Nel numero di settembre del notiziario “Cuore in… vita”, l’Associazione Guardiese Gli Amici del Cuore o.d.v. dedica ampio spazio al valore del movimento nella prevenzione cardiovascolare, alla riuscita della “Cena del Cuore… in Rosso” e ai prossimi appuntamenti associativi, tra cui il convegno del 27 settembre nell’aula consiliare del Comune di Guardia Sanframondi.

C’è un “farmaco” che non si acquista in farmacia, non ha bisogno di prescrizione e può diventare, se praticato con costanza, uno degli strumenti più efficaci per proteggere la salute del cuore. È il movimento. Da questa immagine semplice e immediata prende avvio il nuovo numero di settembre 2026 di “Cuore in… vita”, notiziario interno a diffusione gratuita dell’Associazione Guardiese Gli Amici del Cuore o.d.v., che affida alla dottoressa Cinzia Abate, medico specialista in Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, una riflessione ampia su come, quando e perché muoversi faccia bene al cuore. Il messaggio centrale è chiaro: la prevenzione cardiovascolare non comincia soltanto durante una visita medica o con una terapia, ma anche nelle scelte quotidiane. Camminare, scegliere le scale, muoversi all’aria aperta, evitare di restare seduti per troppe ore sono gesti semplici che, ripetuti nel tempo, possono diventare una concreta forma di tutela della salute.

L’articolo sottolinea un punto fondamentale: parlare di movimento non significa necessariamente parlare di palestra, corsa o sport agonistico. L’attività fisica è prima di tutto una pratica quotidiana, accessibile e adattabile alle possibilità di ciascuno. Una passeggiata a passo sostenuto, un tragitto percorso a piedi, una telefonata fatta camminando, una piccola pausa attiva durante una giornata sedentaria possono contribuire a costruire uno stile di vita più sano. Il cuore, spiega la dottoressa Abate, è un organo straordinariamente adattabile. Quando il corpo si muove, i muscoli richiedono più ossigeno e il sistema cardiovascolare risponde aumentando la frequenza cardiaca e la quantità di sangue espulsa a ogni contrazione. Con il tempo, l’esercizio regolare produce adattamenti funzionali e strutturali che rendono più efficiente l’intero sistema cardiovascolare.

Muoversi, dunque, non significa soltanto “bruciare calorie”. Significa allenare l’organismo a lavorare meglio, migliorare la risposta dei vasi sanguigni, sostenere la capacità respiratoria, favorire il controllo della pressione arteriosa, della glicemia e del profilo lipidico. L’attività fisica regolare contribuisce così alla riduzione del rischio cardiovascolare, incidendo su fattori che nel tempo possono favorire eventi gravi come infarto e ictus. Particolarmente importante è il richiamo alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: qualsiasi quantità di attività fisica è meglio della sedentarietà. È un passaggio decisivo, perché libera molte persone dall’idea che, per iniziare, sia necessario raggiungere subito obiettivi impegnativi. Il movimento può cominciare anche da poco, da un’abitudine minima ma costante, da dieci minuti di camminata che diventano progressivamente venti, trenta, quaranta.

Per gli adulti, le raccomandazioni richiamate nel notiziario indicano 150-300 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, oppure 75-150 minuti di attività vigorosa, associando anche esercizi di rafforzamento muscolare almeno due volte alla settimana. Tradotto nella vita di tutti i giorni, può voler dire camminare a passo sostenuto per circa 30-45 minuti per cinque giorni alla settimana. Ma i numeri, precisa l’articolo, non devono diventare una barriera. Per chi parte da una condizione di sedentarietà, anche dieci minuti di camminata rappresentano un primo passo importante. Durata, frequenza e intensità possono aumentare gradualmente. Il principio da ricordare è semplice e molto efficace: progressione, non perfezione.

Un altro tema centrale è quello della sedentarietà, distinta dalla sola mancanza di esercizio strutturato. Una persona può anche dedicare un momento della giornata all’attività fisica, ma trascorrere poi molte ore seduta davanti a televisione, computer o smartphone. Per questo è importante interrompere i lunghi periodi di inattività, alzarsi periodicamente, fare qualche passo e inserire piccoli movimenti nella routine quotidiana. Il movimento resta fondamentale anche dopo i 65 anni. L’età non è una ragione per fermarsi, ma semmai un motivo in più per mantenere una buona attività fisica, naturalmente adattata alle condizioni individuali. Nelle persone anziane, oltre all’attività aerobica e al rafforzamento muscolare, assumono particolare importanza gli esercizi per l’equilibrio e la coordinazione, utili anche nella prevenzione delle cadute.

Il notiziario affronta anche il caso di chi convive già con una malattia cardiovascolare. Avere una cardiopatia non significa necessariamente rinunciare al movimento. In molte condizioni, anzi, l’esercizio fisico è parte integrante della gestione della malattia e dei percorsi di riabilitazione. In questi casi, però, è indispensabile evitare il “fai da te”: tipo di attività, intensità e progressione devono essere personalizzati sulla base della situazione clinica e delle indicazioni dello specialista. Accanto all’invito a muoversi, c’è anche un richiamo alla prudenza. Durante l’attività fisica è normale che aumentino frequenza cardiaca, respirazione, sudorazione e affaticamento muscolare. Diverso è il caso di sintomi come dolore o senso di oppressione al petto, mancanza di respiro sproporzionata, perdita di coscienza o palpitazioni importanti: segnali che meritano una valutazione medica e non devono essere liquidati come semplice stanchezza.

Il messaggio conclusivo dell’approfondimento sanitario è un invito alla concretezza. Prendersi cura del cuore non significa soltanto controllare periodicamente pressione, colesterolo e glicemia. Significa anche costruire nel tempo uno stile di vita in cui il movimento abbia uno spazio stabile. Una passeggiata, un tratto di strada percorso a piedi, un incontro all’aria aperta possono diventare momenti di socialità e, nello stesso tempo, occasioni di prevenzione. Nel numero di settembre, il tema della salute si intreccia con quello della comunità. Ampio spazio viene infatti dedicato alla “Cena del Cuore… in Rosso”, iniziativa che l’associazione definisce riuscita con successo e nata anche dall’intuizione del consigliere Dario Garofano. Non è stato soltanto un momento conviviale, ma un’occasione di incontro, allegria, nuove conoscenze e partecipazione.

La testimonianza pubblicata nel notiziario, firmata da Anthony Di Blasio, restituisce il valore più profondo dell’iniziativa. Il racconto personale parte dal legame familiare con Guardia Sanframondi, dai ricordi dell’infanzia e delle estati trascorse nel paese, per arrivare alla percezione di una comunità moderna ma ancora profondamente legata alle proprie radici. La “Cena del Cuore” viene descritta come un’esperienza di accoglienza e appartenenza: mangiare insieme, cantare, ballare, condividere il cibo preparato dai partecipanti e lasciare in ordine piazza Castello diventano gesti semplici ma significativi di una comunità che si riconosce e si prende cura dei propri spazi.

Il notiziario si chiude con l’aggiornamento sui lavori del direttivo dell’associazione. Nella riunione del 27 agosto sono stati valutati i risultati della “Cena del Cuore… in Rosso”, definiti i particolari del convegno del 27 settembre e analizzata l’ammissibilità di tre nuovi aspiranti associati. Il bilancio dell’iniziativa è stato giudicato molto positivo, pur con alcune modifiche già individuate per la prossima edizione. Il prossimo appuntamento è fissato per domenica 27 settembre 2026, alle 16.30, nell’aula consiliare del Municipio di Guardia Sanframondi. Il convegno, inserito nelle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario di fondazione dell’associazione e per la Giornata mondiale per il cuore, sarà dedicato al tema “Un cervello nel cuore: la neurocardiologia rivela meraviglia”.

Dalle pagine di “Cuore in… vita” emerge così l’immagine di un’associazione che tiene insieme prevenzione, divulgazione sanitaria, partecipazione e radicamento territoriale. Da un lato, l’invito a prendersi cura del cuore attraverso il movimento e scelte quotidiane consapevoli; dall’altro, la capacità di costruire comunità, promuovere incontri, valorizzare relazioni e trasformare la salute in un tema condiviso. Il cuore, in questa prospettiva, non è soltanto un organo da proteggere, ma anche un simbolo di legame sociale. È ciò che tiene insieme la cura della persona e quella della comunità, la prevenzione medica e la qualità della vita, il gesto individuale e la responsabilità collettiva. Perché, come ricorda il messaggio centrale del notiziario, anche il percorso più importante può cominciare semplicemente con il primo passo.

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