
Nei convegni di Agrigento e Scilla il punto sulla Vision 2040 dell’Unione europea per la filiera ittica. Scognamiglio: “Le marinerie non possono affrontare la transizione se questa si traduce in perdita di redditività o desertificazione produttiva”.
La sostenibilità ambientale della pesca e dell’acquacoltura non può essere separata da quella economica e sociale. È questo il principio al centro della riflessione promossa da Unci AgroAlimentare sulla Vision 2040 dell’Unione europea, la strategia di settore che guarda ai prossimi quindici anni della filiera ittica. Il tema è stato affrontato nei recenti appuntamenti di Agrigento e Scilla, dedicati al futuro della pesca, dell’acquacoltura, delle marinerie e delle comunità costiere. Al centro del confronto, il ruolo dei pescatori come custodi del mare e delle risorse ittiche, ma anche la necessità di garantire redditività, ricambio generazionale, semplificazione normativa e valorizzazione della filiera corta.
“Il dibattito sulla Vision 2040 per la pesca e l’acquacoltura mette al centro un principio chiaro: la sostenibilità ambientale non può esistere senza quella economica e sociale”, afferma Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale di Unci AgroAlimentare. “Le marinerie non possono affrontare la transizione se questa si traduce in una perdita di redditività o nella desertificazione produttiva delle comunità costiere”. Secondo Unci AgroAlimentare, il percorso verso il 2040 si fonda su quattro pilastri interconnessi: transizione energetica, semplificazione ed efficienza normativa, ricambio generazionale, valorizzazione della filiera corta e della sovranità alimentare.
Il primo nodo riguarda la transizione energetica e la redditività della flotta. La dipendenza dai combustibili fossili rappresenta una delle principali fonti di vulnerabilità economica per le imprese di pesca. Gli shock geopolitici e la volatilità dei prezzi del gasolio incidono direttamente sui margini di profitto, rendendo urgente un sostegno concreto alla transizione verso fonti energetiche alternative e motorizzazioni a basso impatto.
Per Unci AgroAlimentare, i finanziamenti e i futuri quadri finanziari, a partire dal QFP post-2027, dovranno prevedere misure non penalizzanti per la ristrutturazione dei pescherecci. La decarbonizzazione non può tradursi in un semplice taglio della capacità di pesca, ma deve accompagnare le imprese in un percorso sostenibile anche sul piano economico. Il secondo pilastro riguarda la semplificazione normativa e il principio di efficacia dei costi. Dalle consultazioni europee e dai tavoli di settore, compreso il recente Agrifish, emerge la richiesta di regole più chiare, gestibili e proporzionate. Norme gestionali, limiti di sforzo e obbligo di sbarco devono essere applicati con criteri “cost-effective”, evitando di soffocare le microimprese e la piccola pesca artigianale con procedure troppo rigide o burocraticamente complesse.
Unci sottolinea inoltre che ridurre lo sforzo di pesca interno senza tutelare il mercato dalle importazioni provenienti da Paesi terzi, spesso caratterizzati da standard ambientali e sociali inferiori, non può essere considerato un modello realmente sostenibile. Il terzo fronte è quello del ricambio generazionale. L’invecchiamento della forza lavoro rappresenta una vera emergenza strutturale per il comparto. Senza giovani, non c’è futuro per la filiera ittica. Per rendere attrattivo il lavoro a bordo, secondo Unci, è necessario garantirne sicurezza, innovazione tecnologica e remuneratività.
In questa prospettiva diventano indispensabili strumenti di welfare mirati, come una gestione strutturale e snella della CISOA anche per la pesca nei periodi di fermo o di crisi, così da offrire maggiore stabilità ai lavoratori e alle imprese. Il quarto pilastro riguarda la valorizzazione della filiera corta e della sovranità alimentare. La sostenibilità economica passa anche dalla capacità di aumentare il valore aggiunto del prodotto pescato localmente. Campagne di sensibilizzazione come “Gente di Mare” puntano a rafforzare il legame tra consumatore finale e marinerie locali.
Sapere da dove arriva il pesce e come è stato pescato permette di riconoscere maggiore valore al prodotto e di sostenere prezzi migliori alla produzione. In questa direzione, investimenti nei mercati ittici digitali, nelle catene del freddo avanzate e nelle strutture portuali possono ridurre gli sprechi e ottimizzare i ricavi lungo tutta la catena del valore, dalla cattura alla trasformazione. Per Unci AgroAlimentare, il principio chiave verso il 2040 è chiaro: i pescatori non sono nemici dell’ambiente, ma veri custodi del mare. La pianificazione strategica deve accompagnare le imprese nei processi di tutela degli stock ittici, anche attraverso i piani pluriennali nelle diverse GSA, garantendo compensazioni adeguate, incentivi alla selettività degli attrezzi e certezza del diritto.
Questa analisi è emersa nel recente convegno di Agrigento, durante il quale è stato presentato il progetto Girare, nell’ambito del Programma nazionale triennale della Pesca e dell’Acquacoltura. All’incontro hanno partecipato il presidente nazionale dell’Unci, Andrea Amico, e la direttrice generale del Ministero, Graziella Romito. Romito ha ribadito la necessità di favorire il ricambio generazionale e ha richiamato l’azione portata avanti dal Ministero con misure specifiche. Tra queste, il recente decreto direttoriale del Masaf n. 304841, che ha stabilito le nuove regole per la quota residua di pesca del tonno rosso. Per favorire i giovani imprenditori ittici, il decreto ha introdotto in via sperimentale una misura speciale che assegna fino a 5 tonnellate di quota per ogni unità da pesca.
A Scilla, invece, il III Seminario Nazionale Galpa, promosso da Masaf, Regione Calabria e MariCal.GAL Pesca, ha evidenziato il ruolo delle strategie di sviluppo locale nella promozione del pescato e nella valorizzazione delle comunità costiere. Gli obiettivi specifici delle azioni messe in campo coincidono con il rafforzamento dell’identità, dell’attrattività e del valore economico del mare. Nel corso dell’iniziativa, il sottosegretario di Stato Patrizio La Pietra ha sottolineato l’impegno delle istituzioni centrali nel tutelare un comparto particolarmente colpito dall’aumento dei costi gestionali e penalizzato da criticità strutturali che ne riducono l’attrattività per le giovani generazioni.
Secondo La Pietra, l’uscita dallo stato di crisi è possibile soprattutto grazie all’attenzione e all’ascolto che il governo sta dedicando ai pescatori. L’obiettivo, ha evidenziato, è liberare la pesca italiana dalla pressione di regole e norme estremamente stringenti imposte dall’Unione europea, restituendo al settore condizioni più equilibrate per affrontare il futuro. La Vision 2040 diventa dunque, per Unci AgroAlimentare, un banco di prova decisivo. La transizione ecologica della pesca potrà essere realmente efficace solo se saprà tutelare insieme il mare, le imprese e le comunità che vivono di pesca. Senza reddito, lavoro, giovani e filiere locali forti, la sostenibilità rischia di restare un obiettivo incompleto.








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