Ci sono episodi di inutile ferocia che i libri di storia non ricordano, ma che bisogna trasmettere alle nuove generazioni, perché di fronte alle assurdità della guerra, la dignità e il diritto di un uomo non vengano mai più calpestati. Era il 12 settembre 1943 e i nazisti, pressati dall’avanzata degli alleati, occupavano Napoli. Pochi giorni prima Badoglio aveva firmato l’armistizio con il nuovo alleato d’oltreoceano.. La Germania non perdonò all’Italia quell’affronto: Hitler chiese al comandante Walter Shöll che Napoli venisse ridotta a “fango e cenere”. Il coprifuoco fu proclamato immediatamente e lo stato d’assedio imponeva di passare per le armi tutti coloro che si fossero mostrati ostili alle forze naziste.

La mattina di quel giorno “alle 18 e 30 Eisenhower rendeva nota l’entrata in vigore dell’Armistizio di Cassibile, confermato poco più di un’ora dopo dal proclama del maresciallo Pietro Badoglio trasmesso dai microfoni dell’EIAR. Le forze armate italiane, come in tutto il Paese, a causa della mancanza di ordini dei comandi militari si trovarono allo sbando anche a Napoli. Qui la situazione era diventata caotica per la diserzione di molti alti ufficiali, incapaci di assumere iniziative se non addirittura conniventi con i nazisti. Seguì lo sbando delle truppe, incapaci a loro volta di difendere la popolazione civile dalle angherie tedesche. Il 12 settembre i tedeschi decisero di sospendere i preparativi per la ritirata e di instaurare col terrore il loro pieno dominio sulla città.  Un marinaio di leva di Ravello, Andrea Mansi, di 24 anni, faceva ritorno a Napoli, dove prestava servizio presso l’ospedale militare di Fuorigrotta, dopo una licenza breve. Giunto presso l’Ospedale di Fuorigrotta Andrea Mansi non trovò nessuno. Erano spariti tutti. Non sapendo cosa fare, ma soprattutto non essendo a conoscenza di ciò che a Napoli stava accadendo (in tanti, parenti e amici gli avevano consigliato di non fare ritorno a Napoli), si diresse verso il centro, vestito della divisa militare bianca della Regia Marina, speranzoso di incontrare qualche suo commilitone. Ma riconosciuto dalla bianca divisa Andrea venne fatto prigioniero, ingiustamente accusato di aver attentato alla vita di un militare tedesco. Fu condotto sulla soglia della sede centrale dell’Università Federico II ancora in fiamme, per essere fucilato. All’esecuzione furono costretti ad assistere numerosi civili, ai quali venne dato ordine di inginocchiarsi ed applaudire alla fucilazione, sotto l’occhio di una macchina da presa della Gestapo. Una lapide posta sulle scale dell’ateneo ancora oggi ricorda quel supplizio. Il corpo di Andrea Mansi (nella foto a lato) venne tumultuato nel cimitero di Napoli e traslato a Ravello solo il 17 marzo 1951”.

 

Cfr: http:// https://www.ilvescovado.it – Foto dal Wikipedia

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