiamo certezza dei suoi resti? In uno studio recente sono state ricostruite le tracce storiche che portano alla localizzazione della sepoltura e alla conseguente nascita del culto devozionale per San Felice di Nola.

In corrispondenza dell’attuale territorio comunale di Cimitile e a breve distanza dalle ville di via Morelli, vico Nutrice e via Manzoni, è stata individuata un’area cimiteriale costituita da una quindicina di mausolei e da tombe. Sappiamo che qualche decennio prima della deposizione di San Felice nella necropoli, si era formato un nucleo di tombe cristiane ornate di affreschi. San Paolino di Nola riferisce che San Felice fu seppellito in una solitaria e profumata campagna, ma non fornisce indicazioni sulla tipologia della sepoltura. Gli scavi hanno appurato che il santo fu inumato in una sepoltura privilegiata nell’ambito della preesistente necropoli. Anni più tardi la sua tomba venne interessata da un intervento volto a consentire alla comunità cristiana una più adeguata venerazione. Al centro della lastra di marmo furono praticati due fori circolari di diverso diametro la lastra. Questo dettaglio ha permesso di identificare la sottostante sepoltura con la tomba di San Felice. San Paolino di Nola racconta che i fedeli cospargevano di profumo di nardo la tomba e ne traevano unguenti resi salutari dal contatto. I fori e la loro posizione rispetto alla tomba sottostante rinviano alla consuetudine, diffusa in ambito pagano ma anche tra i cristiani, di versare nelle tombe latte, miele, vino, sostanze aromatiche attraverso fori o piccoli tubi che terminavano in corrispondenza del capo del defunto. Le inumazioni usufruivano, grazie alla vicinanza alla tomba venerata, dell’energia salvifica attribuita alla presenza del corpo santo.  Il sepolcro di San Felice rientra a pieno titolo in questa prassi. Nei secoli a venire la zona direttamente confinante con il santuario di San Felice fu utilizzata in ugual modo sia da cristiani sia da pagani come luogo di sepoltura.

Secondo il racconto della tradizione, un giorno il giovane Felice liberò con la sua preghiera due uomini indemoniati e il governatore di Nola Archelao, pressato dai sacerdoti pagani, lo arrestò per interrogarlo. Mentre cercava di costringerlo ad adorare le divinità pagane in un tempio della città, una profonda voragine inghiottì l’edificio. In seguito a questo episodio, Felice fu acclamato dal popolo vescovo di Nola e lo stesso Archelao chiese di essere battezzato. La devozione per San Felice a Nola è ancora molto viva. Il 15 novembre o in alternativa l’8 dicembre un liquido rugiadoso detto manna scorre in un calice attraverso una fessura del muro oltre il quale è seppellito San Felice. Oggi, così come in passato, i nolani traggono buoni auspici dal ripetersi annuale di questo evento. Ma anche la città di Napoli ha un legame di riconoscenza con il santo di Nola. Si narra che il 26 aprile 1872, durante un’eruzione del Vesuvio, la statua di marmo del santo, eretta nel 1796 e oggi inglobata nella villa comunale (nella foto a destra), si contorse irreversibilmente sulla sinistra, in direzione della colata lavica, proteggendo la città minacciata da una nube di ceneri e lapilli. Il 15 novembre dello stesso anno, dopo aver svolto un regolare processo canonico, il vescovo di Nola mons. Giuseppe Formisano riconobbe ufficialmente la prodigiosa contorsione della statua, molto venerata dal popolo e dai fedeli del nolano.

 

Cfr: C. EBANISTA, Il Santuario Martiriale di San Felice a Cimitile/Nola, in Studia historica tarraconensia 8, 2018
G. VITOLO a cura di, Le città campane fra tarda antichità e alto medioevo,  Salerno 2005

Testi e foto da Wikipedia, voce “Felice di Nola

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