Napoli è da sempre stata città di fede e devozione popolare sentita. Tra le pratiche più diffuse quella del Corpus Domini e, ancor più, quella dell’ottava di tale ricorrenza, detta la Festa dei Quattro Altari. Una fede molto spesso fatta di pratiche esteriori, molte delle quali sopravvivono ancora oggi, tramandate di generazione in generazione. Quella di costruire Altari effimeri al passaggio del Santissimo Sacramento  è una tradizione diffusissima, che ha origini nel XIV secolo e si manifesta ampiamente al tempo degli Spagnoli, fino al XVIII secolo. Quasi una gara tra le parrocchie, le pertinenze nobiliari, che coinvolge in prima persona lo stesso viceré spagnolo al fianco della povera gente.

In città un tempo la festa del ?????? ?????? si teneva il giovedì dopo la Trinità e non la domenica. “Dava il via ad una settimana intera di ritualità eucaristiche. Il venerdì la processione partiva da San Giovani Maggiore e passava davanti a Palazzo Reale riccamente addobbato. In basso, uno squadrone di fanteria spagnola sparava tre salve al passaggio del Sacramento e rendeva l’onore delle bandiere mentre il viceré s’inginocchiava dal suo balcone. Il sabato era la volta della confraternita del SS.mo Sacramento di Sant’Anna di Palazzo, a cui erano ascritti molti spagnoli. Essendo una parrocchia povera, il viceré mandava trenta paggi con le torce e la guardia tedesca. A Largo di Palazzo, davanti al balcone del viceré, veniva innalzato un altare effimero ove il sacerdote, accompagnato dalla musica, cantava inni eucaristici. Dava poi la benedizione con il SS.mo rivolto al balcone del viceré. Tale processione si ripeteva il mercoledì successivo, alla vigilia della grande Festa dei Quattro Altari. «In niuna parte di Europa, s’ammira più pomposa e solenne Festività». Il giovedì dell’Ottava del Corpus Domini, dopo una settimana di processioni, aveva luogo la fastosa processione detta “dei Quattro Altari” a cura della Congregazione del SS.mo Sacramento dei nobili di San Giacomo degli Spagnoli, a cui partecipava sempre il viceré. La processione-corteo muoveva dalla chiesa per compiere un giro dell’insula spagnola di Napoli, sostando, per impartire la benedizione col SS.mo, in quattro maestosi altari effimeri allestiti agli angoli dell’isolato, affidati alle cure degli ordini religiosi che facevano a gara nell’addobbarli sontuosamente: il primo altare, quasi di fronte al Castello, curato dai domenicani; il secondo dai teatini e il terzo dai gesuiti a via Toledo; il quarto, costruito dai benedettini, di fronte a San Giacomo. Era tale il concorso di gente per la processione dei Quattro Altari che i pittori esponevano in competizione le loro opere lungo il percorso. E’ rimasta celebre l’esposizione del 1684 con il viceré marchese del Carpio, grandissimo collezionista”.

 

Cfr: Attilio Antonelli , Progetto Cerimoniali”, collana scientifica “I Cerimoniali della Corte di Napoli”, Napoli 2008

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