
Acque in strada al Votano e muretto crollato dopo un mese dall’inaugurazione: il consigliere Fabio Chiarelli accusa l’Amministrazione di incuria cronica, qualità scadente delle opere e mancanza di manutenzione, promettendo interrogazioni in Consiglio.
Martina Franca si risveglia lunedì sotto un cielo plumbeo madido di polemiche dopo il nubifragio domenicale che ha messo in ginocchio la viabilità, sommerso quartieri interi e squarciato il velo di una gestione amministrativa che l’UDC bollata come inadeguata e visionaria solo sulla carta. Il consigliere comunale Fabio Chiarelli irrompe nel dibattito con un j’accuse senza sfumature, puntando il dito contro l’Amministrazione Palmisano reo di non aver preparato la città a piogge che non sono eventi biblici ma routine climatica mediterranea, con allagamenti diffusi che hanno paralizzato arterie principali, costretto residenti a slalom acquatici e mobilitato squadre di emergenza in una danza tragicomica di idrovore e transenne.
La zona Votano diventa emblema di una fragilità strutturale annosa, dove deflussi idrici inceppati trasformano vicoli in fiumi carsici e confermano una vulnerabilità che l’UDC non accetta più come fatalità ma denuncia come figlia di anni di inerzia, con reti fognarie obsolete e assenti che trasformano ogni temporale in ordalia per automobilisti e pedoni. Ma il colpo di grazia arriva dal quartiere Sanità, dove un muretto a secco della piazza omonima, sbandierata a dicembre come gioiello di riqualificazione urbana e baluardo di sicurezza per famiglie e bambini, si sgretola sotto il peso di un acquazzone ordinario, isolando l’area giochi e transennando spazi pubblici freschi di ribbon cutting.
Chiarelli non usa metafore e inchioda la responsabilità politica a lavori che cedono nel giro di un mese, mettendo in discussione collaudi, progettazioni e controlli che dovevano garantire durabilità contro un rischio idrogeologico noto come il Vesuvio. La piazza Sanità non era solo cemento e panchine, ma ospitava una vasca di raccolta meteorica pensata per arginare allagamenti, eppure i fatti gridano l’opposto, con il sistema dimostratosi carta morta che vanifica l’intero investimento pubblico e solleva un’interrogazione bruciante sulla qualità intrinseca delle opere firmate Palmisano. L’UDC parla chiaro, inaugurazioni seriali privilegiano flash mediatici contro sostanza amministrativa, con un Assessore ai Lavori Pubblici Gianfrate e Giunta intera chiamati a rispondere di un modello che sacrifica funzionalità su altar dell’immagine.
La città intera versa in uno stato di incuria che trascende l’episodio, con manutenzione ordinaria anemica che lascia marciapiedi divorati da radici, caditoie otturate da foglie autunnali e smaltimento acque che pare progettato per il Sahara, trasformando pioggia in lago carsico a ripetizione nei quartieri periferici. Chiarelli eleva il tiro a responsabilità politiche prime fra tutte quelle tecniche, evocando un Assessore e Maggioranza scollegati da prevenzione e programmazione che trasformano Martina in ostaggio del meteo, con cittadini meritevoli di risposte tangibili contro giustifiche stantie. L’UDC annuncia battaglia consiliare per scavare nelle responsabilità, chiedendo nomi e firme sui collaudi della piazza Sanità e un rendiconto puntuale su come fondi comunali si siano volatilizzati in opere che durano quanto un’estate indiana.
Martina Franca merita ben altro che toppe postume e proclami elettorali, reclama una visione che anteponga sicurezza idraulica a foto di rito, reti idriche modernizzate a chiacchiere da campagna e manutenzione come religione quotidiana contro l’improvvisazione che trasforma temporali in tragedie annunciate. Chiarelli si fa portavoce di un’opposizione vigile che non derubrica nubifragi a fatalità ma li converte in monito per invertire rotta, portando in aula verità tecniche e amministrative che Palazzo Ducale deve affrontare senza se e senza ma. Il maltempo ha smascherato crepe nel cemento e nella governance, ora tocca ai martinesi pretendere che da detriti e pozzanghere nasca una città resiliente, non un eterno cantiere di promesse tradite.








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