La battaglia di Civitate, nota anche come battaglia di Civitella sul Fortore, ebbe luogo il 18 giugno 1053 nei pressi di San Paolo di Civitate e vide contrapposti i Normanni e un esercito di Italiani e Longobardi coalizzati da papa Leone IX e guidati dal duca Gerardo di Lorena e Rodolfo, principe di Benevento. La vittoria dei Normanni segnò l’inizio di un lungo conflitto terminato solo nel 1059 col riconoscimento delle loro conquiste nel Sud Italia.
La battaglia fu provocata dal Papa, preoccupato dall’espansione dell’invasore. Papa Leone IX, infatti, non vedeva di buon occhio la costituzione di un forte Stato ai confini dei territori del Papato e decise di scacciare i nemici.
La crescente potenza normanna non allarmò solo il Papato: anche i governanti Longobardi del Meridione, in un primo tempo vicini ai Normanni, si rivoltarono contro i loro vecchi alleati perché nutrivano forti preoccupazioni per questa inarrestabile ascesa. Non contento, il Papa volle chiamare in proprio soccorso anche un’altra potenza amica, l’Impero bizantino governato da Costantino X. I Bizantini tenevano sotto il proprio controllo quasi tutta la Puglia.
Il Papa si mosse contro i Normanni con un esercito di volontari longobardi, germanici provenienti dalla Svevia e bizantini; scese in lega con i Greci e proclamò la guerra santa. Benevento gli si consegnò immediatamente, ma la situazione apparve subito difficile perché, dopo la caduta delle piazzeforti di Bovino, Troia e Ascoli Satriano, i Normanni controllavano tutte le vie che attraverso l’Appennino conducevano nella Capitanata. L’unica strada aperta restava quella del Biferno, verso Civitate, sul Fiume Fortore. Lo scontro definitivo si svolse tra il 17 ed il 18 giugno 1053 nella pianura posta all’estremo nord della Puglia: un territorio delimitato a sud dalla strada che collega Termoli a Siponto e ad ovest dal corso d’acqua e dalla fortezza di Civitate. Le armate si disposero per la battaglia campale ai due lati della piccola collina. Il Papa stesso assunse il comando dell’esercito nello scontro decisivo, collocandosi con il proprio seguito al riparo, sui bastioni della fortezza di Civitate.
I Normanni annientarono le truppe che avevano scelto di opporre resistenza in poche ore; alcuni armigeri della “Lega santa” tentarono la fuga e furono uccisi, altri scelsero invano di guadare il Fortore e vi affogarono. Roberto offrì prova di grande coraggio e perizia, mettendosi in luce come l’eroe di questo scontro, che costituisce il principio della sua ascesa militare e politica.
La battaglia fu decisiva per le sorti del sud della penisola e i Normanni la vinsero politicamente oltre che militarmente. Fu la svolta decisiva nella conquista normanna del Meridione: il Guiscardo diventò successivamente il braccio armato della cristianità grazie alla nascita di un rapporto di vassallaggio fra il Papa e i sovrani normanni. A papa Leone, Roberto il Guiscardo e i suoi duchi normanni s’inchinarono in segno di umile sottomissione, con implorazioni per lo sgravio dalla pressione della scomunica, mentre egli continuava ad essere loro prigioniero. Il papa restò “ospite” a Benevento fino a marzo del 1054, quando raggiunse la capitale normanna Melfi. Qui consacrò Umfredo e il Guiscardo vassalli della Chiesa. Sei anni dopo la battaglia di Civitate – e dopo tre papi anti normanni – il Trattato di Melfi, concluso durante il Concilio del 1059, segnò il definitivo riconoscimento delle conquiste normanne nel Sud Italia. La battaglia di Civitate segnò l’inizio della prepotente ascesa di Roberto il Guiscardo, celebrato da allora come “Eroe di Civitate” per il particolare valore mostrato in battaglia e per aver unificato l’intero Meridione, che tale sarebbe rimasto per 8 secoli.

 

Cfr: M. MESCHINI, Battaglie medievali, Milano 1997 e J.JULIUS NORWICH, I Normanni nel Sud 1016-1130, Milano 1971

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