
di Dante Cicchini
Brevi notizie storiche sull’abitato.
L’origine del primo nucleo abitativo dell’attuale borgo di Macchia d’Isernia non è facilmente individuabile: mancano riferimenti documentali univoci e ricostruzioni concordanti. Tuttavia, una traccia delle ragioni per cui i suoi primi abitanti abbiano potuto scegliere proprio questo luogo e non altri, è riposta nel nome stesso storicamente tramandato.
Perché Macchia, o meglio, come era detta in tempi antichi, Maccla? Si pensa che tale nome abbia voluto indicare una macchia nel senso di bosco dotato di fitta vegetazione, o forse un luogo che, per la bianchezza della sua roccia o della pietra dello stesso abitato posto sul colle, marcava una parte distintiva, una macchia appunto, nel verde uniforme del territorio sottostante.
Il Galanti ci informa che un borgo chiamato Maccla esisteva già nel XII secolo, mentre Ciarlanti, nelle Memorie Historiche del Sannio, parla per gli stessi secoli di una Macchia nei pressi di Aesernia. Ma l’esistenza di Macchia sembra precedere quel secolo, se è vero che nel Chronicon Volturnense, uno dei testi altomedievali in assoluto più importanti, datato al principio del XII secolo, si parla del saccheggio dei saraceni in Santa Maria ad Maccle, cioè nei pressi di Macchia, sul finire del secolo IX. Forse la stessa Macchia, per la posizione di vedetta sulla valle del Volturno, fu occupata dagli arabi e adoperata come roccaforte da cui partire per le incursioni nel territorio. Di qui sembra discendere lo stesso toponimo Macchia Saracena che fino al 1600 denoterà l’abitato.
È dunque certo che intorno all’anno mille Maccla o Macchia Saracena fosse già abitata e costituisse un feudo a se stante, come testimonia il Catalogus baronum. Assegnato a diverse famiglie nobili, il feudo divenne comune autonomo nel 1848 e nel 1861 prese l’attuale denominazione di Macchia d’Isernia.
Monumenti
Castello baronale D’Alena. Il “Palazzo baronale” (come lo chiamano tutti) è il simbolo di Macchia d’Isernia. Edificato nel 1100 da Clementina, figlia di Federico II il Normanno, il castello domina la piazza in cima al colle, e cinge i due ingressi al borgo storico, che si sviluppa alle sue spalle con pianta circolare. Dal punto di vista storico-artistico, rapprsenta l’esempio di un sincretismo diacronico di stili: la struttura con torre di origine normanna fu nei secoli ampliata da una torre aragonese, e infine da una loggia di sette archi e una corte di epoca rinascimentale. Il castello assunse la propria forma definitiva nel Cinquecento, quando da maniero divenne un arioso palazzo. La storia del paese si sviluppa quasi per intero in simbiosi con quella del suo castello, ma parlarne richiederebbe uno spazio che qui non è possibile occupare.
Chiesa di San Nicola. La chiesa, risalente al XIV secolo, e inizialmente dedicata a San Biagio, fu restaurata nel 1780 e da allora dedicata a San Nicola di Bari. È posta sulla sommità del colle in stretta adiacenza con il palazzo baronale. La quadrangolare torre campanaria, anch’essa in pietra bianca irregolare, si staglia di fronte alla torre interna del palazzo, conferendo all’abitato la prospettiva distintiva delle due torri che svettano osservandosi.
Calidio Erotico. La via Latina raggiungeva da Roma l’odierna San Pietro Infine (CE) e da lì, attraverso quattro cippi miliari, proseguiva in direzione di Isernia. Tra le numerose tabernae che costeggiavano la strada accogliendo i viaggiatori spiccava, nel territorio odierno di Macchia d’Isernia, la taverna di Calidius Eroticus. In una parete interna era murata un’insegna singolare, oggi conservata al museo del Louvre di Parigi. Il bassorilievo, risalente all’età imperiale, raffigura una vignetta ante litteram con un oste, chiamato L. Calidius Eroticus, un viandante e un cavallo. Vi è inciso un dialogo dal gusto comico e salace:
L(ucius) Calidius Eroticus sibi et Fanniae Voluptati v(ivus) f(ecit).
Lucio Calidio Erotico fece da vivo per sé e per Fannia Voluttà.
Copo, computemus. Habes vini ((sextarium)) I, pane(m) a(sse) I, pulmentar(ium) a(ssibus) II. Convenit.
Oste, facciamo il conto. Hai un sestario di vino, un asse per il pane, due assi per le pietanze. D’accordo.
Puell(am) a(ssibus) VIII. Et hoc convenit.
La ragazza per otto assi. E anche su questo concordo.
Faenum mulo a(ssibus) II. Iste mulus me ad factum dabit!
Il fieno per il mulo per due assi. Questo mulo mi porterà alla rovina!
Il dialogo rappresenta un unicum nell’epigrafe coeva e ne è nato un grande dibattito tra gli studiosi circa il vero senso dell’iscrizione. In definitiva, possiamo dire che le prestazioni della locanda non dovevano riguardare il solo fabbisogno nutritivo.
Personaggi illustri
Papa Celestino V e Macchia d’Isernia. Pietro Angeleri, undicesimo figlio di una famiglia di contadini, nato all’inizio del XIII secolo (1215), da ragazzo si fece monaco benedettino per poi ritirarsi in preghiera in una caverna del monte Morrone nei pressi di Sulmona, tanto da essere passato alla storia come “Pietro da Morrone”. Prese gli ordini sacerdotali nel 1240, in anni difficili per il papato. In quei tempi l’elezione del papa era una questione rimessa nelle mani delle grandi monarchie europee (sono questi, del resto, gli anni in cui nasce la forma elettiva del conclave: i cardinali si rinchiudevano infatti cum clave anche per evitare le interferenze dall’esterno).
Il nostro giovane monaco benedettino trascorse la propria vocazione nella preghiera e nella meditazione, fondando eremi e chiese, e istituendo l’ordine dei Celestiniani. Verso il 1265 fece costruire sul Morrone un oratorio dedicato a Sant’Onofrio (patrono degli eremiti), dove nel 1293 si ritirò definitivamente in preghiera. Superati oramai gli ottant’anni, la vita gli riservò una grande sorpresa (o forse un tranello). Dopo la morte di papa Nicolò IV nell’aprile del 1292, i cardinali non riuscirono a eleggere il successore di Pietro, e, trascorsi altri ventisette mesi si decisero infine a scegliere l’anziano eremita, esempio massimo di pietas cristiana. Il 7 luglio 1294, Pietro Angeleri fu raggiunto sul Morrone dal re Carlo d’Angiò con una delegazione di vescovi che gli portarono la notizia dell’elezione. Si narra che Pietro tentennò e, dopo essersi ritirato in preghiera nella grotta, non poté che accettare la volontà del Signore. L’incoronazione avvenne il 29 agosto nella basilica di Collemaggio a L’Aquila e prese il nome di Celestino V. Intento a salvare l’umanità dal peccato, concesse subito la prima indulgenza plenaria della storia (di cui ogni anno ricorre l’anniversario con la celebre festa della Perdonanza nella basilica di Collemaggio).
In pochi giorni, però, quel “povero cristiano” venne completamente assoggettato alla ragnatela di poteri di Carlo d’Angiò, che addirittura lo convinse a trasferire la Curia a Napoli. Il grande regista di quelle settimane fu il cardinale Benedetto Caetani, che prima aiutò Celestino e poi ne favorì la “rinuncia”. Così, il 13 dicembre 1294, Celestino abdicò durante un concistoro leggendo un testo scritto da Caetani e, terminato di leggere, scese dal trono, depose gli abiti pontificali e indossò un saio da eremita. Il 23 dicembre seguente fu proclamato papa proprio il Caetani con il nome di Bonifacio VIII. Dante Alighierì definì il nuovo papa “lo principe de’ novi Farisei” (Inf. XXVII, 85).
In la provintia de terra de noe (sic), sotto al regnamo de Napoli, in uno castello, che se chiama Sancto Angelo, nasce lo gratioso Celestin.
Questi versi del XV secolo, di Stefano Tiraboschi, ormai da più di un secolo hanno riproposto la questione del luogo natio di Celestino V. Dilemma che ancor oggi procura acceso dibattito tra gli studiosi celestiniani e i cultori di storia locale, intenti ad attribuire i natali del santo a un qualche comune molisano. Per conto nostro, possiamo registrare come siano numerosi gli studi che affermano da circa un secolo che Pietro Angeleri possa essere nato nel territorio di Macchia d’Isernia in località colle Sant’Angelo (insisteva qui uno dei tre castelli allora ubicati lungo il fiume Vandra), dove i monaci avevano condotto una colonia di contadini sulmonesi che ospitò la famiglia Angeleri.
Economia, servizi, produzioni
DR Automobiles Groupe. Casa automobilistica fondata nel 1985 da Massimo Di Risio a Macchia d’Isernia, dove ha sede legale e stabilimenti produttivi. Offre una gamma di automobili tecnologicamente evolute e a basso impatto ambientale. Attualmente la filiera produttiva conta circa mille lavoratori.
Orsano Idro Agri. Azienda fondata negli anni ’70 da Antonio Osano e oggi condotta dai figli Vincenzo e Carmine, leader nel commercio al dettaglio di macchine, attrezzature e prodotti per l’agricoltura e il giardinaggio.
Fagiolo tabacchino. Conosciuto anche come “fasciòl a buzz”, prende il nome dalla sua colorazione marroncina. Apprezzato per la sua consistenza farinosa e tenera, è un prodotto d’eccellenza coltivato soprattutto nelle campagne di Macchia d’Isernia. Si semina dopo la raccolta dei cereali. La pianta è molto rustica e necessita di irrigazione non abbondante. La raccolta manuale si effettua in ottobre: una volta essiccate in campo, le piante vengono estirpate meccanicamente prima di procedere alla bacchiatura mediante mazze di legno chiamate “frust”.
Testimonianze antiche di questo fagiolo si hanno nei Mercuriali dei prodotti alimentari in commercio nel Molise, che risalgono ai primi dell’Ottocento.
La coltivazione del tabacchino avviene (ma oggi in modo sempre meno significativo) nella vasta plaga di terreni che si estendono, tra Fornelli e Macchia, sul lato sinistro del fiume Vandra: sono non solo terreni particolarmente adatti per proprietà chimiche alla coltivazione del fagiolo, ma copiosamente irrigate dalle acque a bassissimo residuo fisso della sorgente dei Natali (acque inserite da un’analisi di settore nella “classe di qualità” delle acque sorgive).
Manifestazioni musicali e culturali
Macchia blues festival. Ogni anno dal 1996, nel mese di luglio, il borgo di Macchia d’Isernia diventa scenario di una delle rassegne di musica blues più importanti e longeve del panorama nazionale. Negli anni il festival ha ospitato musicisti leggendari come Johnny Winter (in un concerto memorabile in zona Trinità), Rory Block, Carey Bell, Sandra Hall, Roberto Ciotti, Fabio Treves, Eric Sardinas, Nick Becattini, Fabrizio Poggi e tanti altri. I concerti sono dislocati tra le piazzette del centro antico e la piazza principale. Negli anni sono stati organizzati concorsi di chitarra blues e lezioni pomeridiane con gli artisti. Quest’anno il festival festeggia 30 anni dalla sua nascita con due grandi ospiti come Curtis Salgado e Fantastic Negrito.
Macchia DiVino. Mostra mercato dei vini e dei sapori. Quasi 52 anni fa, il 28 settembre 1974, nella mente del perito agrario Antonio Cicchini germogliò la geniale idea della 1° Mostra del vino locale per esaltare il pregio dei vini prodotti da ogni singola famiglia e farli apprezzare oltre regione. Dal 1976 in poi, la manifestazione passò nelle mani dell’amministrazione comunale e della Proloco Maccla, che da allora la organizzano annualmente, a ridosso della vendemmia, tra settembre e ottobre. La Mostra mercato del vino pentro, come fu a lungo denominata, nacque come iniziativa popolare: protagonisti erano gli stessi viticoltori locali, che gareggiavano per la palma di miglior vino macchiarolo dell’anno, facevano assaggiare e vendevano il loro prodotto, condividevano conoscenze e stampavano etichette in modo artigianale. Col tempo, complice anche la progressiva diminuzione di vigneti sul territorio, la mostra si è evoluta fino a coinvolgere i produttori della provincia di Isernia e dell’intera regione Molise. Negli ultimi anni, seguendo le esigenze dei mercati, la mostra, ridenominata Mostra dei vini e dei sapori, sperimenta un connubio tra vino e gastronomia: le piazzette del centro storico ospitano un percorso tra vini regionali e piatti locali in collaborazione con l’Associazione Italiana Cuochi e l’Accademia Italiana della Cucina.
Un puntuale convegno annuale sull’enogastronomia cerca di tesorizzare il patrimonio storico di conoscenze, riflettendo sulla situazione presente e sui programmi da intraprendere. Infine, da tre anni gli organizzatori hanno istituito in collaborazione con la Camera di Commercio del Molise il “Premio Ercole”, con cui sono insigniti i migliori vini dell’anno, evoluzione su scala regionale del primo premio per i vini locali di cinquant’anni fa (si tratta dell’unico concorso enologico molisano, autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole con decreto n. 377113 del 19/07/22). Durante la manifestazione, della durata di tre o quattro giorni, si riversano nel borgo visitatori e curiosi non solo dalle regioni limitrofe.
Bibliografia
– Ciarlanti, Memorie Historiche del Sannio, Isernia 1644.
– Chronicon Volturnense, Roma 1938.
– R.Tullio, Macchia dentro la Storia, Istituto Molisano di Studi e Ricerche, Roma 1993.
– Catalogus Baronum, a cura di Jamison, Roma 1972.
– A. Grano, Macchia d’Isernia, Luca Torre Editore, 2002.
– Galanti, Descrizioni del Molise, rif. XII secolo.
– F. Valente, Isernia-origini e crescita di una città, CB 1982.
– A. Mattei, Storia d’Isernia, Napoli 1978, II, p. 99.
– Archivio di Stato, Mercuriali dei prodotti alimentari molisani, Saggi 34, rif. 1800.
– E. Del Signore, Non fu di Celestino V il gran rifiuto, Tip. Rotatori, 1984.








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