Chi è stato Achille Lauro e cosa ha fatto per Napoli quando è stato sindaco della città? Ma soprattutto, a distanza di oltre mezzo secolo quale è il giudizio della gente sul suo operato. Un personaggio di certo ambiguo. Se lo chiedete a un napoletano oggi, riceverete risposte discordanti. Per alcuni un grande armatore italiano dgli anni 40/50 un personaggio eclettico e generoso. Iscritto al Partito Monarchico di Michelini, fu proprietario della società sportiva Napoli, ma anche immobiliarista. Fece costruire un villaggio di case popolari a Fuorigrotta a suo nome. “Villaggio Lauro“. In tanti lo ricordano come armatore: la sua flotta di navi da crociera e mercantili navigava su tutti i mari. L’ammiraglia aveva la chiglia blu e portava il  nome del proprietario. Fu resa celebre da un dirottamento in cui terroristi islamici vigliaccamente uccisero un passeggero americano ebreo paraplegico gettandolo in acqua con la sua sedia a rotelle. Lauro era solito regalare a Natale un pacco dono con generi alimentari ai napoletani meno abbienti. Da sindaco riqualificò piazza Municipio e via Roma e donò alla città la fontana del Carciofo in piazza San Ferdinando. Fu editore del “Roma” e di “Napoli Notte“, fondò Canale 21 intuendo, come Berlusconi, l’importanza della TV commerciale. Da presidente del Napoli, oltre Jeppson, portò alla società sportiva Canè, Sivori e Altafini, conquistando da neo promossa il terzo posto in serie A. Le banche, tanto generose con imprenditori del nord, lo fecero fallire. Insomma un uomo di destra da meritare rispetto.

Diverso il giudizio di altri. Lauro, insieme agli imprenditori Alfredo Correra e Mario Ottieri, avrebbe letteralmente distrutto la collina di Posillipo, i quartieri di Pianura, Soccavo e Secondigliano, la piana di Scampia, via Jannelli e via San Giacomo dei Capri. Per farsi votare regalava una sola scarpa: l’altra spaiata arrivava “a voto dato”: con la pasta e il pane comprava la fame della gente. Va però detto che era il tempo della ricostruzione e bisognava in qualche modo, anche grezzo, uscire dalle macerie. Erano gli anni del piano Marshall e dell’asservimento agli americani. Nel decennio post-guerra di soldi ne arrivarono tanti ed in tanti ne approfittarono.

Legato alla persona di Achille Lauro è il “laurismo”, un fenomeno politico-sociale tipicamente napoletano: copre il periodo decennale che dal 1952, anno di elezione di Lauro a sindaco di Napoli, arriva al 1962 quando la famiglia Gava si impone con una giunta di centro-sinistra. Napoli è stata l’unica città italiana amministrata dai monarchici. Un’inchiesta promossa dal Ministero dell’interno rilevò favoritismi, con assunzioni aperte ai fedelissimi, appalti di lavori affidati senza concorso, inosservanza delle leggi, confusione amministrativa.  Facile l’accostamento storico del “laurismo” al “berlusconismo” prima maniera, cioè allo stile di fare politica basato sul populismo e sulla propaganda mediatica, che pur essendo proiettato verso il bene della comunità cittadina, tendeva a raggiungere questo scopo attraverso atteggiamenti politicamente ambigui.

 

Testi e foto www.wikipedia.it

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