L’iniziativa promossa con Pina Picierno, Spazio Pubblico e le forze liberali, popolari, riformiste e socialiste liberali nasce per costruire un’alternativa al bipopulismo e alle ambiguità sulla collocazione internazionale dell’Italia.

Primo appuntamento in Campania per “L’Europa chiamò”, il percorso politico e culturale che punta a costruire un centro riformatore, europeista e liberaldemocratico, capace di parlare al Paese in una fase segnata da guerre, instabilità internazionale e crescente ambiguità di una parte del dibattito pubblico italiano sulla minaccia russa. L’iniziativa nasce dalla convinzione che la linea sia stata oltrepassata da tempo. Le ultime dichiarazioni di Giuseppe Conte, pronunciate dal palco napoletano del cosiddetto “campo largo”, secondo cui la “minaccia russa” sarebbe una presunta costruzione geopolitica, insieme alle posizioni di tenore simile espresse negli ultimi giorni da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, rappresentano un campanello d’allarme gravissimo.

Sono parole che, secondo i promotori dell’appuntamento, ribaltano la realtà proprio mentre l’intelligence conferma infiltrazioni di spie nel nostro Paese e Mosca intensifica gli attacchi contro Kyiv. Non si tratta più di semplice propaganda. È una linea rossa, o “russa”, che è stata superata. E il silenzio di chi, dentro il cosiddetto “campo largo”, ambisce a guidare la coalizione viene giudicato altrettanto incomprensibile e preoccupante. Le democrazie non si difendono cedendo alle narrazioni di chi vuole indebolirle. Chi flirta con posizioni ambigue sulla Russia, così come chi insegue le derive sovraniste e filorusse, lavora di fatto alla disgregazione dell’Europa e alla messa in discussione della collocazione internazionale dell’Italia.

Nel mirino anche il neopartito di Roberto Vannacci, definito dai promotori dell’iniziativa come espressione di un sovranismo caricaturale e pericoloso, dopo le dichiarazioni sulla possibilità di accettare finanziamenti da Stati stranieri, inclusa la Russia. Chi si presta a questo gioco per convenienza, sopravvivenza politica o brama di governo, viene collocato fuori da qualsiasi perimetro riformista, liberaldemocratico ed europeista. Il punto politico è netto: è arrivato il momento di scegliere da che parte stare. Non sono più tollerabili ambiguità sulla sicurezza comune, sulla difesa europea e sulla collocazione internazionale dell’Italia.

Serve un’Europa forte, indipendente, capace di fare scudo contro le minacce di Vladimir Putin, Donald Trump e Xi Jinping. E serve una politica che abbia il coraggio di dire la verità, anche quando è scomoda. Il quadro italiano, intanto, appare sempre più distante dalla gravità del momento internazionale. Mentre sono in corso due guerre e mentre gli europei sfilano, per la prima volta nella storia, insieme agli ucraini a Parigi, la politica italiana si consuma attorno alla legge elettorale. La maggioranza va sotto in Parlamento, il campo largo strilla “elezioni” senza avere un leader, un programma e una linea chiara di politica estera. È l’immagine plastica di un’Italia allo sbando, con destra e sinistra protagoniste di un teatrino rumoroso e inconcludente.

Da qui la necessità di riportare la politica a occuparsi di cose serie: sicurezza, Europa, politica estera, difesa comune, crescita, responsabilità internazionale. “L’Europa chiamò” si inserisce in questo scenario come primo passo di un percorso che punta a costruire un’alternativa di centro al bipopulismo italiano. Un’alternativa indipendente, pragmatica, lontana dalle ambiguità verso populismi e sovranismi. Insieme a Pina Picierno, Spazio Pubblico e alle forze europeiste, riformiste, liberali, popolari e socialiste liberali, l’obiettivo è dare vita a un centro politico nuovo, capace di parlare a chi non si riconosce né nella destra sovranista né in una sinistra prigioniera delle proprie contraddizioni.

Un centro riformatore ed europeista che non insegua la protesta, ma costruisca soluzioni. Che non cavalchi le paure, ma difenda la democrazia. Che non utilizzi l’Europa come slogan, ma la consideri il vero spazio politico della sovranità contemporanea. La Campania diventa così il luogo del primo appuntamento di una sfida più ampia: rimettere al centro la responsabilità, la serietà della politica e la scelta europeista come fondamento di una nuova proposta per l’Italia. Perché oggi più che mai l’Europa chiama. E la politica italiana non può continuare a voltarsi dall’altra parte.

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