Di Angelo Maglione
Dottorando in Scienze Sociali
Ho fatto un viaggio in Spagna per un congresso di dottorato e, con grande sorpresa, ho constatato che i prezzi del carburante erano molto più bassi rispetto all’Italia. Mi sono chiesto il perché e ho deciso di indagare. Ho ipotizzato che il governo spagnolo avesse corsie preferenziali per l’acquisto del petrolio a causa della posizione politica assunta nei recenti fatti internazionali ma, niente di tutto questo. La Spagna paga il petrolio come l’Italia, quindi le differenze riguardano esclusivamente la gestione interna della tassazione. La mobilità è molto importante per lo sviluppo dell’economia e il suo costo elevato contribuisce all’aumento dei prezzi di tutte le materie prime con conseguenze sui prezzi al consumo. Inoltre blocca il turismo, perché un prezzo del carburante elevato disincentiva i turisti a recarsi in un Paese in cui la spesa per gli spostamenti sia così elevato. Per la mia personale esperienza, ho risparmiato circa 70 euro per ogni pieno effettuato in Spagna col mio mezzo, senza contare il risparmio dovuto alla percorrenza di ottime strade senza pedaggio. Nel corso della mia indagine, ho scoperto che le stazioni low-cost spagnole di benzina e diesel possono scendere nella fascia di 1,28-1,35 euro al litro. In Italia le medie restano vicine o superiori a 1,90 euro, soprattutto per effetto della tassazione e della diversa struttura della rete distributiva. Il divario non emerge soltanto dal confronto tra le medie nazionali. La differenza più evidente riguarda soprattutto i prezzi minimi praticati dalle stazioni low-cost. In Spagna è possibile trovare benzina e diesel nella fascia compresa tra 1,28 e 1,35 euro al litro, mentre in Italia, nello stesso periodo, prezzi di questo livello risultano sostanzialmente impossibili da trovare.
Per onestà occorre precisare che cifre più basse non rappresentano la media dell’intero mercato spagnolo. Si tratta di offerte praticate soprattutto da distributori indipendenti, impianti automatizzati, catene low-cost e punti vendita collegati alla grande distribuzione. Tuttavia, sono prezzi realmente disponibili alla pompa e mostrano quanto sia ampio il margine di risparmio rispetto alla rete italiana. A luglio 2026 alcune stazioni della catena Plenergy indicano, per esempio, circa 1,309 euro al litro per il diesel e 1,325 euro per la benzina. In altre località, grazie a promozioni o particolari politiche commerciali, il prezzo poteva avvicinarsi a 1,28 euro. La media nazionale spagnola si attesta, nella seconda settimana di luglio intorno a 1,52 euro per la benzina e 1,54 euro per il diesel. Anche prendendo come riferimento le medie, tuttavia, il confronto con l’Italia rimane nettamente favorevole alla Spagna.
Tra il 10/12 luglio 2026 il prezzo medio nazionale italiano della benzina self-service risultava vicino a 1,879 euro al litro. Nei giorni immediatamente precedenti il gasolio si collocava intorno a 1,97-1,99 euro. In Spagna, nello stesso periodo, le medie nazionali restavano poco sopra 1,50 euro. Ciò significa che, anche senza cercare le stazioni più economiche, il consumatore poteva risparmiare mediamente tra 36 e 45 centesimi su ogni litro acquistato.
Il divario diventa ancora più evidente confrontando i prezzi minimi disponibili nei due Paesi. In Italia, anche presso le pompe bianche più convenienti, la tassazione fissa limita fortemente la possibilità di scendere sotto determinate soglie. In Spagna, invece, la combinazione tra minori imposte, grandi volumi di vendita e una rete low-cost molto sviluppata permette ad alcuni operatori di applicare prezzi decisamente inferiori. Alla fine di giugno, nell’area di Madrid, alcune stazioni proponevano benzina intorno a 1,299-1,30 euro al litro. All’inizio di luglio diversi distributori economici e punti vendita legati ai supermercati indicavano valori vicini a 1,33 euro per la benzina e 1,39 euro per il diesel.
Dopo il ritorno dell’IVA spagnola al 21%, alcuni prezzi sono aumentati. Il 9 luglio, per esempio, diverse reti economiche riportavano valori intorno a 1,42-1,43 euro. La variabilità delle rilevazioni conferma che il prezzo minimo deve essere sempre collegato a una precisa località e a una determinata giornata. Ciò non cambia però il dato sostanziale: in Spagna la fascia di 1,28-1,35 euro è realmente raggiungibile, mentre in Italia non trova un equivalente nel mercato ordinario. Il risparmio effettivo dipende dalla capacità del serbatoio, dal tipo di carburante, dalla zona e dal distributore scelto. Prendendo come esempio un normale serbatoio da 50 litri, un pieno di benzina calcolato sui prezzi medi può costare circa 94 euro in Italia e circa 76 euro in Spagna, con una differenza vicina a 18 euro. Per il diesel il divario medio può superare i 20 euro. Nel caso di camper, furgoni o automobili dotate di serbatoi più grandi, la differenza diventa ancora più evidente. Con un serbatoio da 90 litri, un rifornimento effettuato in Spagna al prezzo di 1,28 euro al litro costa 115,20 euro. Lo stesso quantitativo acquistato in Italia a 2,05 euro al litro costa 184,50 euro.
La differenza è pari a 69,30 euro: in uno scenario di confronto tra una pompa low-cost spagnola particolarmente conveniente e un distributore italiano molto costoso, un pieno da 90 litri può quindi costare fino a circa 70 euro in meno. Si tratta di un esempio di massima e non della differenza tra le medie nazionali. Il calcolo serve però a mostrare quanto la scelta del luogo del rifornimento possa incidere sui costi di viaggio. Dal 22 marzo al 30 giugno 2026 il governo spagnolo ha ridotto temporaneamente l’IVA sui carburanti dal 21% al 10%, come misura straordinaria per contenere l’aumento dei prezzi energetici. Dal 1° luglio 2026, invece, l’IVA è tornata all’aliquota ordinaria del 21%. Il governo spagnolo ha comunque mantenuto durante l’estate una riduzione temporanea dell’imposta speciale sugli idrocarburi, attenuando in parte gli effetti del ritorno dell’IVA ordinaria.
In Italia l’IVA applicata ai carburanti è invece del 22%. La differenza di un solo punto percentuale tra le due aliquote ordinarie non basta però a spiegare il forte divario dei prezzi. Il peso maggiore deriva soprattutto dalle accise e dal diverso funzionamento del mercato distributivo. La tassazione rappresenta uno dei principali fattori che separano il prezzo italiano da quello spagnolo. In Spagna l’imposta speciale ordinaria sugli idrocarburi è storicamente pari a circa 0,473 euro al litro sulla benzina e 0,379 euro sul diesel, anche se nel 2026 sono state applicate riduzioni temporanee.
In Italia le aliquote sono state modificate più volte nel corso dell’anno. Non è quindi corretto utilizzare automaticamente il valore di 0,67290 euro al litro per descrivere l’intero mese di luglio. Dal 7 giugno al 3 luglio 2026 l’accisa era stata rideterminata in 0,62290 euro al litro sia per la benzina sia per il gasolio. Le aliquote devono quindi essere valutate facendo riferimento al periodo esatto di applicazione. La differenza è particolarmente marcata sul diesel. Prima ancora di calcolare l’IVA, l’accisa italiana può superare quella spagnola di oltre 20 centesimi al litro.
In entrambi i Paesi l’IVA viene calcolata sul prezzo complessivo composto dal valore industriale del carburante, dal margine commerciale e dall’accisa. Nel linguaggio comune si parla quindi di “tassa sulla tassa”, perché l’IVA viene applicata anche sulla componente rappresentata dall’accisa. Sebbene questo meccanismo non riguardi soltanto l’Italia ma sia presente anche in Spagna, la differenza sta nel fatto che quando l’accisa iniziale è più bassa, risulta minore anche l’IVA calcolata su quella componente. Nel dibattito pubblico si ricordano frequentemente la guerra d’Etiopia, la crisi del Canale di Suez, il disastro del Vajont, l’alluvione di Firenze e numerosi terremoti.
Oggi l’automobilista non paga una serie di imposte separate, ciascuna ancora formalmente destinata a un singolo evento del passato. Le precedenti maggiorazioni sono state progressivamente assorbite nell’aliquota complessiva dell’accisa prevista dal “Testo unico delle accise” che di fatto, però, costituiscono la causa primaria della differenza di prezzo tra i due Paesi. Le roboanti dichiarazioni di cancellazioni di tali imposte, che sono stati istituiti una tantum nel corso della storia e mai più eliminate sono rimaste promesse non mantenute. Nessun governo ha il coraggio di cancellare queste entrate “illecite” nelle casse dello Stato in favore di un incentivo reale alla mobilità commerciale ed economica. È quindi corretto affermare che l’elevato livello della tassazione italiana derivi anche da aumenti accumulati nel corso dei decenni.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il costo del carburante prima dell’applicazione delle imposte. Per la benzina, il prezzo industriale italiano risulta addirittura leggermente inferiore. Ciò conferma che la maggiore spesa sostenuta dagli automobilisti italiani deriva principalmente dalla componente fiscale. La Spagna dispone di una rete molto sviluppata di distributori automatici e low-cost. Catene come Plenergy, Petroprix, Ballenoil e BonÀrea competono con i distributori dei supermercati e con le compagnie petrolifere tradizionali. Questi operatori riescono a ridurre i costi grazie a impianti automatizzati, servizi essenziali, personale limitato, elevati volumi di vendita e margini commerciali contenuti.
Nel 2025 le stazioni low-cost avevano raggiunto circa il 29% del mercato spagnolo, rispetto all’8,5% del 2019. La crescita di questo modello ha aumentato la concorrenza e ha contribuito a comprimere ulteriormente i prezzi. Secondo alcune rilevazioni delle associazioni spagnole dei consumatori, le reti più economiche possono offrire un risparmio fino a circa 18 centesimi al litro rispetto alle compagnie tradizionali presenti nello stesso Paese. Il carburante costa generalmente meno in Spagna soprattutto per tre motivi: una tassazione sugli idrocarburi mediamente più contenuta, una forte diffusione delle stazioni low-cost e una rete distributiva capace di vendere grandi volumi con margini ridotti. A luglio 2026 la benzina e il diesel spagnoli presentano medie nazionali intorno a 1,52-1,54 euro al litro, contro circa 1,88-1,99 euro in Italia.





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