
All’Università Giustino Fortunato due giornate di studi internazionali restituiscono dignità storiografica a un tema per troppo tempo relegato ai margini della ricerca accademica.
Per troppo tempo la stregoneria è stata considerata una materia marginale, relegata ai confini tra folklore, superstizione e curiosità popolare, esclusa dagli ambiti ritenuti degni della grande ricerca storica. Eppure dietro i processi alle streghe, le confessioni estorte, i racconti sul volo notturno e i sabba si nasconde una delle pagine più complesse della storia europea, capace di raccontare il rapporto tra potere e paura, tra controllo sociale e costruzione del diverso. È proprio da questa consapevolezza che è nato il convegno internazionale di studi “Sopra l’acqua e sopra il vento: il volo notturno delle streghe tra immaginario, processo e territorio”, promosso dal Laboratorio etnostorico “Giuseppe Bonomo” dell’Università Giustino Fortunato di Benevento, in collaborazione con la Fondazione Terre Magiche Sannite ETS. Due intense giornate di studio che hanno riunito nel capoluogo sannita alcuni tra i più autorevoli studiosi europei di storia della stregoneria, antropologia, storia delle religioni e cultura medievale, trasformando Benevento nel centro di un dibattito scientifico destinato a lasciare il segno nel panorama accademico italiano.
La scelta di Benevento non è casuale. La città custodisce infatti uno dei più potenti simboli dell’immaginario stregonesco europeo: il leggendario noce delle streghe, luogo evocato per secoli da cronache, racconti popolari, trattati demonologici e processi inquisitoriali. Proprio quel volo che, secondo la tradizione, conduceva le streghe “sopra l’acqua e sopra il vento” fino al celebre noce è stato il filo conduttore di una riflessione che ha attraversato mille anni di storia, interrogandosi sulle origini, sulle trasformazioni e sui significati culturali di uno dei miti più persistenti dell’Occidente.
Nel corso del convegno è emersa con forza la necessità di restituire dignità storiografica a un tema che per troppo tempo è stato considerato secondario. Non a caso il professor Paolo Portone, coordinatore del Laboratorio “Giuseppe Bonomo”, ha richiamato il celebre episodio ricordato da Leonardo Sciascia ne “La strega e il capitano”, quando il canonico Frisi, nel pubblicare la “Storia di Milano” di Pietro Verri, liquidò con poche parole la vicenda di Caterina Medici, accusata di stregoneria e arsa viva nel 1617, annotando semplicemente che la questione “non interessava la storia”. Una rimozione culturale che oggi gli studiosi intendono finalmente superare, riconoscendo come la persecuzione delle streghe rappresenti una chiave fondamentale per comprendere i meccanismi di esclusione sociale, la costruzione del nemico interno e le dinamiche del controllo culturale nelle società europee.
Particolarmente significative sono state le relazioni delle due keynote speaker, Rita Voltmer dell’Università di Trier e Marina Montesano dell’Università di Messina. Voltmer ha ricostruito il ruolo centrale assunto dalla figura della strega volante nell’Europa germanica tra il Quattrocento e il Settecento, mostrando come immagini, trattati, processi e opere d’arte abbiano contribuito a trasformare il volo nel simbolo stesso del sabba. Montesano ha invece affrontato una delle questioni più affascinanti e controverse della ricerca contemporanea: l’origine del volo magico prima ancora della nascita della caccia alle streghe. Attraverso un articolato confronto tra fonti classiche, nordiche, bibliche, medievali e folkloriche, la studiosa ha evidenziato come il volo non derivi da un’unica tradizione o da un presunto retaggio pagano sopravvissuto nei secoli, ma sia piuttosto il risultato di una complessa stratificazione culturale che nel corso del Medioevo è stata progressivamente reinterpretata fino a diventare una delle prove principali dell’azione demoniaca.
Accanto alle grandi prospettive teoriche, il convegno ha dato spazio a numerose ricerche archivistiche che hanno riportato alla luce vicende dimenticate e testimonianze sorprendenti. Dalle indagini sui processi pugliesi del XVI e XVII secolo alle ricostruzioni delle dinamiche inquisitoriali nel Regno di Napoli, fino alle confessioni in cui compare la formula “Sopra acqua e sopra vento portame alle noce de Benevento”, gli studiosi hanno mostrato come il mito del volo stregonico abbia assunto forme diverse a seconda dei territori, pur mantenendo una straordinaria coerenza simbolica.
Uno degli aspetti più innovativi dell’iniziativa è stato il suo carattere fortemente interdisciplinare. Storici, antropologi, criminologi, studiosi delle religioni e ricercatori provenienti da diversi ambiti disciplinari hanno dialogato tra loro per comprendere il fenomeno da prospettive differenti. Si è parlato di sciamanesimo, di tradizioni nordiche, di folklore giapponese, di neuroscienze e persino della figura di Leonarda Cianciulli, la celebre “Saponificatrice di Correggio”, analizzata come esempio moderno di riattualizzazione dell’immaginario stregonesco. Dalle leggende della Scandinavia ai racconti dell’Islam, dalle visioni dei santi medievali alle credenze popolari dell’Europa orientale, il tema del volo è emerso come una delle grandi metafore universali dell’esperienza umana, capace di collegare il sacro, il sogno, la paura e il desiderio di trascendenza.
Il convegno ha rappresentato anche il primo importante passo del Laboratorio “Giuseppe Bonomo”, nato all’interno del Centro di Ricerca sul Patrimonio Culturale dell’Università Giustino Fortunato e dedicato a uno dei pionieri degli studi italiani sulla stregoneria. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una rete stabile di ricerca, promuovere nuove indagini archivistiche e realizzare, per la prima volta in Italia, un grande censimento nazionale dei processi per stregoneria. Un progetto ambizioso che punta a fare di Benevento un punto di riferimento internazionale per gli studi sulla magia, la demonologia e la storia delle persecuzioni.
Le due giornate sannite hanno così dimostrato che il volo delle streghe non appartiene soltanto all’universo della leggenda. Dietro quel viaggio immaginario “sopra l’acqua e sopra il vento” si nascondono secoli di storia, conflitti culturali, paure collettive e meccanismi di esclusione che ancora oggi parlano al presente. Perché studiare le streghe significa, in fondo, studiare il modo in cui una società costruisce i propri capri espiatori e decide chi può essere considerato diverso. Ed è proprio questa la ragione per cui la stregoneria, oggi più che mai, interessa la Storia.








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