Alle prime luci dell’alba, quando il sole già cuoce l’asfalto e l’aria pesa come piombo, le contrade Laura, Nido e Castagneto si svegliano con un unico desiderio, quello di “sognare” un filo d’acqua. A Melizzano, piccolo borgo dell’entroterra beneventano, questo gesto semplice è diventato un’incognita quotidiana. Da settimane i rubinetti restano muti per oltre metà giornata, lasciando intere famiglie senza la possibilità di lavarsi, cucinare o semplicemente bere un bicchiere d’acqua fresca.
È la condizione dei “cittadini sospesi”, persone che tornano a casa sperando di trovare il rubinetto aperto e che, nelle ore migliori, si affrettano a farsi una doccia prima di andare al lavoro, pur sapendo che quel momento potrebbe non arrivare mai.
«Mi alzo, apro il rubinetto e aspetto», racconta Anna, madre di due bambini di sei e otto anni. «A volte resta tutto asciutto fino a sera. Mia figlia piange perché non può fare la doccia dopo la scuola e mio marito rinuncia a un caffè prima di andare in cantiere». Le fasce orarie comunicate da GESESA, la società che gestisce il servizio idrico, dovrebbero garantire acqua dalle 6 alle 12, poi di nuovo dalle 14 alle 18. Nella realtà, le interruzioni iniziano spesso prima, prolungandosi fino alla notte, senza avvisi né spiegazioni precise.
Di fronte alle proteste, GESESA invia comunicati ingegneristici del tono seguente: «La sorgente di Sant’Alfonso cala in estate», si legge, «e dobbiamo chiudere il flusso per permettere al serbatoio di ricaricarsi». E poi l’invito al Comune di controllare «i furbetti che usano l’acqua per riempire piscine o annaffiare giardini». Parole che suonano beffarde per chi riempie taniche a mani nude, senza neppure un’auto per trasportarle. «Non ho una cisterna, non posso permettermi l’autobotte», confida Luigi, operaio edile. «Ho speso centinaia di euro in benzina e lavaggi serali per non trovarmi con le tovaglie ancora sporche».
Il disagio si traduce in costi nascosti e tensioni familiari. Gli sbalzi di pressione mandano in avaria lavatrici e lavastoviglie, mentre nelle ore di erogazione, spesso in fascia serale, le tariffe energetiche lievitano. Chi vive di pensione o stipendio fisso, magari con problemi di salute, resta intrappolato in una spirale di spese e disagi. E ogni anno, senza eccezioni, l’emergenza si ripete, promesse di interventi strutturali rimaste su carta, soluzioni tampone limitate e tensioni crescenti con l’amministrazione comunale.
«Esistono pozzi funzionanti in via Monna e al Torello», spiegano i cittadini, «basterebbe collegarli con una tubazione provvisoria per alleviare l’emergenza». L’ipotesi giace però nei cassetti del Comune di Melizzano, in attesa di tempi che sembrano non arrivare mai. Nel frattempo, a Melizzano si moltiplicano le segnalazioni alle forze politiche e alla Prefettura, in cerca di un tavolo di crisi che metta fine al disagio.
I melizzanesi sospesi chiedono un incontro urgente tra GESESA, Comune e Regione. Pretendono trasparenza sui piani di intervento, un calendario di erogazioni affidabile e misure di sostegno per chi non può rifornirsi autonomamente. Perché l’acqua non può restare un lusso estivo. È un diritto di tutti, da garantire ogni giorno. In questi giorni di piena estate, mentre il caldo arroventa le pietre del Sannio, Melizzano lancia un appello forte e chiaro: basta silenzi, basta rubinetti asciutti. È arrivato il momento di restituire dignità a chi, da troppo tempo, vive sospeso.
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Di seguito la nota integrale giunta in redazione
“Melizzanesi, sospesi… per un filo d’acqua.
Viviamo a Melizzano (BN). Siamo cittadini di Contrada Laura, Contrada Nido e Castagneto. Siamo cittadini sospesi. Viviamo tra le speranze di trovare un filo di acqua quando si rincasa, le riaperture della fornitura idrica prima di andare a lavoro giusto un filo di acqua per farsi una doccia, sospesi nell’attesa di risposte. A Melizzano GESESA sospende l’erogazione a tutte le contrade servite dal serbatoio di S.Alfonso che, a sua volta, si alimenta dall’omonima sorgente, per più di metà giornata, con punte anche di diciotto ore consecutive registrate da questi cittadini sospesi, in balia dei call-center, delle PEC, dei continui messaggi all’amministrazione comunale. Ai solleciti dei cittadini sospesi GESESA comunica la sua verità: chiusure programmate in precise fasce orarie, spiegone tecnico nel quale informa che la sorgente di S. Alfonso in estate riduce drasticamente la sua portata e quindi loro non possono far altro che chiudere l’erogazione dell’acqua dalle 12 o 14 fino alle 06 del giorno dopo per permettere al serbatoio di riempirsi, e poi ancora che c’è un’emergenza idrica su scala nazionale, che molti melizzanesi sospesi hanno la cisterna, e la chiusura di tale comunicato con un “elegante” invito all’amministrazione comunale di controllare perché qualche “furbetto” potrebbe usare questa già esigua risorsa per innaffiare il verde privato o riempire le piscine; questa è la summa di una serie di inesattezze perché tali sono le comunicazioni sugli orari delle chiusure (scrivono che chiudono alle 14 ma l’acqua manca già alle 12 se si è fortunati, perché in alcune zone arriva alle nove e va via alle 10); i controlli da parte di tecnici che hanno registrato una regolare fornitura (quando e presso chi sono stati effettuati tali controlli?). Le cisterne, non tutti ne sono dotati; usare l’acqua per altri fini? Basti controllare i contatori! In queste contrade c’è aria di esasperazione senza considerare che si paga aria per acqua, che per la pressione sulle tubature ci sono rotture degli elettrodomestici, si subiscono danni economici perché costringono a usare gli elettrodomestici nelle fasce orarie più costose e ad usare l’autoclave, tutto questo non è contabilizzato. Obbligano a fare rifornimento con le tanichette in spregio al comune senso civile perché tale è non fornire indicazioni e soluzioni a chi non può permettersi di arrivare all’autobotte perché non ha l’auto o perché ha delle patologie importanti o semplicemente non ha forza per trasportare e sollevare taniche piene di acqua. Come si fa a replicare ad un comunicato che tutto sembra tranne un supporto che possa fornire soluzioni temporanee e migliorare un dialogo logorato e logorante. Quindi questi i melizzanesi cosa devono fare? L’emergenza idrica in queste contrade è ciclica; ogni anno, in estate, i melizzanesi sospesi elemosinano un pò di acqua dove possono, bussando alla porta del sindaco, del consigliere di turno, alla ricerca di risposte, come barcamenarsi. Melizzano è un piccolo gioiello, che non merita questo trattamento, Melizzano dispone di pozzi ben alimentati a via Monna e al Torello per cui potrebbero essere adottate soluzioni definitive come allacci e condutture, tutti progetti che richiedono tempo e soldi ma nel frattempo questi cittadini sospesi attendono risposte coraggiose, azioni tampone che siano proattive, una concreta sinergia tra l’amministrazione e Gesesa che dia indicazioni su come gestire l’emergenza che sia basato su una equa distribuzione del peso che questa emergenza comporta sia in termini economici che pratici; ma i sospesi si arrangino con le tanichette, paghino energia elettrica ogni volta che si usa l’autoclave e gli elettrodomestici in fasce orarie proibitive, si arrangino con le autobotti. E Gesesa? Qual è la sua parte?
Viviamo a Melizzano e siamo degni di ricevere risposte.
I melizzanesi sospesi”






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