Dodici giorni densi di incontri, laboratori, masterclass, residenze artistiche e dibattiti di alto profilo hanno trasformato il centro storico di Morcone in un vero e proprio laboratorio creativo a cielo aperto. La seconda edizione di RaRo – Festival del Lavoro Creativo&Culturale, ideata e guidata dalla prof.ssa Rossella Del Prete attraverso l’impresa culturale Kinetès, ha dato vita a un mosaico di esperienze capace di intrecciare arti visive e performative, design, editoria, artigianato e politiche di rigenerazione urbana.

Tema portante del 2025, “Narrazioni sartoriali. L’arte di cucire i propri sogni”, metafora potente del lavoro culturale, ha ispirato masterclass di danza ottocentesca, workshop di modisteria e design territoriale, concerti itineranti nei borghi e interventi su come valorizzare il patrimonio artistico delle aree interne.

Nel discorso conclusivo, l’assessore regionale Felice Casucci ha sottolineato il ruolo strategico del Sistema Produttivo Culturale e Creativo e la capacità del Festival di inserirsi nelle politiche di turismo rigenerativo e sviluppo locale. Un bilancio che lascia in eredità non solo emozioni e relazioni, ma un tessuto di nuove idee e collaborazioni, a conferma che la cultura, se nutrita con professionalità e visione, sa diventare motore di coesione, crescita e futuro. RaRo non è stato soltanto un susseguirsi di appuntamenti, ma un vero e proprio cantiere di idee e di azioni concrete. Dalle masterclass di danza storica ottocentesca ai workshop di design territoriale, dai laboratori di modisteria creativa alle residenze artistiche che hanno restituito nuova vita a spazi dimenticati, ogni giorno ha tessuto un dialogo tra tradizione e innovazione.

“Il lavoro creativo e culturale – ha ricordato l’assessore regionale Felice Casucci nel suo discorso conclusivo – è ormai un settore strategico. In Italia oltre un milione e mezzo di persone operano nel Sistema Produttivo Culturale e Creativo, generando valore economico e simbolico. È una leva che rigenera territori, rafforza comunità e produce consapevolezza civica”. Le parole dell’assessore hanno fatto eco alle missioni di Kinetès, l’impresa culturale fondata dalla prof.ssa Del Prete, che dal 2016 lavora per dare identità e forza al binomio Cultura-Lavoro: un binomio che diventa cruciale nelle Aree Interne, dove creatività e tradizione possono diventare linfa per nuove economie.

 

Tra i luoghi simbolo di questa edizione spicca l’antica sartoria del centro storico di Morcone, restaurata e riaperta proprio per il Festival, trasformata in un atelier creativo in cui artisti e artigiani hanno immaginato nuove forme di dialogo. Lì, tra ago e filo, tra vecchi banchi da lavoro e strumenti del passato, si è respirata la metafora più concreta delle narrazioni sartoriali: ogni progetto, ogni performance, ogni incontro, cucito su misura del luogo e delle persone che lo abitano. Il Festival ha anche posto l’accento sulla governance del patrimonio culturale, sulle politiche territoriali e sulle strategie di promozione delle arti visive e performative. Un mosaico di esperienze che ha dato corpo e sostanza a un settore spesso trascurato, ma che dimostra di poter generare nuove prospettive di sviluppo locale.

Se la prima edizione aveva dilatato le attività lungo un intero mese, questa seconda ha compresso dodici giorni di programmazione intensa, tra spettacoli, tavoli di co-design, prove aperte, concerti itineranti e momenti di alta formazione. E già si guarda al futuro: “Per consentire a tutti di vivere appieno ogni proposta, proveremo a compattare ancora di più il calendario – spiega Del Prete – pur dovendo sfidare le difficoltà logistiche di un centro storico affascinante ma complesso da raggiungere”. La scommessa è alta, ma l’entusiasmo non manca. “Se è vero che la cultura non è una merce – ricorda Del Prete citando un suo scritto del 2012 – è altrettanto vero che la cultura ha sempre più bisogno di competenze e professionalità specifiche. Noi non smetteremo mai di ribadirlo”.

La conclusione del Festival non segna la fine, ma l’inizio di un percorso che continua a nutrirsi di ciò che è stato seminato: relazioni umane, progettualità condivise, nuove prospettive di sviluppo culturale.

Come ha sottolineato Casucci: “RaRo è un modello europeo di festival dedicato al lavoro creativo e culturale. Qui il turismo incontra la rigenerazione, la cultura diventa ponte, le Aree Interne trovano nuova voce. Iniziative come questa dimostrano che il futuro dei territori passa anche dalla loro capacità di credere nella forza dell’arte e della creatività”.

Morcone si ritrova così più ricca di legami e visioni. Il sipario è calato, sì, ma ciò che resta è un tessuto fitto di storie, incontri e sogni… tutti cuciti a mano, con la pazienza e la sapienza di chi sa che la cultura, per davvero, è l’arte di dare forma al domani.

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