
Uno studio multicentrico evidenzia una riduzione significativa della neutropenia febbrile durante la chemioterapia di induzione.
Roma – La ricerca italiana apre nuovi scenari nel campo delle terapie di supporto in oncologia pediatrica. I risultati di uno studio multicentrico, pubblicati sulla rivista “Haematologica”, indicano che la lattoferrina bovina potrebbe contribuire in modo significativo a ridurre alcune delle complicanze più critiche associate ai trattamenti chemioterapici nei bambini affetti da tumori ematologici. Lo studio, condotto su pazienti pediatrici sottoposti a chemioterapia di induzione, ha adottato un disegno randomizzato in doppio cieco, considerato il più elevato standard metodologico in ambito scientifico. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno trattato con lattoferrina bovina per via orale, l’altro con placebo, senza che né i medici né i pazienti fossero a conoscenza del trattamento somministrato.
“Questo lavoro rappresenta il primo studio randomizzato in doppio cieco che valuta l’impatto della lattoferrina bovina sul microbiota intestinale e sulla neutropenia in un contesto clinico estremamente complesso” ha spiegato la dottoressa Nunzia Decembrino, coordinatrice nazionale dello studio. “I risultati ottenuti sono stati clinicamente rilevanti e aprono a nuove prospettive terapeutiche”. La ricerca, promossa in collaborazione con il professor Marco Zecca dell’IRCCS San Matteo di Pavia e con il coinvolgimento del gruppo di Terapia di Supporto dell’AIEOP, ha coinvolto nove centri italiani di oncoematologia pediatrica. Alla base dello studio vi è un’ipotesi scientifica solida: il parallelo tra i neonati prematuri e i bambini sottoposti a chemioterapia, entrambi caratterizzati da difese immunitarie compromesse e da una maggiore vulnerabilità alle infezioni.
Uno degli elementi centrali dell’indagine riguarda il microbiota intestinale, sempre più riconosciuto come fattore determinante nella risposta immunitaria. Nei bambini affetti da leucemia, già all’esordio della malattia si osserva una condizione di disbiosi, ulteriormente aggravata dalla chemioterapia, che altera la mucosa intestinale e favorisce la proliferazione di batteri patogeni. Questo squilibrio può portare a infezioni severe e a complicanze potenzialmente fatali. Tra queste, la neutropenia febbrile rappresenta una delle più frequenti e pericolose. Si tratta di una condizione caratterizzata dalla comparsa di febbre in presenza di un numero molto basso di neutrofili, cellule fondamentali per la difesa immunitaria. Oltre al rischio diretto per la salute del paziente, questa complicanza comporta un aumento dei ricoveri, un uso intensivo di antibiotici e il conseguente rischio di sviluppare resistenze microbiche.
I risultati dello studio indicano che l’assunzione di lattoferrina bovina ha determinato una riduzione del 37% degli episodi di neutropenia febbrile rispetto al gruppo placebo, con un impatto ancora più evidente nelle forme più gravi. Parallelamente, l’analisi del microbiota ha mostrato un miglior mantenimento della diversità batterica nei pazienti trattati, con una riduzione dei ceppi patogeni e un incremento di quelli benefici, in particolare dei produttori di butirrato, una sostanza fondamentale per l’integrità della mucosa intestinale e per la modulazione della risposta infiammatoria. “La lattoferrina è una glicoproteina naturale con proprietà immunomodulanti, antimicrobiche e anti-infiammatorie” ha sottolineato Decembrino. “È presente nel latte materno e nei neutrofili e rappresenta una molecola sicura, già ampiamente studiata in ambito neonatologico. Il suo utilizzo in questo contesto si è dimostrato ben tollerato e privo di rischi per pazienti particolarmente fragili”.
Pur trattandosi di uno studio pilota, i risultati aprono a scenari di grande interesse. “Saranno necessari ulteriori studi su casistiche più ampie per confermare questi dati” ha precisato la coordinatrice. “Ma se confermati, potremmo disporre di una terapia di supporto capace di ridurre l’uso di antibiotici e migliorare significativamente la qualità delle cure”. La ricerca evidenzia, ancora una volta, il ruolo centrale del microbiota intestinale nei processi patologici e terapeutici, suggerendo che strategie mirate al suo equilibrio possano rappresentare una nuova frontiera nella medicina oncologica. In un contesto in cui le complicanze infettive restano una delle principali sfide, l’utilizzo di molecole naturali come la lattoferrina potrebbe contribuire a rendere i percorsi di cura più sicuri ed efficaci, soprattutto nei pazienti più vulnerabili.








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