Un venerdì di metà luglio, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, è andata in scena una conferenza stampa diversa dal solito, carica di attesa e partecipazione.

Alle 13 in punto, davanti a una platea composta da giornalisti, operatori culturali, registi, danzatori e direttori di compagnie, C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea ha presentato una fotografia nitida, e per certi versi impietosa, dello stato del sostegno pubblico allo spettacolo dal vivo in Italia.

Ero presente in sala e ho percepito sin dall’inizio la tensione positiva di chi è lì non per protocolli o passerelle, ma per dire qualcosa che conta. A prendere la parola per prima è stata Francesca D’Ippolito, presidente di C.Re.S.Co., con un intervento che è suonato come un invito a guardare in faccia la realtà: “Il nostro settore non può più vivere di frammentazioni e di emergenze. Serve una visione chiara, condivisa, capace di sostenere davvero chi crea e porta cultura sui territori.”

Dietro di lei, scivolavano su un grande schermo immagini e parole chiave: teatro, danza, circo, multidisciplinare. Settori vitali e creativi, ma spesso costretti a fare i conti con criteri di accesso ai fondi pubblici complicati e squilibrati. L’analisi presentata non si è limitata a numeri e percentuali. C.Re.S.Co. ha parlato di disparità territoriali, di realtà che faticano a entrare nei circuiti di finanziamento e di un settore che, pur innovandosi, non trova ancora politiche capaci di accompagnarne la crescita.

Mentre prendevo appunti, ho visto un direttore artistico scuotere la testa: “È così, nel Sud non arrivano quasi mai quelle opportunità” mi ha sussurrato a fine intervento. Non è stata una conferenza autoreferenziale. Dopo gli interventi di D’Ippolito e di altri rappresentanti di C.Re.S.Co., la sala si è aperta alle domande. Ne è venuto fuori un confronto sincero: le difficoltà delle piccole compagnie, la fatica dei giovani artisti ad accedere al Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, ma anche la voglia di collaborare per costruire nuove regole.

“Questa analisi non è una denuncia sterile – ha ribadito D’Ippolito – ma un punto di partenza. Vogliamo consegnare al Ministero un documento utile, che apra tavoli permanenti e dia respiro al nostro settore”. Uscendo dalla Sala Stampa, ho incrociato gli sguardi di molti operatori: c’era chi sorrideva, chi prendeva appunti, chi già parlava di nuovi progetti. L’aria era quella di chi sente di far parte di un movimento collettivo.

In un periodo segnato da incertezze e tagli, ascoltare parole come visione, innovazione, riequilibrio territoriale è sembrato un segnale di speranza. Quello di oggi non è stato un semplice atto formale, ma un gesto politico e culturale: C.Re.S.Co. ha messo sul tavolo dati e idee, e ora la palla passa alle istituzioni. E mentre lasciavo la Camera dei Deputati, ho pensato che questo potrebbe essere davvero l’inizio di una stagione nuova per lo spettacolo dal vivo in Italia.

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