Cosa mosse il presidente degli Stati Uniti a scegliere Napoli tra le tappe del tour europeo (l’ultimo prima di essere assassinato a Dallas) non si sa. Ma quel 2 luglio del 1963 per i napoletani fu una data memorabile. Una visita che Napoli non dimenticherà mai: ali di folla indescrivibile lo accolsero lungo il tragitto che lo portò dalla base Nato di Bagnoli all’aereoporto di Capodichino. Solo qualche mese prima il mondo aveva vissuto gli sviluppi della crisi dei missili a Cuba ed il discorso che Kennedy pronunciò a Napoli fu di quelli passati alla storia. La capitale del Sud era considerata un avamposto determinante per riaffermare un’Europa unita a difesa della pace. Così Pier Luigi Razzano, su Repubblica Napoli, descrive nel dettaglio la cronaca di quei momenti: l’abbraccio caldo della città al “suo” presidente americano, il primo ad avere visitato Napoli:
“L’elicottero atterrò alla base Nato di Bagnoli alle 16.39, dal palchetto allestito per un breve discorso, affiancato dal segretario di Stato Dean Rusk, dal presidente italiano Antonio Segni e dal capo del governo Giovanni Leone. Terminato il discorso, era previsto un saluto alla città a bordo della Lincoln nera decappottabile, tempo di percorrenza un’ora: dal viale della Liberazione, passando per via Caracciolo, a Capodichino, dove l’Air Force One avrebbe riportato Kennedy a Washington. Il rigido protocollo con quasi ottocento vigili messi a disposizione dal sindaco Palmieri e il servizio d’ordine rafforzato dalla collaborazione tra carabinieri e Fbi non aveva considerato l’incontenibile entusiasmo dei napoletani. A ogni metro la Lincoln procedeva lenta, assalita dalla gioia di ali di folla che invadevano la strada per stringere la mano del presidente, l’eroe americano giovane, energico, visto sui giornali o al cinema, come l’Elvis Presley di “Cento ragazze e un marinaio” che in quei giorni proiettavano all’Adriano. Napoli è vestita a stelle e strisce, ai balconi del viale Augusto oscillano il tricolore e la bandiera americana, piovono fiori, la folla urla “friend”, “american boy”. Uscendo dalla galleria Quattro Giornate, in piazza Piedigrotta, in piazza Sannazzaro, JFK ha di fronte lo spettacolo gioioso di un mare di persone in strada, una distesa di braccia e fiori, fino al mare in via Caracciolo. Accompagnato dal presidente Segni, scende dall’auto per omaggiare i caduti di fronte al monumento a Diaz. È difficile contenere l’emozione dietro le transenne: tutti tentano di abbracciarlo come se fosse un familiare tornato dall’America per condividere la fortuna dopo anni di sacrifici. Prosegue verso piazza del Plebiscito e la folla si perde a vista d’occhio. La visita di Kennedy cancella il funesto corteo di Hitler nel maggio del ’38. Nei giardini di piazza Municipio è festa nei prati, risuonano in tutta la città i colpi di cannone della Marina Militare, le navi americane e italiane salutano con le sirene”.

 

Fonte: P.L. RAZZANO,  in Repubblica.Napoli, 28 giugno 2013 – Foto: FB, Napoli Retrò, 2020

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