Il 5 agosto, alle ore 18, la presentazione del libro “Breve storia di come sono diventato normale” con la partecipazione di intellettuali, attori e musicisti. Un evento che intreccia memoria, teatro e comunità.
Torna Scenaria, la rassegna culturale che dal 2008 anima l’estate di Santa Croce del Sannio con appuntamenti dedicati al teatro, alla musica e, sempre più spesso, alla letteratura contemporanea. Nata dalla passione teatrale dei cittadini santacrocesi e dalla visione condivisa con il maestro Benedetto Casillo, Scenaria è oggi un piccolo laboratorio culturale a cielo aperto, sostenuto dal Comune e dalla Pro Loco, che continua a crescere, stagione dopo stagione, con un respiro sempre più nazionale.
L’edizione 2025 si apre martedì 5 agosto alle ore 18, presso le “Panchine” del Bar Zeoli, con la presentazione del libro “Breve storia di come sono diventato normale” di Angelo Montella, pubblicato da Colonnese Editore. In dialogo con l’autore ci saranno l’antropologo e saggista Stefano De Matteis e il docente universitario Giovanni Laino, urbanista e studioso delle trasformazioni del territorio. A rendere ancora più intensa la serata, le letture e gli interventi musicali dell’attore e drammaturgo Tony Laudadio, volto noto del teatro e del cinema italiano, già al fianco di registi come Toni Servillo, Nanni Moretti, Edoardo De Angelis.
Il volume, secondo lo stesso De Matteis che firma la postfazione, è molto più di una semplice autobiografia. È un affresco nitido degli anni cruciali che vanno dal dopoguerra al boom economico, raccontati attraverso lo sguardo di un ragazzo che si confronta con una scuola dura, gerarchica, repressiva. Non a caso, Goffredo Fofi – tra i primi a sostenere l’opera – ha proposto di collocarla idealmente tra “Pinocchio” e “Cuore”, per la capacità di restituire una visione amara ma lucida dell’educazione italiana e della costruzione della “normalità” borghese del secondo Novecento.
«Montella – scrive De Matteis – ci parla di sé, ma ci offre anche una chiave di lettura del Paese, del passaggio dall’Italia della miseria e del fascismo a quella della piccola borghesia trasformista e conformista. Lo fa con sincerità e ironia, e ci restituisce la trama nascosta dell’Italia di oggi».
Angelo Montella non è solo uno scrittore. È stato uno dei protagonisti della rinascita culturale di Napoli dagli anni ’80 in poi. Insieme a Igina Di Napoli, ha fondato e diretto due luoghi-simbolo del teatro d’avanguardia partenopeo: il Teatro Nuovo e Sala Assoli, che hanno dato voce a compagnie italiane ed europee, ospitato artisti emergenti e contribuito in modo decisivo alla rigenerazione dei Quartieri Spagnoli, oggi meta culturale e turistica di respiro internazionale.
Da alcuni anni Montella ha scelto Santa Croce del Sannio come sua residenza stabile, trovando in questo borgo sannita – riconosciuto tra i 100 più belli d’Italia – un rifugio per la scrittura e la riflessione. Una scelta che conferma il legame forte tra cultura e territorio, tra esperienze metropolitane e dimensione locale.
Santa Croce del Sannio è un luogo sospeso tra storia e memoria. Il suo centro medievale, i palazzi settecenteschi, la Chiesa Matrice in pietra locale ne fanno uno scrigno di bellezza e identità. Ma ciò che più colpisce è il senso profondo di comunità che si respira: nelle feste popolari, nelle sagre, nelle rappresentazioni di novelle antiche. È questo spirito che Scenaria continua a coltivare: legare arte e territorio, creare connessioni tra abitanti e ospiti, promuovere cultura come bene comune.
L’ingresso alla presentazione è gratuito (fino a esaurimento posti) e sarà possibile acquistare il libro, firmato dall’autore. L’evento è curato da Casa del Contemporaneo, centro di produzione teatrale tra i più attivi nel panorama italiano, e si inserisce nel più ampio progetto culturale del Comune denominato “Tracce”, che continuerà durante tutto l’anno con residenze artistiche, laboratori, nuove presentazioni editoriali e spettacoli.
A Santa Croce del Sannio la cultura è un esercizio quotidiano di bellezza, memoria e incontro. Con Montella, le “panchine” diventano palcoscenico, e la letteratura si fa teatro della vita.








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