C’è un dato che, più di ogni altro, fotografa il cambiamento in atto nell’economia italiana. Nel 2025 non sono stati i tradizionali motori produttivi del Nord a sostenere la crescita dell’occupazione nazionale, ma il Mezzogiorno. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat sull’andamento del prodotto interno lordo e dell’occupazione territoriale, il Sud registra infatti un incremento degli occupati pari all’1,5%, il valore più elevato dell’intero Paese, superiore alla media nazionale dell’1,1% e ai risultati conseguiti dal Nord-Ovest (+0,9%), dal Nord-Est (+0,8%) e dal Centro (+1,1%).
Un risultato che assume un significato particolare perché ribalta, almeno in parte, uno schema consolidato da decenni. Per la prima volta è il Mezzogiorno a rappresentare il principale motore della crescita occupazionale italiana, confermando come gli investimenti pubblici, le trasformazioni del mercato del lavoro e il rafforzamento di alcuni comparti produttivi stiano producendo effetti concreti anche nelle regioni meridionali. La crescita dell’occupazione nel Sud si concentra soprattutto nei servizi finanziari, immobiliari e professionali, settore che registra un incremento del 2,8%, seguito dagli altri servizi, in aumento del 2,4%. Numeri che raccontano un’economia meridionale sempre meno esclusivamente legata ai comparti tradizionali e sempre più orientata verso attività ad alto contenuto professionale, consulenziale e innovativo. Parallelamente continua a mostrare segnali positivi anche il comparto commerciale, dei trasporti, del turismo e della ristorazione, che contribuisce in maniera significativa alla crescita del valore aggiunto dell’intera area meridionale. Proprio commercio, pubblici esercizi, trasporti e telecomunicazioni rappresentano infatti il settore che registra la migliore performance economica nel Mezzogiorno, con un incremento dello 0,9%.
Un altro elemento di particolare interesse riguarda l’agricoltura. Mentre nelle regioni del Centro-Nord il comparto agricolo registra una flessione generalizzata — con cali dello 0,8% nel Nord-Ovest e dell’1,6% nel Nord-Est — il Mezzogiorno mostra una crescita dell’1%, confermando la vitalità di un settore che negli ultimi anni ha saputo innovarsi attraverso produzioni di qualità, export agroalimentare, filiere certificate e sviluppo del turismo rurale. Anche il prodotto interno lordo presenta un andamento positivo. L’Istat stima infatti una crescita del PIL nazionale dello 0,5%, mentre il Mezzogiorno registra un risultato leggermente superiore, pari allo 0,6%. Un dato che evidenzia una dinamica economica più equilibrata rispetto al passato, nella quale la crescita del Sud contribuisce in misura sempre più significativa allo sviluppo complessivo del Paese. Il confronto con il resto d’Italia restituisce scenari differenti. Nel Nord-Ovest continua a trainare soprattutto il settore delle costruzioni, che cresce del 4,1%, sostenuto ancora dagli investimenti infrastrutturali e dagli interventi di riqualificazione edilizia. Più contenuta appare invece la dinamica dell’industria manifatturiera, che registra appena un +0,1%, mentre risultano in calo agricoltura e altri servizi.
Nel Nord-Est è il commercio a mostrare la migliore performance (+2,7%), accompagnato da una crescita delle costruzioni (+1,6%), mentre industria e servizi finanziari evidenziano una fase di rallentamento. Nel Centro, invece, il quadro appare più equilibrato, con una crescita sostenuta dalle costruzioni (+4%), dall’industria (+1,6%) e da una lieve espansione dell’agricoltura. Il dato occupazionale del Mezzogiorno assume un valore ancora più significativo se letto nel contesto delle profonde trasformazioni che stanno interessando il mercato del lavoro italiano. Negli ultimi anni gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, le politiche di incentivo alle imprese, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, il rafforzamento delle infrastrutture e l’espansione di numerosi comparti del terziario avanzato stanno modificando progressivamente la geografia economica nazionale. In molte aree del Sud stanno emergendo nuovi poli logistici, investimenti industriali, hub tecnologici e iniziative legate alla transizione energetica, capaci di generare nuova occupazione qualificata e di attrarre professionalità che fino a pochi anni fa trovavano opportunità quasi esclusivamente nelle regioni settentrionali.
Naturalmente le criticità storiche non possono considerarsi superate. Il divario occupazionale rispetto al resto d’Europa resta ancora ampio, così come permangono differenze territoriali nella qualità dell’occupazione, nei livelli salariali e nella partecipazione femminile al mercato del lavoro. Tuttavia i dati Istat indicano con chiarezza che il Mezzogiorno non rappresenta più soltanto un’area da sostenere, ma sempre più un territorio capace di contribuire direttamente alla crescita economica nazionale. La sfida dei prossimi anni sarà consolidare questa tendenza, trasformando gli effetti positivi degli investimenti pubblici in sviluppo strutturale, favorendo innovazione, formazione, infrastrutture e competitività delle imprese. Perché il dato dell’1,5% registrato nel 2025 non rappresenti un episodio isolato, ma l’inizio di una stagione nella quale il Sud diventi definitivamente uno dei protagonisti della crescita italiana. Le stime diffuse dall’Istat sembrano indicare proprio questa direzione: un Paese che continua a crescere, ma con un equilibrio territoriale nuovo, nel quale il Mezzogiorno assume finalmente un ruolo centrale nella costruzione dello sviluppo economico nazionale.







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