Giornata della Memoria 2026 a Benevento: l’Università Giustino Fortunato ospita la testimonianza diretta di Oleg Mandic, sopravvissuto alla Shoah, in un evento già sold out con cinquemila partecipanti attesi tra Aula Magna e streaming.

Giovedì 29 gennaio 2026 Benevento diventa capitale della memoria con un appuntamento che scuote coscienze e rigenera consapevolezza, quando l’Università Giustino Fortunato in via Raffaele Delcogliano 12 presenta dalle 10.00 l’uscita del libro “Mi chiamo Oleg. Sono sopravvissuto ad Auschwitz”, testimonianza cruda e necessaria di un uomo che porta sul palcoscenico dell’Aula Magna le cicatrici di un inferno che l’umanità non dovrebbe mai dimenticare. L’evento si inserisce nel laboratorio accademico “Shoah: memoria, didattica e diritti” coordinato dal professor Paolo Palumbo, associato di Diritto Ecclesiastico e Canonico, che introduce una mattinata densa di significati aperta dai saluti istituzionali del Magnifico Rettore Giuseppe Acocella e di Sua Eccellenza Raffaela Moscarella, Prefetto di Benevento.

La giornata si snoda con l’intervento del dottor Filippo Boni, giornalista e scrittore capace di intrecciare parole a storie che feriscono e insegnano, ma il cuore pulsante resta la voce di Oleg Mandic, sopravvissuto all’Olocausto, che con la sua presenza fisica e il suo racconto diretto attraversa le aule virtuali e reali per squarciare il velo dell’indifferenza su un capitolo di storia che ancora brucia l’anima collettiva. Nato nelle tempeste della Seconda Guerra Mondiale, Mandic porta una storia personale che si intreccia con il destino di milioni, deportato nei meandri del campo di sterminio di Auschwitz dove fame, freddo, selezioni brutali e camere a gas hanno tentato invano di spezzare corpi e spiriti, emergendone con una lucidità che oggi diventa monito per generazioni lontane da quei forni crematori ma vicine ai rischi di oblio e revisionismo.

L’Università Giustino Fortunato si conferma avamposto culturale sannita trasformando l’accademia in spazio di resistenza morale, dove il laboratorio sulla Shoah non si limita a lezioni teoriche ma evoca vivi testimoni per tramandare non solo fatti storici, ma l’essenza umana di una tragedia che ha strappato sei milioni di vite ebraiche insieme a rom, dissidenti, omosessuali e disabili. L’incontro, che registra già cinquemila iscrizioni tra presenze fisiche e connessioni online, democratizza la memoria attraverso una piattaforma accessibile a tutti previa email a eventi@unifortunato.eu, garantendo credenziali per l’aula virtuale e abbattendo distanze geografiche in un’epoca dove smartphone e laptop diventano ponti verso la comprensione del passato.

Questa presentazione non celebra solo un libro ma riafferma il ruolo dell’istruzione universitaria come custode etico contro l’amnesia storica, intrecciando Diritto Canonico e memoria collettiva sotto la guida di Palumbo per esplorare come la Shoah abbia ridisegnato diritti umani, dignità personale e convivenza civile. I saluti di Acocella e Moscarella sigillano un’alleanza tra sapere accademico e autorità civili, mentre Boni con il suo piglio giornalistico contestualizza la parabola di Mandic nel mosaico più ampio delle testimonianze olocaustiche, da Primo Levi a Liliana Segre, rinnovando l’urgenza di educare i giovani a riconoscere le avvisaglie dell’odio in un mondo attraversato da populismi e divisioni.

Oleg Mandic emerge così non come reliquia museale ma come faro vivente, la cui voce tremante ma ferma squasserà platee sannite e telespettatori sparsi per l’Italia, ricordando che la Shoah non fu astratta macchina di morte ma intreccio di dolori individuali, famiglie spezzate, amicizie nate nel fango dei lager e speranze accese da un filo di umanità tra le sbarre. Partecipare significa scegliere di non voltare pagina, ma di scrivere il futuro con l’inchiostro indelebile della memoria, in un 29 gennaio che Benevento scolpirà negli annali come giorno di rinascita etica per la comunità intera.

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